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Dalla sodomia all’omosessualità. Storia di una “normalizzazione” – Scriptorium – Recensioni di Cristina Siccardi

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Dalla sodomia all’omosessualità. Storia di una “normalizzazione” di Rodolfo de Mattei. Un saggio fondamentale per conoscere e combattere le ragioni per cui oggi si cerca di presentare gli atti contro natura come fatti normali.

L’Editore Solfanelli ancora una volta ha fatto centro con la recente pubblicazione del libro di Rodolfo de Mattei, Dalla sodomia all’omosessualità. Storia di una “normalizzazione”, un saggio di grande importanza, perché in esso sono contenute le ragioni per cui oggi si cerca di presentare gli atti contro natura come fatti normali. L’autore, specializzato nel fenomeno omosessualista del nostro tempo, aveva già realizzato uno studio per Solfanelli in tale ambito, ovvero Gender diktat, dove mise in luce le radici ideologiche e le ricadute sociali della teoria del gender, teoria illogica che fa parte del «processo di normalizzazione» dell’omosessualità e che con l’ultimo libro è analizzata con esaustive tesi e con l’apporto di un’ampia bibliografia.

Teorizzazione dell’omosessualità e teorizzazione dell’esistenza di più generi di sesso costituiscono, afferma Rodolfo de Mattei, «due facce della stessa medaglia, condividendo i medesimi obiettivi, volti ad abbattere la legge naturale, in nome della illimitata autoderminazione sessuale. Se il movimento omosessuale rappresenta il volto sfrontato e duro delle rivendicazioni LGBTQIA (Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender, Queer, Intersex, Asexual), il movimento gender costituisce la retroguardia, il lato nascosto e, per così dire, soft di questo epocale processo di sovvertimento. Il primo adotta una strategia di azione schietta e “frontale”, rivendicando apertamente i propri presunti diritti, mentre il secondo opta per una tattica subdola e “trasversale”, ma non per questo meno efficace e violenta, al fine di raggiungere i propri scopi, attraverso ambigui programmi politici e profonde infiltrazioni all’interno dei più influenti organismi internazionali» (p. 5).

Dalle decisioni politiche ai megafoni dei mass media… ed ecco che recentemente, per cinque giorni consecutivi, dal 26 al 30 dicembre, in prima serata su Rai 3, Daria Bignardi, conduttrice di «Stato Civile», si è prestata a presentare, con  assoluta scioltezza, testimonianze di persone che si «amano», come Orlando e Bruno, due ultrasettantenni che stavano insieme da 52 anni e che, grazie al ddl Cirinnà, approvato nel 2016, oggi sono uniti in “matrimonio”, coronando «il loro sogno d’amore», come scrive lo stesso de Mattei nell’articolo pubblicato su osservatoriogender.it . Non poteva mancare il commento di Monica Cirinnà sul suo profilo facebook del 22 dicembre: «Daria Bignardi coraggiosa!». Due orgogliose donne rivoluzionarie e femministe, Cirinnà e Bignardi, che satanicamente si fanno interpreti, ognuna nel proprio ruolo di parlamentare e di giornalista, del peccato che grida vendetta al cospetto di Dio.

È plastico l’acerrimo scontro culturale che «il compianto filosofo e giurista cattolico, Mario Palmaro, ha definito l’ “antico duello”, tra due concezioni del mondo contrapposte e inconciliabili. Due visioni della realtà si sfidano e contrappongono nella storia: la prima afferma l’esistenza di un ordine naturale e di un Dio creatore dal quale tutto discende e al quale tutto è ordinato e sottomesso; la seconda, all’opposto, nega l’esistenza di un ordine naturale e divino, elevando al suo posto l’uomo, unico vero “Dio in terra”, libero di poter fare ciò che vuole senza alcun limite etico o morale» (p. 142). D’altra parte, spiega l’autore, Jacob No, fondatore negli Stati Uniti della «Greater Chruch of Lucifer», illustra  come sia necessario liberarsi dai limiti e dai vincoli imposti dalla religione per permettere finalmente alle persone di scoprire chi sono veramente, raggiungendo il loro pieno potenziale per un autentico progresso senza le catene della religione. E l’omosessualità  è espressione eccellente di “civiltà” e di progresso perché «L’amore è l’amore. Chi siamo noi come esseri umani per poter dire a una persona chi loro non possono amare?» (p. 142), dunque la nuova «era luciferina» è avviata, secondo Jacob No, «Una nuova età che non avrà genere, sessualità, razza o qualsiasi cosa che ci terrà divisi» (p. 141).

La macchina mediatica è al servizio dell’ideologia omosessualista dell’Occidente e così il rotocalco «Vanity Fair Italia», in mezzo alle «Buone notizie da memorizzare» per l’annata 2016, ha inserito quella del 10 maggio: «Anche in Italia – ultimo Paese europeo – è stata approvata una legge che regola le unioni fra persone dello stesso sesso: la legge Cirinnà è passata alla Camera con un voto di fiducia, che ha visto 369 sì e 193 no».

«Dalla sodomia all’omosessualità», manuale di gran valore, ripercorre storicamente il pensiero omosessualista. Il termine «omosessualità» venne utilizzato a partire dalla fine del XIX secolo al fine di avviare un processo di normalizzazione, a cominciare dalla matrice linguistica, che aveva sempre espresso questo concetto come «atti contro natura» oppure, seguendo la linea biblica, come atti «sodomitici». Intellettuali, militanti, lobby omosessualiste, movimenti organizzatori si sono mobilitati per trasformare in stato di pregio ciò che la tradizione aveva sempre considerato una delle più gravi violazioni della legge naturale e cristiana, mettendo in campo tutti i metodi possibili (filosofici, sociali, politici, giuridici) di indottrinamento, aggressivo e fortemente lesivo della psicologia e della formazione equilibrata dei minori, per raggiungere i propri obiettivi di disordine esistenziale.

Se nella prima parte del testo viene compiuto un propizio excursus storico al fine di rendersi conto di come si sia arrivati alle cosiddette unioni civili, la seconda è dedicata ad un approfondimento sui recenti studi scientifici, offrendo così reali risposte a coloro che asseriscono la “normalità” omosessuale. Il volume, quindi, si presenta, didatticamente parlando, assai opportuno in questi tempi di perversioni diffuse, che si ergono a modelli di vita da seguire, da ammirare e da divulgare.

«Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate», scriveva Gilbert Keith Chesterton. Coraggiosi, dunque, non Monica Cirinnà e Daria Bignardi che sostengono la teoria del due più due fa cinque e che le foglie sono gialle e cadenti in estate, bensì Rodolfo de Mattei e l’Editore Solfanelli!

Figli dell’educazione cristiana sono coloro che si muovono nella logica, mentre i figli dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese sono coloro che si cibano di irragionevolezza. Non ci rassegneremo a tanta crudeltà contro le persone, perché essere contro Dio significa essere contro il Bene autentico dell’uomo. I piaceri della carne, se non sono inquadrati in un ambito sacrale, diventano pasto infernale. Afferma sant’Agostino: «I delitti che vanno contro natura, ad esempio quelli compiuti dai sodomiti, devono essere condannati e puniti ovunque e sempre. Quand’anche tutti gli uomini li commettessero, verrebbero tutti coinvolti nella stessa condanna divina: Dio infatti non ha creato gli uomini perché commettessero un tale abuso di se stessi. Quando, mossi da una perversa passione, si profana la natura stessa che Dio ha creato, è la stessa unione che deve esistere fra Dio e noi a venir violata» (Le Confessioni, c.III, p.8); mentre san Gregorio Magno sostiene: «Che lo zolfo evochi i fetori della carne, lo conferma la storia stessa della Sacra Scrittura, quando parla della pioggia di fuoco e zolfo versata su Sodoma dal Signore. Egli aveva deciso di punire in essa i crimini della carne, e il tipo stesso del suo castigo metteva in risalto l’onta di quel crimine. Perché lo zolfo emana fetore, il fuoco arde. Era quindi giusto che i sodomiti, ardendo di desideri perversi originati dal fetore della carne, perissero ad un tempo per mezzo del fuoco e dello zolfo, affinché dal giusto castigo si rendessero conto del male compiuto sotto la spinta di un desiderio perverso» (Commento morale a Giobbe, XIV, 23, vol. II, pag. 371). San Pier Damiani considerava il peccato contro natura come quello che supera per gravità tutti gli altri vizi perché «uccide il corpo, rovina l’anima, contamina la carne, estingue la luce dell’intelletto, caccia lo Spirito Santo dal tempio dell’anima» (Liber Gomorrhanus, in Patrologia latina, vol. 145, coll. 159-190). Santa Caterina da Siena e San Bernardino da Siena dichiarano che la sodomia è il peccato più grave, subito dopo quello contro lo Spirito Santo. Il Dottore della Chiesa san Pietro Canisio non ebbe alcun rispetto umano nell’asserire che l’omosessualità porta ad una schiavitù orribile: «Di questa turpitudine mai abbastanza esecrata sono schiavi coloro che non si vergognano di violare la legge divina e naturale» (Summa Doctrina Christianae, III a/b, p. 455). Questo il giudizio insindacabile della Chiesa, quella Chiesa non liberale che ha il coraggio di guardare i problemi umani in maniera realistica e che, con immensa misericordia, ha pietà dei peccatori, fino al punto da volerli salvare dal loro peccato mortale.

Monsignor Henri Delassus (1836-1921), discepolo del Cardinale Louis Pie (1815-1882) e di dom Prosper Gueranger (1805-1875), formato alla scuola di Louis de Bonald (1754-1840), Joseph de Maistre (1754-1821) e Louis Veuillot (1813-1883), sviluppò la sua critica contro gli errori della Rivoluzione francese, attaccando senza posa sia i partigiani del cattolicesimo democratico, sia gli adepti della massoneria. Egli scriveva, come ricorda de Mattei: «Dunque, la Chiesa è sempre là, continuando a proclamare che l’incivilimento vero è quello che risponde alla vera condizione dell’uomo, ai destini assegnategli dal suo Creatore e resegli possibili dal suo Redentore; che, per conseguenza, la società dev’essere costituita e governata in tal modo da favorire gli sforzi verso la santità. Ed anche la Rivoluzione è sempre là, dicendo che l’uomo non ha se non un fine terreno, che l’intelligenza non gli fu data se non per meglio soddisfare i suoi appetiti, e che, per conseguenza, la società dev’essere organizzata e governata in tal maniera che giunga a procacciare a tutti la maggior somma possibile di soddisfazioni mondane e carnali» per dannarsi al meglio. (di Cristina Siccardi su Riscossa Cristiana)

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