Pesanti ombre sul “caso” del vescovo di Limburg

vescovo di Limburg, Mons. Franz-Peter Tebartz-van Elst(di Mauro Faverzani) Secondo l’agenzia d’informazione cattolica “Kath.net”, ancora una volta il vero motore della rivoluzione sarebbe Marx. Non il filosofo però, bensì il cardinale di Monaco, Reinhard Marx. Non tanto per una questione di omonimia quanto per l’atteggiamento da lui assunto in merito alla vicenda del vescovo di Limburg, Mons. Franz-Peter Tebartz-van Elst, “rimosso” perché accusato di aver dilapidato i beni diocesani per la costruzione della sede vescovile.

Spunta un’intervista rilasciata alla Radio del Duomo di Colonia dal cardinale di Colonia, Joachim Meisner, che rafforza la tesi del complotto ai danni del vescovo di Limburg. Il card. Meisner si è detto «inorridito» nel constatare come, tanto da parte del card. Marx quanto da parte del card. Lehmann, sia chiaramente e pubblicamente mancato un senso di «fraternità episcopale» nei confronti di mons. Tebartz-van Elst.

Ed ha messo in guardia i vescovi tedeschi circa le condanne affrettate: «In quanto Arcivescovo di Colonia, sono Metropolita anche di Limburg – ha dichiarato – e leggo tutte le omelie, i saggi e gli schemi pastorali, che ricevo dal Vescovo di Limburg. Ebbene, posso soltanto e sempre esprimerne la maggior lode possibile, per la sua profondità teologica ed il suo orientamento fermamente cattolico». L’arcivescovo di Colonia ha proseguito, affermando come fosse necessario semmai aiutare, dove si potesse, il vescovo di Limburg, anziché esporlo ad una «incomprensibile» gogna mediatica, specie tenendo conto di come molti giovani sacerdoti siano totalmente dalla sua parte.

La stampa ha parlato delle 4.500 firme di cattolici di Francoforte raccolte contro di lui, ma nessuno ha fatto riferimento alle 5.000 a favore presentate il giorno prima: «Tutto ciò che si dice di lui e la questione della casa, per me sono tutte scuse – ha proseguito il card. Meisner ‒ Dietro c’è qualcos’altro». Parole pesantissime, che rafforzano i dubbi già espressi in merito dal quotidiano “Die Welt”, nonché dal clero e dai fedeli, che han parlato espressamente di «caccia all’uomo». Tenendo conto anche delle dichiarazioni dell’arch. Michael Frielinghaus, peraltro Presidente dell’Ordine degli Architetti tedesco, nonché progettista della controversa sede episcopale di Limburg, il quale alla Zdf ha respinto con forza le accuse di spreco di denaro e di design lussuoso. Tutto inventato, dunque?

Secondo il card. Meisner, il vescovo di Limburg sarebbe molto apprezzato dal Santo Padre e dal Prefetto della Congregazione dei Vescovi: «Il Prefetto mi ha detto che in questione v’erano aspetti del tutto ininfluenti circa l’integrità morale di mons. Tebartz-van Elst. Per questo gli è stato inviato il card. Lajolo, per aiutarlo fraternamente ad uscire da questa intricata situazione».

Lo stesso card. Lajolo non fece mistero di aver tratto un bilancio positivo, dopo la visita nella sua diocesi. Il card. Meisner ha concluso l’intervista, auspicando che il clima possa rasserenarsi. Al contrario, le acque si sono increspate. Secondo l’agenzia “Kath.net”, l’Assemblea diocesana di Limburg, sorta di “parlamentarino” costituito da «una rappresentanza dei cattolici» della diocesi – tra cui anche il Vicario generale, Wolfgang Rösch ‒, ha giudicato la situazione talmente compromessa da «non parer possibile un nuovo inizio con Mons. Tebartz-van Elst».

A fronte di una pressione così violenta v’è da dubitare che l’ammissione di colpa pronunciata da mons. Tebartz-van Elst e la sua disponibilità a sanare il tutto pagando una sanzione, sia avvenuta in un clima sereno, specie a fronte della promessa, in caso di confessione, di ridurre la pena del procedimento avviato nei suoi confronti dalla Corte Distrettuale di Amburgo, che lo accusa anche di falsa testimonianza. Che tutto si possa risolvere per via amministrativa, senza l’esposizione mediatica di un vescovo alla sbarra, pare abbia rasserenato la Conferenza episcopale tedesca, ma sulla soluzione trovata pende l’ombra di un sinistro ricatto: riflettori spenti ed oblio mediatico, purché se ne stia zitto ed obbedisca.

Il che giunge proprio nel momento, in cui il card. Reinhard Marx, dopo le critiche rivoltegli dal Card. Meisner, si trova ancora una volta nell’occhio del ciclone per le sue dichiarazioni circa la riammissione dei divorziati risposati in seno alla Chiesa cattolica: il card. Marx non ritiene che sia il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’arcivescovo Gerhard Müller, a poter «chiudere la discussione» in merito con l’articolo recentemente pubblicato dall’“Osservatore Romano”, in cui negava che la Chiesa cattolica potesse, come quella ortodossa, benedire una seconda unione previo cammino penitenziale per i coniugi abbandonati.

Il card. Marx vuole una discussione a 360° e di cui ritiene non si possa dare assolutamente nulla di scontato, né prevedere gli esiti, quindi neppure clamorose novità: lo ha dichiarato a chiare lettere in sede di Conferenza Episcopale di Frisinga, mostrando grandi aspettative verso il Sinodo speciale in programma a Roma nell’ottobre prossimo e poi ancora al Sinodo sulla Famiglia dell’anno successivo. Forse sopravvalutando lo stesso questionario realizzato tra i fedeli, per sapere cosa realmente pensi la maggioranza di loro. Che ad affidarsi ai sondaggi sia un membro del Consiglio di otto Cardinali, chiamati da Papa Francesco ad aiutarlo nel governo della Chiesa universale e nella riforma della Curia, lascia indubbiamente pensare. (Mauro Faverzani)

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