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Germania: ai funerali spuntano gli ‘agenti pastorali’ laici

funerale

Da tempo in Germania si lancia l’allarme, si evidenzia il problema, eppure ci si ostina a non ricercarne le cause e tanto meno ad individuarne la cura: oltre all’emorragia di fedeli, qui si registra infatti da tempo una gravissima crisi di vocazioni, come documentato ancora lo scorso agosto dal quotidiano La Stampa.

Stando agli ultimi dati disponibili, le ordinazioni nel 2015 sono state 58 contro le 75 del 2014 e le 98 del 2013. Il che significa che, nel giro di soli due anni, sono crollate del 40,8%. Anziché interrogarsi sulle autentiche ragioni della profonda crisi, ormai evidente, si è però sempre preferito premere ancor di più sull’acceleratore, assumendo posizioni in crescente contrasto con la Dottrina e col Magistero, ad esempio in occasione dei due Sinodi sulla Famiglia o del cinquecentenario luterano.

Anche nella cosiddetta “prassi” pastorale, tuttavia, pare proprio che la Germania preferisca inventarsi di tutto di più, pur di non fare i conti col problema vero, preferendo la via larga e spaziosa a quella stretta (cfr. Mt 7, 13-14). Così, anziché ovviare alla mancanza di preti riscoprendo la bellezza della vocazione e fornendo una formazione adeguata nei seminari, la Chiesa tedesca ancora una volta confonde le carte in tavola, assegnando ed estendendo ai laici compiti non loro: addirittura il Sir, il Servizio di Informazione Religiosa della Conferenza episcopale italiana, ha dato notizia dell’ultimo “ritrovato”, gli «agenti pastorali». Chi sono? Sono volontari, uomini e donne tedeschi, incaricati a tempo pieno o parziale dei servizi funebri. Se fino a ieri dietro al feretro c’era un sacerdote, ora spesso non è più così.

Per questo le diocesi hanno già avviato corsi di formazione per battezzati, per lo più pensionati, resisi disponibili ad accompagnare le famiglie nell’estremo saluto ad un loro congiunto, facendo rientrare tutto questo nell’ambito della pastorale ordinaria. I candidati, preparati dal punto di vista teologico, liturgico, omiletico e psicologico, diventano “super-esperti delle esequie”, pronti a somministrare compassione e distribuire speranza al posto di quello che fu il conforto del prete. Non è la stessa cosa e non potrà mai esserlo, è vero, ma qui non si va tanto per il sottile…

Pur non essendo formalmente consacrati «ministri del funerale», questi «agenti pastorali» ne presentano molti connotati: conoscono i riti di sepoltura, tengono gli elogi funebri, sanno come menzionare il nome del defunto e quando usare l’acqua santa, forniscono aiuti alle famiglie per dirimere le questioni legali ed organizzative. La stessa agenzia Sir evidenzia come tutto questo comporti «un cambio drastico dell’idea del servizio funebre: mancando la celebrazione eucaristica, l’accompagnamento avviene verso la tomba, ma anche con la preparazione dell’addio al defunto».

Il problema di fondo è, tuttavia, un altro: arrendersi all’evidenza ed ammettere come certi “ritrovati pastorali” non funzionino, facciano anzi fuggire i fedeli ed anche i candidati al sacerdozio, con tutti gli annessi ed i connessi del caso. Problemi, che non si risolvono inventandosi nuove sovrastrutture liturgiche ed ecclesiali, bensì in un solo modo: tornando alla Sacra Scrittura, al Magistero ed alla Tradizione (M. F.).