Stampa la Notizia

Ungheria, aborto: il semestre conferma il trimestre, -4%

orban

Oltre alle politiche immigratorie messe in campo contro l’indiscriminata invasione silenziosa voluta dall’Unione Europea, ecco un altro successo del governo ungherese guidato da Viktor Orban: attraverso un’attenta strategia di aiuti economici e sociali alle famiglie e, soprattutto, alle madri in difficoltà, nonché attraverso un lungimirante programma di adozioni, tra il 2010 ed il 2015 è riuscito a diminuire drasticamente il numero degli aborti, segnando un incoraggiante -23%. Anche nel primo semestre del 2016 si è già registrato un ulteriore, deciso calo, -4%, confermando così un trend già notato nel primo trimestre, secondo quanto dichiarato dal Segretario di Stato e portavoce governativo, Zoltan Kovacs, al giornale Magyar Hirlap.

Un risultato conquistato anche mediante una massiccia campagna di sensibilizzazione pro-life, promossa nonostante la feroce opposizione di alcune forze politiche interne, ma anche e soprattutto esercitata con violenza dall’Unione Europea. Perché? Per motivi ideologici, prima di tutto. Come ha fatto sapere Viviane Reding, all’epoca (due anni fa) Commissario per i Diritti Fondamentali dell’Ue, «tale campagna va contro i valori europei». Dal che si deduce come, per l’Unione, ammazzar figli sia un «valore»… Ergo? Ergo «chiediamo che i fondi europei per essa utilizzati vengano restituiti al più presto». Questa l’assurda minaccia pronunciata dalla Reding, che peraltro, si badi bene, è un’esponente del Partito Popolare Cristiano Sociale ovvero l’equivalente della Democrazia Cristiana italiana e, come questa, non ha evidentemente perso il vizio di apporre la propria firma per l’aborto! La tutela della vita non figura, dunque, tra i capitoli di bilancio dell’Ue, l’aborto sì.

Ma non solo. Anche gli Stati Uniti e l’Onu hanno pesantemente interferito contro le politiche familiari varate dal governo ungherese, accusandolo più volte di voler «ostacolare» l’accesso all’aborto con «periodi di attesa non necessari, consulenze ostili e con l’obiezione di coscienza», obiezione evidentemente ritenuta non più un diritto umano, bensì un impiccio. Dal che si deduce anche come per Usa e Nazioni Unite le coscienze siano calpestabili.

A maggior ragione, avendo le lobby internazionali pro-choice contro, questo risultato non rappresenta soltanto un successo per il governo Orban, bensì prima di tutto un successo della Vita. Si potrà parlare apertamente di vittoria, quando la tragedia dell’aborto sarà totalmente sradicata e debellata. Non solo in Ungheria. Che non dispiace considerare come un ulteriore punto di partenza (M. F.).