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Critica l'”Amoris Laetitia”, prete sospeso a divinis

Già nei mesi scorsi in molti han parlato ormai di vere e proprie epurazioni in atto all’interno della Chiesa. Quanto accaduto in Colombia, per la precisione a don Luis Carlos Uribe Medina (nella foto), ne è probabilmente, suo malgrado, una triste icona, uno degli esempi più lampanti ed evidenti.

Lo scorso 16 gennaio il suo Vescovo, mons. Rigoberto Corredor Bermúdez, alla guida della Diocesi di Pereira, lo ha sospeso a divinis. La sua colpa? Quella di aver «rifiutato, pubblicamente e privatamente, gli insegnamenti dottrinali e pastorali del Santo Padre Francesco, principalmente riguardo a matrimonio ed Eucaristia». Ad evidenziarlo, è stata l’agenzia Adelante la Fe, che ha anche precisato come, nello specifico, a far problema siano le affermazioni relative all’accesso ai Sacramenti da parte dei divorziati risposati. Obiezioni giudicate addirittura nel decreto di sospensione «contrarie alla fede cattolica ed alla disciplina ecclesiastica», nonché tali da allontanare don Luis «dalla comunione col Papa e con la Chiesa».

Un tempo Sacra Scrittura, Magistero e Tradizione erano i riferimenti cardine per tutti i cattolici; ora per la “Chiesa della misericordia” sembran esser stati tutti soppiantati dall’Amoris Laetitia, assurta da troppi ad unico ed indiscutibile discrimine, per discernere cosa sia da ritenersi ortodosso e cosa non lo sia. Al punto da paragonare don Luis, nel decreto di sospensione, addirittura agli apostati, agli eretici ed agli scismatici, essendosi invocati, a giustificazione del pesante provvedimento, il can. 1364 par. 1 e 2 ed il can. 751 del Codice di Diritto Canonico, che definisce «scisma» il «rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti». Va notato come don Luis, in realtà, non abbia commesso né l’una, né l’altra colpa ascrittagli; semplicemente, ha espresso critiche all’Amoris Laetitia, peraltro condivise ormai anche da un’ampia porzione di Chiesa sino a spingere Cardinali (ad esempio, coi famosi dubia) e Vescovi a manifestare apertamente al Papa le medesime obiezioni. Mons. Corredor vuol forse considerare apostati, eretici e scismatici anche tutti loro?

Il meccanismo posto in essere per primo dal Vescovo di Pereira costituisce un cambio di registro davvero grave, tale da minacciare, questo sì, la comunione all’interno della Chiesa. Rappresenta una sua iniziativa personale? E’, il suo, un atto isolato?

Purtroppo pare proprio di no. Secondo quanto denunciato dall’agenzia Rorate Caeli, mons. David John Malloy, vescovo di Rockford, Illinois, Usa, ha inviato infatti una lettera davvero inquietante ai suoi sacerdoti. E’ datata 16 gennaio, come nel caso del Vescovo di Pereira: evidentemente un giorno davvero infausto per la Chiesa, quello…

In tale missiva, paradossalmente in nome dell’«unità nella celebrazione della Sacra Liturgia», è stato vietato in modo perentorio di celebrare Sante Messe «ad orientem» o nella cosiddetta forma straordinaria, senza il permesso dell’Ordinario. Il che pone mons. Malloy in aperto conflitto con quanto previsto dal Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI. Il cui art. 2 specifica come celebrare la S. Messa tridentina non necessiti di permessi né da Roma, né del Vescovo, esortando anzi i sacerdoti, all’art. 5 par. 1, ad accogliere libenter ovvero volentieri le richieste avanzate in tal senso da gruppi stabili di fedeli, rendendosi parte attiva nel fare in modo che ciò favorisca l’unità di tutta la Chiesa, evitando discordie intestine.

Nei giorni scorsi era già circolata un’altra voce inquietante: mons. Mario Grech, vescovo di Gozo, Malta, avrebbe minacciato di sospendere a divinis quei suoi sacerdoti, che intendessero negare l’Eucarestia ai divorziati risposati. Voce smentita ufficialmente dalla Diocesi come «assolutamente falsa». E’ certa però la pubblicazione a Malta nei giorni scorsi di una guida dal titolo «Invito dei Vescovi alla Misericordia», con cui si esortano espressamente i sacerdoti dell’isola a non negare la Comunione agli adulteri, purché genericamente disposti ad “abbandonare” al più presto questo loro stato. Che si ricorra o meno alla costrizione, è evidente l’orientamento purtroppo assunto da molti Ordinari in pieno contrasto col Catechismo.

Come può un Vescovo “bocciare” la vigente Dottrina cattolica per sospendere un proprio prete? Come può un Vescovo “bocciare” un Papa, Benedetto XVI, ed il suo Motu Proprio, minacciando il suo clero nel caso non si adegui?

Di certo, con questi precedenti, i livelli dello scontro sono stati ulteriormente alzati. V’è da sperare, per il bene della Chiesa, che non siano messaggi “lanciati a nuora perché suocera intenda”, inaugurando una inedita, ma pericolosissima stagione di “caccia alle streghe” e di epurazioni nella Chiesa Cattolica (M. F.).