Omaggio a un grande musicista: Lorenzo Perosi

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(di Cristian Siccardi) «Quel poco che io sono capace di fare mi viene tutto dalla ispirazione che mi dà la religione. La mia fede è la mia vita. Quando contemplo la bellezza e la grandezza, me ne esalto ed ho bisogno di esprimere questa esaltazione col linguaggio che mi è naturale, cioè con le note musicali», questo scriveva Don Lorenzo Perosi (in L’epistolario “vaticano” di Lorenzo Perosi (1867-1956), a cura di S.M. Pagano, Marietti 1820, ed. Genova 1996), del quale quest’anno si ricorda il 60° anniversario della morte. Per omaggiare il «genio della Musica Sacra», come riporta la lapide del sepolcro che conserva le sue spoglie nel Duomo di Tortona (AL), accanto a quelle del fratello, il Cardinale Carlo Perosi, la sua terra diventa per alcuni giorni (4-8 ottobre) città della Musica: palazzi, teatri, vie, piazze, giardini ospiteranno la prima edizione di una manifestazione internazionale. L’iniziativa è promossa dalla Diocesi e dal Comune di Tortona, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, dalla Pro Iulia Dertona e Orionini, ed è sostenuta dal Consiglio regionale del Piemonte, con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

La “Settima della musica” è stata inaugurata venerdì 23 settembre con un concerto nella cattedrale di Santa Maria Assunta e San Lorenzo, gremita di persone, molte delle quali non sono riuscite ad entrare, perciò sono rimaste in piazza davanti al maxischermo allestito per l’occasione. L’Orchestra del Teatro Regio di Torino, diretta dal Maestro Donato Renzetti, ha presentato, con il patrocinio della Radio Vaticana e del Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma, il Concerto per pianoforte e orchestra in la minore (1916) e la Suite n. 2 “Venezia” (1911), che, seppure composizioni profane, sono comunque capolavori mossi da un afflato mistico e dotati di ardite risoluzioni armoniche, con componenti di grande espressività virtuosistica e di «interessanti spunti di religiosità intime e segrete», come ha affermato il pianista della serata Umberto Battegazzore. Figura unica nel contesto musicale italiano fra il XIX e XX secolo, Monsignor Lorenzo Perosi fu celebrato in vita a livello internazionale. I numeri  parlano da sé: compose fra le 3000-4000 opere (non ancora sufficientemente studiate e catalogate), dati avvalorati dalla biografie di Merlatti e Ciampa.

Fu il padre organista del Duomo di Tortona ad avviare il figlio alla musica. Con le sue doti Lorenzo bruciò le tappe: a 18 anni era già organista e maestro di canto dell’Abbazia benedettina di Montecassino. Oltre agli studi, furono i viaggi e gli incontri a guidare le sue scelte in un momento in cui si stava avviando una revisione della Musica Sacra, con l’auspicato ritorno alla purezza del Gregoriano e della polifonia cinquecentesca di ispirazione palestriniana. Nel 1893 si recò a Ratisbona, uno dei centri più autorevoli del Cecilianesimo. L’anno seguente visitò l’Abazzia di Solesmes dove incontrò Dom Macquereau, che avrebbe poi fatto parte della Commissione incaricata da san Pio X di provvedere alla Editio Vaticana. Chi credette nello straordinario talento di Perosi fu proprio il Patriarca di Venezia Giuseppe Sarto, che voleva arricchire di bellezza e solennità le funzioni liturgiche secondo le linee indicate dall’abbazia benedettina di Solesmes. Una sintonia speciale e d’anima legherà San Pio X all’estroso genio musicale: lo incoraggerà nella vocazione sacerdotale; lo nominerà direttore della Cappella musicale marciana; lo invierà a Roma, spingendo la sua nomina per la direzione della Cappella Sistina, dove don Perosi ritroverà Sarto nelle vesti pontificali.

Il giovane Perosi  realizzò una serie di viaggi che lo condussero nei monasteri benedettini francesi, belgi e tedeschi per apprendere le migliori istruzioni sul Gregoriano. L’essersi completamente dedicato  alla Musica Sacra al servizio della Chiesa ha fatto sì, con la nuova pastorale degli ultimi cinquant’anni, che venisse relegato nelle fonoteche e nelle stanze di pochi e raffinati melomani.  Ordinato sacerdote nel 1895, venne chiamato a Roma da Papa Leone XIII come Direttore perpetuo della Cappella Sistina. Nel 1903 san Pio X, valendosi dell’assistenza del musicista tortonese, firmò il Motu proprio Inter sollicitudines sulla Riforma della Musica Sacra. Personalità squisitamente e profondamente religiosa, Perosi fu particolarmente attento alle esperienze di compositori come Palestrina, Bach, Franck, Massenet, Bruckner. Nei suoi mirabili oratori si fondono tracce veristiche, richiami alla grande polifonia italiana, costruzioni barocche e intense ispirazioni gregoriane. Le sue composizioni liturgiche, Messe e mottetti, rimarranno incise a fuoco nella Storia musicale della Chiesa.

A Roma diresse la Messa funebre ufficiale in memoria di Giacomo Puccini, scomparso nel novembre 1924. Su proposta di Pietro Mascagni venne nominato Accademico d’Italia. Diresse per la Radio Italiana e per la Radio Vaticana e vide le sue composizioni eseguite nei maggiori teatri del mondo. Perosi scrisse sempre la maggior Gloria di Dio e per innalzare le anime al Cielo con le caratteristiche del vero artista, teso, con le proprie e peculiari doti, alla bellezza e alla perfezione. La sua vulcanica attività creativa venne apprezzata da san Pio X e dal suo Segretario di Stato, il Cardinale Rafael Merry del Val che scrisse: «Mi ricordo quanto intensamente Egli (San Pio X) gioisse, ascoltando il grande oratorio di Perosi L’Ultimo Giudizio (…).

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Ricordo come Egli osservasse che alcuni riformatori fanatici volevano bandire dalle nostre chiese tutta la Musica che non fosse semplicemente gregoriana; ma sosteneva che questo era un capriccio esagerato: “Sarebbe lo stesso diceva come se io rigettassi i quadri più belli e classici della Madonna con il pretesto che l’unico modello accettabile fosse la più antica e primitiva riproduzione della Vergine Madre, come vediamo nelle Catacombe di Santa Priscilla. Saremmo così condotti a proibire i capolavori dell’arte ecclesiastica e le pitture veramente ispirate. Noi non vogliamo quadri profani della Madonna, né le produzioni, tutt’altro che devote, di molti artisti moderni; ma sarebbe irragionevole affermare che soltanto le primitive pitture soddisfano alle condizioni richieste dalla Religione e da una sana bellezza artistica. Lo stesso si dica della Musica Sacra» (cfr. Card. R. Merry del Val, Memories of Pope Pius X, The Newman Press, Maryland, 1951, pag. 50-53). (Cristina Siccardi)

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