Padre Pro e i “Cristeros”

Il Padre Pro. Il Santo dei Cristeros(di Cristina Siccardi) «Ma che è mai la mia vita? E il perderla per i miei fratelli non equivale forse a salvarla?», così si legge in una lettera di Padre Michele Agostino Pro S.J., giustiziato in Messico il 23 novembre 1927, di cui la casa editrice Amicizia Cristiana ripropone una bellissima biografia scritta da Padre Antonio Dragon S.J., nel 1932, (Il Padre Pro. Il Santo dei Cristeros, Chieti 2012, pp. 186, € 14,00). La storia della Chiesa in Messico rappresenta un eccezionale esempio di coraggio e di resistenza, sottomessa ad una violenta ostilità da parte dei liberali-massoni che esercitarono dal 1911 al 1940, un terribile potere dispotico che ebbe il suo apice sotto il governo di Plutarco Elias Calles, con la promulgazione della Costituzione di Querétaro (6 gennaio 1926), che conteneva disposizioni atte all’annullamento della presenza della Chiesa nella società.

Una nuova legge del 14 giugno dello stesso anno (legge Calles) proibiva ogni manifestazione religiosa ed ogni abito ecclesiastico. I vescovi, allora, decisero lo sciopero del culto pubblico, azione approvata dal Sommo Pontefice, il quale scrisse l’enciclica (18 novembre) Iniquis afflictisque, dove si ripercorre la storia della persecuzione e addita al mondo l’esempio di fedeltà dei sacerdoti e dei fedeli messicani. Nel settembre del 1932 il Papa stilò la seconda enciclica, Acerba animi magnitudo, con la quale si invitano ancora i cattolici alla resistenza. Nel 1937 arrivò la terza enciclica, Firmissimam constantiam, dove il Pontefice riconosce, in particolari circostanze, la legittimità di una resistenza armata contro un potere dispotico e oppressivo.

Il tentativo dei liberali-massoni, che andarono al potere nel 1917, fu quello di cancellare il Cattolicesimo, con le leggi, e, poi, vedendone l’inefficacia, con i plotoni di esecuzione. Nessuno dei martiri in Messico ebbe un processo legale. La condanna fu la semplice appartenenza alla sequela di Gesù Cristo, proclamata senza ambiguità o compromessi, con il grido: «Viva Cristo Re! Viva la Vergine di Guadalupe». Padre Pro nacque proprio a Guadalupe il 13 gennaio 1891. Fu ordinato sacerdote  il 31 agosto 1925 nella Compagnia di Gesù e i suoi problemi ebbero subito inizio con un governo che multava di 500 pesos i presbiteri che indossavano la talare fuori dalle chiese.

Padre Michele Agostino svolgeva con grande zelo il suo ministero; ma le sue giornate erano anche imbevute di carità: oltre a sfamare 39 famiglie che erano sotto la sua tutela, soccorreva altri poveri e gli aiuti gli giungevano dalla Provvidenza, come lascia testimonianza nelle sue splendide lettere: «Che Gesù sia benedetto! Non ho il tempo di respirare, sono affogato fino al collo nel lavoro dovendo dar da mangiare a chi ha fame, e sono tanti! (…). Generalmente la mia borsa è vuota e piatta come la parte spirituale dell’anima di Calles; ma non val la spesa di preoccuparsene, perché il Procuratore del Cielo è sempre così munifico!» (p. 98).

E ancora: «Nonostante la stretta vigilanza della polizia segreta, che adopera più di diecimila agenti nella città, battezzo, benedico matrimoni, porto il Viatico ai moribondi. Oh! Se potessi moltiplicarmi cento volte!» (pp. 108-109). Battesimi, matrimoni, sante Messe, prime comunioni, confessioni, estreme unzioni. Non si sottraeva mai e fino all’ultimo s’ingegnò a salvare anime e a ben «vidimare il passaporto», come egli diceva, per l’altra vita. Tutto questo non poteva essere più tollerato.

L’esecuzione di Padre Michele Agostino fu eseguita, per decisione dello stesso Calles, davanti ai giornalisti e documentata fotograficamente per dare l’ “esempio” agli altri Cristeros. Prima di morire il martire, beatificato il 25 settembre 1988, perdonò i suoi assassini e li benedisse; poi prese il rosario, recitò una breve preghiera, aprì le braccia come il Salvatore in Croce e gridò: «¡Viva Cristo Rey!». (Cristina Siccardi)

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