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In nome dell’aborto la Francia censura lo spot dei bimbi down

mamma

Non è solo vergognoso, è semplicemente disumano: in nome dell’aborto, la Francia ipergiacobina è ormai pronta a calpestare qualsiasi cosa, persino la dignità e la vita di ogni persona, nello specifico il diritto ad esistere e ad amare dei bambini disabili. Come? Cancellandoli, eliminandoli, facendo finta che non esistano e che non debbano esistere.

Il 21 marzo di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale della Sindrome di Down. Nel 2014, per l’occasione, è stato predisposto uno spot, trasmesso in tutto il mondo dalle grandi catene televisive, dal titolo «Cara, futura mamma…». Mostrava come i bimbi affetti da questa malattia possano essere felici esattamente come tutti gli altri loro coetanei. Non un proclama, bensì un semplice dato di fatto: «Cara, futura mamma, non temere – recitava il testo – Tuo figlio potrà fare molte cose. Potrà correre con te, abbracciarti, avere un lavoro,…» e via di seguito. Gli stessi piccoli proseguivano questo positivo ed incontestabile elenco.

In nessun Paese lo spot ha suscitato polemiche, anzi ha ricevuto molti premi, tra cui ben sei Leoni al Festival della Creatività di Cannes. In Australia è stato utilizzato presso le facoltà di Medicina per veicolare agli studenti informazioni sulla vita delle persone affette da sindrome di Down. Su YouTube ha superato i 7,2 milioni di visualizzazioni. In Francia, no. In una Francia accecata dall’ideologia laicista, la diffusione di questo video da parte di tre grandi emittenti ha fatto piovere addirittura le denunce ed ha fatto intervenire il Csa, Consiglio Superiore dell’Audiovisivo, che ha scandalosamente stabilito trattarsi di un filmato «controverso» ed, oltre tutto, non fondato «sull’interesse generale» (sic!), quindi mancante dei requisiti prescritti dal decreto 1992 sulla pubblicità. Niente sanzioni, ma anche sospensione della messa in onda.

La sconcertante sentenza è stata subito impugnata da sette giovani affetti da sindrome di Down davanti al Consiglio di Stato, col sostegno della Fondazione Jérôme Lejeune e degli Amici di Éléonoire, poiché ritenuta un autentico attacco alla libertà di espressione. Ma ora è giunta notizia che, purtroppo, il ricorso è stato respinto: il video è stato di nuovo definito «inappropriato», in quanto – e qui l’assurdità raggiunge vertici di lirica crudeltà e provata disumanità – la felicità dei giovani, che vi appaiono, potrebbe «probabilmente disturbare la coscienza delle donne, che avessero assunto soluzioni differenti e legittime nel corso della propria vita», in poche parole che avessero abortito i figli ritenuti down.

Tanto Fondazione Jérôme Lejeune quanto gli Amici di Éléonoire sono decisi però ad andare fino in fondo ed a rivolgersi ora al Tribunale europeo dei Diritti Umani di Strasburgo, per fare in modo che questa vicenda faccia giurisprudenza e possa costituire «un precedente importante», sì, ma in positivo ovvero a favore della dignità e della vita di ogni essere umano (nella foto, una toccante immagine dello spot censurato in Francia) (M. F.).