Poche idee, molti insulti. Una riflessione sui discorsi di odio

Ascolto(di Davide Greco su www.nocristianofobia.org) Per vedere una cosa bisogna capirla. Così Borges in un racconto del suo Libro di Sabbia del 1975.
La frase apparentemente può sembrare un errore. Chiunque direbbe il contrario: per capire una cosa, prima devo vederla, altrimenti come si fa a sapere di cosa si tratta?
Invece Borges giocava sulla nostra logica, sul nostro modo di conoscere, portato a non osservare ciò che non capisce. Per riconoscere una cosa, e dunque per vederla, è necessario prima comprenderla. Altrimenti potrà passarci sotto gli occhi per una vita, senza avere mai la possibilità di notarla.

Così è per la Cristianofobia. Bisogna prima capirla, altrimenti sfugge. Soprattutto in Occidente, dove quando si parla di “cristianità” sembra di farlo all’interno di un altro dibattito, del tutto differente, basato su molteplici temi diversi (laicità, bioetica, gender, ecc.). Tanto che spesso vien da chiedersi: ma è possibile che i cattolici non sappiano mai farsi i fatti propri? Possibile che tirino fuori così tanti “valori non negoziabili”? Eppure, basta allungare per un secondo lo sguardo e si noterà che tutti questi temi finiscono per opporsi continuamente al cristianesimo, ai suoi valori, ai suoi simboli, alla sua struttura, in un eterno batti e ribatti sempre sugli stessi punti. E non potrebbe essere altrimenti. Si tratta di questioni solo in apparenza diverse, ma che vogliono tutte debellare la dimensione religiosa dalla vita pubblica, dalle questioni mediche e dal diritto, dall’uomo stesso.

Va da sé che senza il fastidioso punzecchiare della Chiesa sarebbe molto più semplice scardinare il nucleo più profondo della società: la famiglia. Con la vittoria del relativismo e della sua dittatura, l’uomo sarebbe sempre più debole e più manipolabile. E si può solo fantasticare su quello che può succedere ad un popolo disunito, privo di valori condivisi, privo di legami forti.

Molti, solo per il fatto che per il momento non c’è una persecuzione violenta o non ci sono ancora dei morti, stentano persino ad immaginare che ci sia una Cristianofobia in Occidente. Eppure si è già formato il contesto da tanti anni.

Già il 1 gennaio 2011, Benedetto XVI sottolineava questo doppio aspetto. “Risulta doloroso,” scriveva“constatare che in alcune regioni del mondo non è possibile professare ed esprimere liberamente la propria religione, se non a rischio della vita e della libertà personale”.Poi, con riferimento a situazioni più vicine alle nostre: “In altre regioni vi sono forme più silenziose e sofisticate di pregiudizio e di opposizione verso i credenti e i simboli religiosi”.

Noi di Cristianofobia.org siamo partiti da queste forme silenziose e sofisticate. Una volta inquadrate, però, non sono più sembrate né tanto silenti, né tanto separate. Anzi.
Abbiamo inaugurato pubblicamente questo sito l’8 dicembre 2012. Eppure in pochissimo tempo, ed è questa la cosa più drammatica, siamo riusciti a raccogliere oltre un centinaio di riferimenti alla cristianofobia. In Italia, in Europa, nel Mondo. Ed è bastato solo cercare ciò che già c’è, sotto gli occhi di tutti, senza inventare nulla di nuovo o produrre chissà quali materiali.

Tuttavia c’è qualcosa che non ha niente a che vedere con la sofisticazione. Qualcosa che si esprime in maniera evidente. Si tratta dei discorsi di incitamento all’odio (hate speech). Dopo la pubblicazione del discorso in occasione della 46° Giornata Mondiale della Pace, Benedetto XVI è stato letteralmente bersagliato da critiche e aspri commenti. In parte motivati da un’errata comprensione del suo messaggio, in parte con la piena consapevolezza di ciò che si stava dicendo.
I blog si sono scatenati. Commentini e commentacci più o meno disturbanti si sono alternati a toni di divertito disprezzo. Ne abbiamo pubblicati e tradotti alcuni provenienti dal sito “Towleroad”, in questo articolo. Ma è possibile trovare post simili un po’ ovunque anche in Italia. Su questo sito, peraltro sempre ben informato, la comunità non esita a raggiungere modalità simili a Towleroad, e senza che nessun moderatore intervenga. Triste risultato, in cui a perderci sono un po’ tutti.

L’invito sarebbe quello di moderare i toni e considerare con maggiore rispetto almeno il livello della discussione di Benedetto XVI. Giusto per non sembrare dei selvaggi con una linguaggio da crocicchio, ma persone che hanno delle motivazioni da esprimere oltre all’insulto.
C’è da chiedersi, come sempre, cosa sarebbe successo se questi vituperi fossero stati rivolti verso altre comunità religiose o verso gruppi gay.
Lo chiediamo, col tono più conciliante possibile, ma crediamo anche nella sempre più ampia cittadinanza di quello che Mark Massa definisce “The Last Acceptable Prejudice”, l’ultimo pregiudizio accettabile: quello verso il cattolicesimo.
Perché se non sono discorsi di odio quelli che si possono leggere su Towleroad, allora nessuno di noi è in grado di dire cosa siano gli hate speech.
In ogni caso, proviamoci. L’OSCE ha dato in questi anni alcune definizioni:

«Ci sono leggi che criminalizzano un discorso a causa del contenuto particolare di questo discorso. I termini della proibizione differiscono ampiamente: in alcune giurisdizioni è penalmente perseguibile il discorso che incita all’odio o che insulta determinati gruppi. Altre proibizioni comuni riguardano i discorsi che denigrano l’onore o la dignità di una persona o di una nazione. Ci possono anche essere limitazioni su specifici soggetti storici, il più noto dei quali sono le leggi che proibiscono la negazione dell’Olocausto o la glorificazione dell’ideologia Nazista. Questa categoria di regolamentazione del linguaggio è definita come discorso di odio». […]
«Per esempio, un concerto rock, che si caratterizza per canzoni che inneggiano ad un fascismo violento o all’Olocausto, dovrebbe essere considerato “hate speech” e in qualche Stato sarebbe un crimine, ma non è un crimine di odio perché non ha delle basi esplicitamente offensive. Il primo fondamentale elemento del crimine di odio è la sua assenza».
[OSCE, Hate Crime Laws. A Practical Guide, Osce Odihr, Warsaw, 2009, p. 25].

In un altro testo, l’OSCE fornisce ulteriori dettagli:

«L’articolo 19 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR) stabilisce il diritto di ognuno ad avere opinioni senza interferenze e nel pieno della libertà di espressione. Tuttavia, l’articolo 20 dello stesso ICCPR dice che “qualsiasi sostegno all’odio nazionale, razziale o religioso che costituisca incitamento alla discriminazione, all’ostilità o alla violenza deve essere vietato dalla legge”. L’articolo 4 della Convenzione Internazionale per l’Eliminazione di tutte le forme di Discriminazione Razziale (CERD) richiede anche agli Stati di vietare certe forme di discorso che sostengono la discriminazione razziale».
[OSCE, Preventing and responding to hate crimes, Osce Odihr, Warsaw, 2009, pp. 53-54].

Non sono definizioni precisissime, ma il senso è chiaro. Attenzione a non oltrepassare di troppo la misura. Perché un conto è avere un’opinione e poterla esprimere e un altro è gettare palate di fango su un’istituzione solo per il gusto di farlo.
E anche se la stessa OSCE definisce ancora controversa la materia sui discorsi di odio e comunque non ugualmente interpretata nei vari Stati (tutti stanno attenti a non cadere nel pericoloso divieto opposto), c’è sempre un punto in cui tutti si capiscono.
Qui non si sta parlando di messaggi sofisticati, sfumati che, se tolti dal loro contesto, finiscono per avere significati diversi. No, qui si tratta di insulti, maledizioni, auguri di morte, diffamazione.
Ed è su queste esagerazioni che Cristianofobia.org desidera almeno togliere l’anonimato.

Un intento operativo che vuole essere anche in accordo con quanto detto da Benedetto XVI nel discorso del 21 dicembre scorso alla Curia. Nel tradizionale incontro prima di Natale, come ha giustamente fatto notare il Corriere della Sera, il Papa parla di “lotta” per ben quattro volte: «per la famiglia», «per l’uomo», «etica», «per il giusto modo di essere persona umana».
Un appello che vogliamo cogliere senza sparacchiare giudizi sommari, ma con l’impegno costante di raccolta di informazioni (e di punti di vista).
Come diceva Georges Duby in San Bernardo e l’arte cistercense, a proposito del lavoro continuo per la bonifica della terra intorno al monastero: “La costruzione esordisce dunque con quei gesti molto umili, molto umilianti, estenuanti, dai quali viene dominata la vegetazione primitiva […] Preliminari, questi lavori lo sono nel senso che rafforzando, purificando coloro che li compiono, li avviano a concepire più forti e più pure le forme dell’edificio di pietra” [113-114].
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Molti di quelli che ci leggono e che ci seguono condividono il nostro approccio. Altri non lo condividono affatto ma è comunque importante che ci siano, per fornire quel punto di vista “totalmente altro” utile in ogni dialogo.
Con questo articolo desidero innanzitutto ringraziare chi ci ha seguito sin dall’inizio, credendo nel nostro progetto. Ma anche chi ci ha dato consigli, chi ci seguirà, chi non è d’accordo e chi ancora ci ha fornito del materiale.
Ed è a tutti voi che, personalmente e a nome della redazione, desidero fare i miei più sinceri auguri di cuore per un sereno 2013. (di Davide Greco su www.nocristianofobia.org)

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