Omosessualità: nessuna prova che sia di origine genetica

Omosessualità: nessuna prova che sia di origine genetica(su Libertà e persona) Dopo che era stata perfino dichiarata favorita dalla selezione darwinianaGiuseppe Novelli uno dei più importanti genetisti italiani, manifesta forti dubbi sull’origine genetica dell’omosessualità. 

I gay aiutano la selezione darwiniana“, con questo titolo apparso il 19 giugno 2008 su Gay.tv , si annunciava il risultato di uno studio dell’Università di Padova, guidato da Andrea Camperio Ciani psicologo del comportamento, che individuava nella correlazione tra omosessualità maschile e maggiore fecondità femminile il motivo per cui in modo contro intuitivo la natura avrebbe premiato una caratteristica che rendendo quasi impossibile la riproduzione avrebbe dovuto essere eliminata dalla selezione naturale.

Ma la teoria era solo supportata da un modello matematico, qualcosa di un po’ deboluccio che oggettivamente non giustificava il titolo di Gay.tv che proponeva invece una certezza acquisita.

Ecco dunque che a distanza di 4 anni Andrea Camperio Ciani ci riprova, lasciando da parte i matematici e associandosi ad una ONLUS, la Aps GEA Onlus, che nella persona di Elena Pellizzariha collaborato alla ricerca di nuove prove a sostegno della giustificazione darwiniana dell’omosessualità maschile.

La nuova ricerca è stata pubblicata ancora una volta dalla prestigiosa PLOS one il 5 dicembre 2012 con il titolo Fecundity of Paternal and Maternal Non-Parental Female Relatives of Homosexual and Heterosexual Men.

Prontamente il sito Pikaia, il portale dell’evoluzione, ha riportato la notizia dell’ennesima conferma dei meccanismi darwiniani pubblicando il 14 dicembre 2012 l’articolo Omosessualità maschile: zie e nonne materne più feconde salvano l’estinzione, che nel dichiarare salva la teoria darwiniana anche davanti al paradosso dell’omosessualità, non salvava la sintassi proponendo un titolo dal quale emerge il fatto che le zie e le nonne “salvano l’estinzione“, cioè la favoriscono!

Come riferito su Pikaia alcune vecchie ipotesi sulla giustificazione darwiniana dell’omosessualità sono decadute:

Andrea Camperio Ciani, docente del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova, in collaborazione con Elena Pellizzari, Aps GEA Onlus, ha evidenziato come non vi siano dati che giustifichino la presenza di una selezione di parentela (ovvero che gli omosessuali aiutino i parenti stretti a produrre piu’ figli).  

Inoltre hanno rilevato che  i noti effetti materni (ovvero che ad ogni figlio maschio in più che la donna concepisce, aumenterebbe via via la probabilita’  che il figlio sviluppi omosessualita’  a causa di una progressiva immunizzazione ai fattori del cromosoma Y)  da soli, non possono spiegare la bassa frequenza ma universale presenza degli omosessuali e la stabilità della loro distribuzione nelle popolazioni.

 

Ecco allora che si è rivolta l’attenzione verso un’altra possibilità, quella appunto che il carattere dell’omosessualità maschile sia collegato ad una maggiore fecondità delle femmine:

La ricerca ha mostrato come le nonne e le zie materne, esattamente come le madri, degli omosessuali siano significativamente più feconde rispetto alle nonne e zie materne degli eterosessuali. Inoltre la fecondità totale delle femmine si è dimostrata essere in maniera evidente più alta negli omosessuali che negli eterosessuali.

 Però, sfortunatamente per Gay.tv e per Pikaia, proprio l’editor dello studio pubblicato su PLOS one, il profGiuseppe Novelli, che insegna genetica medica presso la Facoltà di medicina e chirurgia dell’Università di Roma “Tor Vergata”, ed è Adjunct Professor presso la University of Arkansas for Medical Sciences, Little Rock, (USA) e che fa inoltre parte del consiglio direttivo dell’ANVUR e dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA), ha pubblicato il 7 gennaio scorso su Le Scienze l’articolo L’orientamento sessuale tra genetica ed epigenetica, nel quale vengono passate in rassegna le varie ipotesi su una possibile causa genetica o epigenetica dell’omosessualità mostrando come nessuna di esse sia scientificamente provata.

La conclusione del prof. Novelli è la seguente:

Come si può vedere, i modelli proposti sono ancora lontani dall’essere conclusivi e lasciano ancora aperto il paradosso darwiniano associato all’omosessualità maschile che certamente l’epigenetica non aiuta ancora a risolvere. 

 

Aspettiamo dunque di leggere le dovute rettifiche su Gay.tv  e Pikaia. Ma non ci facciamo troppe illusioni.

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