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Convegno a Parigi su I pionieri della Tradizione

Il XIII Congresso teologico del Courrier de Rome, svoltosi a Parigi il 14 gennaio 2017, è stato dedicato alla celebrazione dei 50 anni di vita della pubblicazione francese. Les Pionniers de la Tradition è stato il tema dell’incontro, che si è tenuto nella sala attigua alla Chiesa Notre-Dame de la Consolation, davanti a un numeroso pubblico di sacerdoti, religiosi, religiose e laici.

L’abbé Emmanuel du Chalard, attuale direttore del Courrier de Rome, ha introdotto i lavori con un intervento dal titolo Un peu de l’histoire du “Courrier de Rome, in cui ha rievocato le origini della rivista, nata nel gennaio 1967, per reagire alla crisi apertasi nella Chiesa all’indomani del concilio Vaticano II. Jacques-Régis du Cray, parlando Des prêtres au secours de la Tradition, ha ricordato la situazione del clero francese al momento della crisi conciliare. Fin dall’epoca della Rivoluzione francese e del Ralliement di Leone XIII, i sacerdoti francesi avevano appreso ad organizzarsi di fronte agli attacchi esterni e interni alla Chiesa. A questa tradizione di resistenza si richiamarono sacerdoti come gli abbés Georges de Nantes, Noel Barbara, Louis Coache, Etienne Catta, e molti altri. L’abbé Grégoire Celier, nella sua relazione su L’abbé Dulac et le droit de la Messe traditionnelle, ha approfondito la figura di uno di questi sacerdoti, l’abbé Raymond Dulac (1903-1987), legato al Sodalitium pianum di mons. Umberto Benigni, collaboratore della Revue des Sociétes Sécrètes di mons. Ernest Jouin, e poi di altre voci dell’ortodossia cattolica, come La Pensée catholique, il Courrier de Rome e Itinéraires.

Il prof. Roberto de Mattei ha parlato su L’Ecole romaine de théologie et le Coetus Internationalis Patrum, descrivendo l’itinerario che lega la Scuola Romana di Teologia del XIX e del XX secolo con quei Padri conciliari e quei teologi che al Concilio Vaticano II si opposero al fronte progressista. Dans la continuité du Coetus Internationalis Patrum è stato il titolo della successiva relazione dell’abbé Jean-Michel Gleize, che ha rievocato il profondo spirito romano che impregnava i Padri del Coetus Internationalis. La romanità – ha sottolineato l’abbé Gleize – non era per essi un luogo nello spazio o un momento nel tempo, ma un atteggiamento intellettuale e morale che si alimentava alla teologia e e alla filosofia tomista. E’ questo spirito del Coetus che oggi è necessario riprendere e trasmettere.

L’abbé Alain Lorans, nella sua Evocation des combats et combattants du Courrier de Rome,  ha ricordato non solo l’esempio personale, ma anche l’importanza intellettuale di tanti collaboratori del Courrier de Rome, come Edith Delamare, Hubert Le Caron, Michel Martin (pseudonimo dello scienziato Georges Salet), Bernard Fay, e soprattutto Marcel De Corte (1905-1984) e Louis Salleron (1905-1922), autori, questi ultimi, anche di profonda elevazione spirituale.

Il vescovo mons. Bernard Fellay ha concluso i lavori con una relazione dal titolo Le combat de la foi continue.  Se oggi siamo qui – ha affermato il superiore della Fraternità San Pio X, – è grazie non solo a monsignor Lefebvre, ma ai «pionieri della Tradizione» del Courrier de Rome e di tante altre pubblicazioni di quegli anni. Molti problemi che oggi si pongono si sono già posti all’indomani del Vaticano II e della Nuova Messa di Paolo VI (1969), quando una generazione di sacerdoti e di laici di trovò di fronte «alla tragica necessità di reagire» (Abbé Dulac). I protagonisti di quelle battaglie ci appaiono oggi come dei precursori. Il combattimento continua, ma, dopo cinquant’anni, la crisi ha raggiunto una tale ampiezza da aver suscitato una reazione senza precedenti nel mondo cattolico. Questa reazione che si allarga, soprattutto tra i giovani, ci permette di guardare con fiducia al nostro futuro. (Veronica Rasponi)