Pillole che uccidono

pillole che uccidono(di Fabrizio Cannone) La questione dell’aborto è sempre al centro delle preoccupazioni del Pontefice e dei migliori cattolici, ma la battaglia contro la contraccezione resta molto defilata, e sembra a molti essere o invincibile, o una mera battaglia di retroguardia. Non la pensano così tre valenti studiosi italiani che hanno offerto ai lettori e ai militanti la seconda edizione aggiornata del loro importante studio sulle cause e gli effetti della contraccezione (cf. R Puccetti – G. Carbone – V. Baldini, Pillole che uccidono. Quello che nessuno ti dice sulla contraccezione, ESD, Bologna 2012, pp. 210, € 12).

I tre autori, sebbene provengano dalla formazione medico-farmaceutica, hanno saputo condensare le argomentazioni tecniche in modo da renderle accessibili al cattolico comune, spiegando chiaramente il fenomeno contraccettivo con argomenti non religiosi, ma razionali. In ogni caso, anche e soprattutto il cattolico può ascoltare questi argomenti per suffragare, su base medica, le proprie convinzioni religiose, costantemente ribadite dal Magistero della Chiesa, sulla immoralità di ogni strumento che renda infecondo, in modo innaturale, l’atto coniugale tra l’uomo e la donna. A prescindere dal rischio di gravidanza indesiderata e delle eventuali conseguenze sulla salute di chi ne fa uso, noi sappiamo, anche alla luce della ragione, che ogni pillola e ogni anti-concettivo, inducono l’uomo a credere di essere il Padrone della vita e a disporre della propria sessualità senza responsabilità.

Dunque anche “l’anticoncezionale perfetto” (ovvero infallibile nei suoi effetti e salutare per il fruitore) sarebbe contrario alla volontà di Dio e ai valori umani più alti (castità, spiritualità, rinuncia, auto-controllo, etc.). D’altra parte non può lasciare indifferenti il fatto, ormai acclarato scientificamente, che «l’assunzione della pillola (…) anche a basso dosaggio, conduca ad un incremento del rischio d’infarto e di ictus» (p. 55), e comporti «un rischio più elevato» di cancro al seno (p. 56). Per quanto riguarda la cosiddetta pillola del giorno dopo le evidenze a tutt’oggi sono che il rischio di aborto è palese, che non sempre riesce a evitare la gravidanza; infine essa potrebbe contribuire «alla diffusione delle infezioni sessualmente trasmissibili» (p. 114).

Il cuore teoretico del libro si trova al Capitolo 5 in cui il domenicano padre Carbone espone impellenti considerazioni antropologiche sul tema. Anzitutto si chiede se «la diffusione della contraccezione causa una diminuzione dell’aborto» (p. 133). In realtà le risultanze di analisi di diversa origine, hanno mostrato che a volte la diffusione della contraccezione è coincisa con un calo dell’aborto volontario, a volte con un aumento. Il problema sta nell’affidabilità delle statistiche, possibili sugli aborti legali registrati, ma in nessun modo per gli aborti illegali e neppure per quelli avvenuti a seguito all’assunzione delle varie pillole in commercio. In certi Paesi come Cuba, Danimarca, Paesi Bassi, Stati Uniti, Singapore e Corea, «il numero degli aborti e l’uso della contraccezione sono aumentati in modo simultaneo» (p. 136).

Restano poi i pesanti danni antropologici sui giovani, abituati dalla contraccezione a considerare il sesso come un gioco. E se il piacere è ciò che unicamente si ricerca nel partner, allora l’altro si trasforma in oggetto di consumo: così «ogni forma di sessualità sarà equivalente perché utile a soddisfare la libido» (p. 155). Quindi la mentalità contraccettiva, oltre a facilitare psicologicamente l’immoralità, l’aborto, il sesso a pagamento, il tradimento coniugale, porterà taluni fino all’omosessualità e alle perversioni, in nome dell’esperienza e della «libertà da legami e vincoli». Insomma queste pillole e gli altri marchingegni diabolici di tal fatta uccidono sicuramente qualcuno: a volte il nascituro, sempre l’anima di chi le usa e lo stesso Creatore, di cui il battezzato è tempio. (Fabrizio Cannone)

Donazione Corrispondenza romana