Obama-Dolan, la battaglia continua

CR(di George Weigel su La Bussola del 12-03-2012) Con l’articolo The Battle Continues, Beyond Rush (dalla traduzione che segue sono stati omessi alcuni brevi passaggi di difficile comprensione per il lettore italiano), pubblicato sul prestigioso quindicinale National Review - la “casa comune” giornalistica del mondo conservatore statunitense –, George Weigel spiega in maniera esaustiva la natura propria della controversia che da settimane sta infiammando gli Stati Uniti, opponendo le Chiese e le istituzioni religiose – la Chiesa Cattolica in primis – alla Casa Bianca.

Weigel è Distinguished Senior Fellow all’Ethics and Public Policy Center di Washington, dove è titolare della cattedra di Studi cattolici intitolata al 63° ministro del Tesoro statunitense William E. Simon (1927-2000). Saggista, opinionista e conferenziere cattolico di riconosciuto talento, è autore di numerosi libri, alcuni dei quali – su temi di apologetica – tradotti pure in italiano, come il giustamente famoso La Cattedrale e il Cubo. Europa, America e politica senza Dio (trad. it., a cura di Flavio Felice, Rubbettino, Soveria Mannelli [Catanzaro] 2006).

Biografo di due pontefici, ha in questa veste pubblicato Testimone della speranza. La vita di Giovanni Paolo II (trad. it., Mondadori, Milano 2005) e Benedetto XVI. La scelta di Dio (trad. it., a cura di F. Felice, Rubbettino 2006).

Non senza successo, la Casa Bianca si è sforzata di ridefinire il dibattito che imperversa sui media e nel Congresso federale a proposito dell’”obbligo alla contraccezione” imposto dallo United States Department of Health and Human Services, cioè il ministero della Salute, facendolo passare per uno jihad di destra scatenato contro la “salute delle donne”. Ma, nonostante ciò, la vera battaglia contro quella imposizione e in difesa della libertà religiosa continua.

Una lettera indirizzata il 2 marzo ai suoi confratelli vescovi dal cardinale Timothy M. Dolan, presidente della Conferenza episcopale cattolica degli Stati Uniti, ha utilmente e sinteticamente inquadrato lo stato attuale della questione, che ad altro non ammonta se non al boicottaggio continuo e costante da parte dell’Amministrazione guidata da Barack Obama.
I passaggi chiave della lettera di mons. Dolano sono questi:

«Quando, il 20 gennaio, il presidente ha annunciato che le imposizioni soffocanti dello United    States Department of Health and Human Services sarebbero rimaste in vigore, non solo noi vescovi e fedeli cattolici, ma tutte le persone di fede, e pure coloro che la fede non l’hanno, si sono unite nella protesta. La preoccupazione che abbiamo espresso – circa il fatto che un tale controllo da parte del governo è contrario ai nostri più radicati valori politici – è stata quindi eloquentemente articolata dagli studiosi di diritto costituzionale e da leader di ogni credo.

«Poi il 10 febbraio il presidente ha annunciato che sarebbero state le compagnie assicuratrici a doverne pagare il costo invece che le scuole, gli ospedali le cliniche e l’enorme rete di strutture caritative istituite dalle Chiese. Il presidente ha considerato questa “concessione” adeguata. Forse che questa sua mossa abbia contribuito a risolvere la questione? Noi ce lo siamo chiesti, e ricorderete come dapprima la Conferenza episcopale cattolica degli Stati Uniti avesse annunciato – pur riservandosi il diritto di esprimere un giudizio definitivo finale – che avrebbe considerato la proposta del presidente con attenzione scrupolosa. Ebbene, lo abbiamo fatto; e, come sapete, alla fine siamo più preoccupati che mai.

«Anzitutto non si è infatti minimamente accennato alle nostre profonde preoccupazioni riguardanti la violazione della libertà religiosa o alla possibilità di modificare il tentativo messo in atto dallo United States Department of Health and Human Services di definire il chi e il come del nostro ministero pastorale. In secondo luogo, dato che una grande parte delle nostre iniziative sociali si “autoassicurano”, stiamo ancora domandandoci come quest’autonomia potrà continuare ora a proteggerci. Dovremo infatti pagare ancora noi i costi della riforma e, in aggiunta, dovremo pure includere nelle nostre polizze assicurative pratiche che la nostra Chiesa ci ha ripetutamente insegnato essere errori gravi con i quali noi non dobbiamo avere nulla a che spartire. E che dire poi dei singoli credenti che vengono costretti a pagare per ciò che viola la loro libertà religiosa e la loro coscienza? Noi non possiamo affatto abbandonare le persone di fede che lavorano seriamente e cui la libertà religiosa spetta di diritto. E, in terzo luogo, non è stato ancora deciso alcunché riguardo alle manette strette ai polsi di rinomate strutture caritative cattoliche, di livello sia nazionale sia internazionale, e alla loro esclusione dalle convenzioni con il settore pubblico solo perché non consegnano le vittime del traffico di essere umani, i migranti, i profughi e gli affamati del mondo all’aborto, alla sterilizzazione e alla contraccezione».

Il cardinal Dolan ha quindi acceso una luce importante sull’approccio seguito dall’Amministrazione Obama in questo dibattito, Amministrazione che mira a presentarsi come la parte ragionevole del confronto, che però non concede nulla e che poi usa agenti pubblicitari quali il senatore Chuck Schumer e il capo della minoranza Democratica alla Camera federale, Nancy Pelosi, per intorbidire le acque, distraendo l’attenzione di tutti dall’incostituzionalità e dall’illegalità manifeste di ciò che il ministero della Salute vuole imporre:

«[Dopo il 10 febbraio,] il Presidente ci ha invitati ad “appianare le grinze”. Abbiamo accettato l’invito []. [Tuttavia,] il responsabile della Casa Bianca per i rapporti con la stampa [] ha informato il Paese dicendo che gli obblighi imposti dal ministero della Salute sono oramai un fait accompli (e, cosa per lui imbarazzante da farsi, ha pure aggiunto che noi vescovi ci siamo comunque sempre opposti al sistema sanitario nazionale, un’accusa che è in sé volgare e insolente, oltre che bellamente falsa […]).

La Casa Bianca ha [pure] notificato al Congresso federale che quei temuti obblighi sono adesso pubblicati nel Registro Federale “senza cambiamenti”. E la stampa ha ampiamente ripreso le parole usate dal ministro della Salute: “In realtà, le compagnie assicuratrici religiose non progettano le polizze che poi vendono in base a ciò che dice la loro fede religiosa”. Di fatto, questo non promette nulla di buono circa il tentativo dell’Amministrazione di trovare un “accomodamento” seriamente accettabile.

«Del resto, durante un recente incontro avvenuto fra delegati della Conferenza episcopale cattolica statunitense e delegati della Casa Bianca, i nostri hanno domandato in modo diretto se le preoccupazioni di genere in tema di libertà religiosa – la possibilità di rivedere, cioè, quell’imposizione da camicia di forza, ovvero l’ampliare l’esenzione maliziosa da essa contemplata – siano oramai da considerare superate. È stato risposto loro in modo affermativo. Fine dell’”appianare le grinze”. E invece si è subito dopo consigliato alla Conferenza episcopale cattolica di ascoltare  le  “illuminate” voci di chi auspica il compromesso, tipo il recente, per nulla sorprendente eppure terribilmente disgraziato, editoriale comparso sul settimanale America (1). Sembra che la Casa Bianca pensi che noi vescovi semplicemente non conosciamo oppure non comprendiamo il magistero cattolico, e così, prendendo spunto da una definizione di libertà religiosa tutta propria, ha nominato una manciata tutta sua di maestri cattolici.

«Noi continueremo ad accettare gl’inviti a risolvere e a esprimere le nostre ansie che verranno rivolti da chiunque, a qualunque parte egli appartenga (la cosa infatti non è di parte), voglia correggere le violazioni della libertà religiosa che stiamo patendo ora. Ma, mentre lo facciamo, non possiamo fidarci di chi fuori onda promette sistemazioni prive di scadenze e per di più senza la garanzia di proposte che dipanino concretamente le nostre inquietudini in un modo che non confligga con i nostri princìpi e il nostro magistero».

La lettera del cardinale descrive poi le difficoltà che sono state incontrate nel tentativo di trovare un rimedio legislativo ai problemi causati dall’obbligo imposto dal ministero della Salute, notando che, durante il recente dibattito al Senato federale in relazione all’emendamento Blunt (2), «i nostri oppositori hanno cercato di oscurare quello che in realtà è proprio solo un argomento di libertà religiosa, sostenendo  che i farmaci che inducono l’aborto e certi preparati analoghi sono un “tema di salute femminile”. Ma noi non permetteremo che questo inganno perduri». (Quale espressione concreta di questo impegno, la Conferenza episcopale cattolica statunitense sta preparando, e presto distribuirà, materiali da utilizzare nelle parrocchie per spiegare adeguatamente che l’argomento in oggetto è eminentemente la libertà religiosa.)

Mentre però i suddetti tentativi di trovare un rimedio legislativo al problema continuano, il cardinale Dolan osserva che proprio la via giuridica garantita dalla difesa della libertà di religione è lo strumento di contrasto che più di tutti può avere ora successo, e questo per il fatto che esistono sia il Primo Emendamento alla Costituzione federale degli Stati Uniti d’America (3) sia il Religious Freedom Restoration Act (4), cioè la “Legge sul ripristino della libertà religiosa”. In questo modo, il cardinale sottolinea il fatto che «la nostra Conferenza episcopale, molte singole realtà religiose e altre persone di buona volontà» stanno lavorando, legalmente assistiti pro bono – gratuitamente -, per sfidare gli obblighi imposti dal ministero della Salute nei tribunali federali: alcune denunce sono già state presentate e altre lo saranno nei giorni prossimi. Data la recente sentenza pronunciata dalla Corte Suprema federale nel caso Hosanna-Tabor Evangelical Lutheran Church and School v. E.E.O.C. (5), davvero non è facile vedere come l’Amministrazione Obama possa riuscire a vincere in questo suo nuovo tentativo di erodere le istituzioni della società civile e di violare le coscienze delle persone. Che però essa cercherà di farlo è un fatto che va continuamente ricordato agli elettori, man mano che l’anno in corso procede.

Peraltro, il rigore con cui i vescovi cattolici hanno sfidato l’Amministrazione, e l’obbligo imposto dal suo ministero della Salute, non è stato seguito con l’attenzione che esso merita, eccezion fatta nel senso distorto che ha dominato il modo in cui troppi grandi media hanno offerto la cronaca di questa controversia: vale a dire che tutta la questione girerebbe attorno a dei vescovi antidiluviani che vogliono imporre all’intero Paese una morale che la loro stessa gente rifiuta. Ma, sotto la guida del cardinale Dolan, del vescovo William E. Lori di Bridgeport, in Connecticut – presidente del Comitato ad hoc per la libertà religiosa, recentemente eretto dalla Conferenza episcopale cattolica statunitense – e di altri, i vescovi sono rimasti coerenti con il proprio messaggio (e con la questione di merito), insistendo nel dire che l’obbligo imposto dal ministero della Salute è una violazione della libertà religiosa di grave rilevanza per tutti. Come ha scritto una blogger femminista cattolica, «l’intera questione riguarda il controllo delle nascite tanto quanto la Rivoluzione Americana riguardava il tè».

I vescovi hanno pure, da ultimo, preso di mira  coloro che, dentro la famiglia cattolica, premono per l’accettazione dell’”accomodamento” fasullo proposto dall’Amministrazione Obama. La lettera del cardinale Dolan ha infatti sparato un colpo senza precedenti contro la rivista dei padri gesuiti America; e il vescovo Lori si è spinto addirittura oltre in una lettera inviata a quello stesso settimanale, osservando che l’irritazione da esso mostrata quando dice che i vescovi si stanno perdendo in «dettagli» pratici ignora tutte e ognuna le violazioni della libertà religiosa sia delle istituzioni sia dei singoli che l’obbligo imposto dal ministero della Salute comporta. A ciò si potrebbe del resto aggiungere che occorre un tipo tutto speciale di cecità morale (o di esaltazione partigiana) per suggerire, come ha fatto America, che obbligare in coscienza le istituzioni e i dipendenti della Chiesa a fornire assicurazioni sanitarie che includono preparati abortivi, quali la pillola Ella, è un “dettaglio”. E poi, come chiarisce la lettera del cardinale Dolan, l’Amministrazione in carica pratica un modo assai diverso di «appianare le grinze» in «dettagli» di questo genere: o si fa come vuole Obama, oppure non se ne fa niente.

Traduzione e note di Marco Respinti

(1) Il settimanale cattolico America, pubblicato dalla provincia statunitense della Compagnia di Gesù
e attualmente diretto dal padre gesuita Drew Christiansen, non è nuovo a endorsement dell’Amministrazione Obama che sempre hanno scatenato controversie e contestazioni.
(2) Il 1° marzo 2012 il Senato federale, a maggioranza Democratica, ha bocciato, con 51 voti contro 48, un emendamento presentato dal deputato Repubblicano del Missouri Roy Blunt che avrebbe consentito l’obiezione di coscienza ai datori di lavoro e alle società di assicurazioni quanto all’obbligo di includere strumenti di controllo delle nascite nelle polizze assicurative sanitarie dei dipendenti.
(3) Il Primo Emendamento alla Costituzione federale degli Stati Uniti d’America recita: « Il Congresso non promulgherà leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione, o che ne proibiscano la libera professione, o che limitino la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea, e di fare petizioni al governo per riparazione di torti ».
(4) Il Religious Freedom Restoration Act, datato 11 marzo 1993, è una legge federale che impedisce la conculcazione del diritto di ogni cittadino statunitense al libero esercizio della propria religione.
(5) La sentenza della Corte Suprema federale nel caso Hosanna-Tabor Evangelical Lutheran Church and School v. E.E.O.C., datata 11 gennaio 2012, riconosce per la prima volta  una “eccezione legata la ministero” nelle leggi federali che impediscono la discriminazione nelle assunzioni, affermando che le Chiese e altre istituzioni religiose statunitensi debbono essere libere di scegliere i propri capi senza subire interferenza alcuna da parte del governo.