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FRANCIA – Sisma nel Front National sul “reato” “d’intralcio all’aborto”

Front National

Come scandalosamente e tragicamente noto, suggerire ad una donna di non abortire o aiutarla in tal senso, anche tramite Internet, in Francia ora è reato. Un nuovo reato, quello «d’intralcio all’aborto». Piuttosto grave, peraltro: si rischiano sino a 2 anni di carcere e 30 mila euro di multa. E chiunque promuova sul web campagne a favore della vita è ipso facto un criminale. La proposta di legge socialista, dopo esser stata approvata precedentemente alla Camera, è passata lo scorso 7 dicembre anche al Senato, sia pure con alcune modifiche. Modifiche, che ora verranno valutate da una commissione mista paritaria per giungere ad una versione comune del testo, prima di tornare in Assemblea Nazionale, dove la Sinistra non avrà bisogno dell’appoggio della Destra per farla approvare. L’obiettivo del governo è quello di giungere all’adozione definitiva della normativa da parte del Parlamento entro la fine di febbraio.

Le posizioni si sono capovolte ed il buon senso stravolto. Il testo è stato giudicato «incostituzionale» ed ha pertanto ricevuto parere negativo dalla Commissione delle Leggi del Senato, comportando «un grave attentato al diritto della libertà d’espressione», libertà «fondamentale, madre di tutte le altre libertà», garantita già dall’art. 11 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del Cittadino, quella del 1789. Gli ipergiacobini di oggi sono riusciti dunque a scavalcare in totalitarismo persino le orde rivoluzionarie, infischiandosene della bocciatura istituzionale ricevuta.

La nuova norma-bavaglio bolla come «faziosi» tutti quei siti e quei blog, che, per il fatto d’essere pro-life, inducano «intenzionalmente in errore, a scopo dissuasivo, circa le caratteristiche e le conseguenze mediche» dell’aborto: siamo nel regime dell’antilingua. Rivelatrici, in tal senso, sono state le parole del ministro per i Diritti delle donne, la signora Laurence Rossignol: «La libertà d’opinione non costituisce un diritto alla menzogna». A suo giudizio, dunque, contrastare l’aborto e sostenere la vita sarebbe una menzogna: sconcertante!

Ma, al di là dei contenuti, è bene fermarsi ad analizzare il voto liberticida, chi cioè abbia dato in Senato quei 173 “sì” prevalsi sui 126 “no”. Tra i consensi non compaiono solo  quelli – prevedibili – delle Sinistre, bensì anche quelli di parlamentari dell’Udi e dei Républicains, collocati nel Centrodestra. Altri loro colleghi di coalizione non han preso parte al voto, per lasciar di fatto campo libero a quelli di Sinistra. Evidentemente i franchi tiratori ed il fuoco amico non sono una prerogativa solo italiana…

Un autentico sisma politico è, tuttavia, quello consumatosi in merito nelle fila del Front National con la guerra aperta tra la figlia del fondatore, la presidentessa Marine (favorevole al «divieto d’intralcio all’aborto»), e la nipote dello stesso, l’on. Marion Maréchal-Le Pen (contraria): «Che sia chiaro – ha tenuto a precisare Marine Le Pen – Non rimetterò in discussione in qualche maniera e purchessia l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza».

A rincarar la dose, ha provveduto uno dei vicepresidenti del partito, Florian Philippot, che ha bollato Marion con le sue posizioni pro-life come «una persona sola e isolata su questi temi». A seguire, ecco il diktat sibilato da David Rachline, direttore della campagna elettorale di Marine Le Pen, giunto ad indicare la porta agli eletti ed ai responsabili locali del partito discordi con la leader.

In una recentissima intervista rilasciata a Europe 1, Marion ha detto di voler capire da Marine cosa sia cambiato nel programma presidenziale del 2017 rispetto a quello del 2012: «Non c’è stato dibattito interno. Lei ha deciso» e basta. «Ciò non impedisce però che, un domani, dei parlamentari presentino delle proposte di legge in merito». Lei per prima, in caso di rielezione. Ed ha sottolineato come il programma del Front National vada definito all’interno del congresso e solo lì.

Il tentativo estremo d’imporre con le minacce e la violenza verbale nuove linee pro-choice all’interno del Fn si scontra con una base rimasta ad esse contraria, secondo un sondaggio condotto dall’agenzia Afp. Come si è arrivati dunque a questo punto? Piaccia o non piaccia, la “svolta” è giunta col recente ingresso nel partito di Florian Philippot (2011), divenuto in un lampo vicepresidente del partito. E questo ha comportato diverse conseguenze: la linea economica è stata modificata in senso più progressista. Subito dopo, è giunta l’apertura alle lobby gay con l’outing pubblico fatto dallo stesso Philippot nel 2014. Di seguito, le “epurazioni” coi tre eurodeputati trascinati di fronte alla commissione disciplinare, perché “rei” d’esser stati a fianco del fondatore di Fn, Jean-Marie Le Pen, durante un comizio da lui tenuto lo scorso primo maggio a Parigi, di fronte alla statua di S. Giovanna d’Arco ed a ben 400 persone.

Ora le minacce di nuove “purghe”, evocate da Rachline… Il clima si è fatto davvero pesante.

(M. F.)