Obiezione di coscienza, un formidabile strumento di lotta

san Camillo(di Alfredo De Matteo) Grazie a Dio, non c’è solo la minaccia islamica ad avanzare ma anche il provvidenziale fenomeno dell’obiezione di coscienza, al punto che le femministe nostrane cominciano ad evidenziare i sintomi della sindrome da accerchiamento: è stato sufficiente, infatti, il solo ventilare l’ipotesi della nomina di un primario proveniente da una struttura cattolica al reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale San Camillo di Roma per suscitare, alla stregua di un riflesso pavloviano, la reazione scomposta delle femministe, le quali hanno chiamato a raccolta le loro scarse e sgangherate truppe per inscenare sui social network una protesta ridicola ma quanto mai indicativa.

È evidente come le percentuali bulgare relative al ricorso all’obiezione di coscienza da parte del personale medico, in tutta Italia e soprattutto a Roma e nel Lazio, stiano mandando in fibrillazione tutto quel mondo che considera la criminale legge 194 un fortino inespugnabile, l’emblema dello pseudo diritto all’autodeterminazione conquistato sulla pelle degli innocenti.

Ad oggi nella regione Lazio, denuncia il coordinamento regionale per la legge 194, gli ospedali di Genzano e Gaeta non eseguono più aborti per mancanza di personale non obiettore, mentre altrove gli interventi sono drasticamente ridotti, come a Viterbo ed in particolare a Roma, dove oltre al precedente dell’ospedale Umberto I si registra il caso dell’ospedale Sant’Eugenio con il servizio attivo solo una volta alla settimana. Significative le dichiarazioni di Lisa Canitano, ginecologa e presidente dell’associazione Vita di donna, la quale parla di una vera e propria umiliazione e di una situazione generale in cui «a Roma, come nel resto del Paese, la 194 è una conquista tutt’altro che scontata».

L’aborto di Stato è un crimine tale che mai potrà essere completamente assorbito dal tessuto sociale, poiché è contrario alla ragione e suscita istintiva repulsa. Decenni di legge 194 hanno affievolito la consapevolezza generale circa l’intrinseca malvagità dell’aborto ma non l’hanno cancellata: essa ciclicamente riaffiora, sotto diverse forme. Il nostro obiettivo dev’essere quello di raccogliere e canalizzare in un unico grande movimento di popolo le sacrosante istanze dei difensori della vita innocente.

La Marcia Nazionale per la Vita ha l’ambizione di porsi come punto di riferimento principale per tutti coloro che non intendono arrendersi alla cultura dominante ed alla legislazione vigente. Il nemico è tutt’altro che invincibile ed è percepibile nell’aria “l’odore della paura”, come dimostra il caso delle rabbiose e scomposte proteste delle femministe, le quali ormai vedono medici obiettori dappertutto, anche laddove (ancora) non ci sono …

Il gesto terribile e simbolico dei 21 cristiani copti sgozzati sulle riva del mare dai miliziani dell’Isis come avvertimento all’occidente ed in particolare all’Italia, sembra anche il segno di una civiltà che sta annegando nel sangue dei suoi figli innocenti, barbaramente trucidati dai fanatici del relativismo morale e dai fautori del compromesso. È il momento di attaccare, dunque, mantenendo alta la bandiera dei principi. Tutti a Roma il 10 maggio prossimo per la quinta edizione della Marcia Nazionale per la Vita. (Alfredo De Matteo)

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