Non dobbiamo fuggire dalla Croce

San Pelagiberg

(di Maike Hickson) A San Pelagiberg, un piccolo sito di pellegrinaggio mariano vicino a San Gallo in Svizzera, e un pò oltre sul sentiero della collina verso la Chiesa, c’è una croce di campo modestamente adornata, proprio all’incrocio fra due sentieri di montagna. Sotto la croce riparata del Cristo Crocifisso una placca con queste parole penetranti: «Das tat ich für Dich. Was tust Du für Mich?» (Questo è ciò che ho fatto per te. Cosa fai tu per me?) Da quando ho visto quest’iscrizione in gotico, non ho più smesso di pensarci. Ora, nell’attuale situazione storica della Chiesa, potremmo voler considerare e riflettere su quest’iscrizione antica e profondamente toccante. Cosa vuole Dio che facciamo per Lui ora? E come vorrebbe che lo facessimo?

Scrivo quest’articolo ispirata ed incoraggiata dalle recenti parole del professor de Mattei: «Se il testo Amoris Lætitia è catastrofico, più catastrofico ancora è il fatto che sia stato firmato dal Vicario di Cristo. Ma per chi ama Cristo e la sua Chiesa, questa è una buona ragione per parlare, non per tacere». Alla data storica dell’8 aprile 2016 è come se l’intera Verità di Cristo fosse stata inchiodata sulla Croce.

Il nostro stesso Salvatore potrebbe ora, in modo mistico, venir nuovamente crocifisso nella Sua Chiesa. Proprio come Erode, che cercò di far tacere la Verità di Dio decapitando il Suo Messaggero san Giovanni Battista, adesso è il Suo proprio Vicario in terra, il Papa Francesco, che cerca di far tacere o glissare ambiguamente su quella stessa Verità, insinuando in un documento papale ufficiale che la Verità di Cristo non è più interamente applicabile nelle mutate circostanze dell’oggi e che poiché la situazione è mutata, quella dottrina può in effetti essere ignorata.

Se il Suo Vicario sulla terra permette ora – anche se all’inizio solo in pochi casi – l’accesso ai Sacramenti per i divorziati “risposati” che vivono oggettivamente in una situazione che contraddice l’insegnamento di Cristo, allora quel documento attenua e pregiudica dall’interno quell’insegnamento e quella Verità.

L’assoluto morale è stato infranto, come il professor de Mattei ha sinteticamente affermato. E con probabili gravi conseguenze per la salvezza delle anime. Come de Mattei ha ancora detto: il dato di fatto è questo: la proibizione di accostarsi alla comunione per i divorziati risposati non è più assoluta. Il Papa non autorizza, come regola generale, la comunione ai divorziati, ma neanche la proibisce. Poco prima della pubblicazione dell’Esortazione Apostolica Amoris Lætitia, il cardinale Gerhard Müller, capo della Congregazione della Dottrina della Fede, ha precisato che la Comunione per i divorziati “risposati” è possibile solo se essi vivono «come fratello e sorella».

Il cardinale Walter Brandmüller ha fatto una dichiarazione simile, due giorni prima della pubblicazione ufficiale del documento papale. Ecco le parole chiare del cardinale Brandmüller (nella mia versione e con le citazioni originali): «colui che, nonostante il legame matrimoniale esistente, contrae una nuova unione civile dopo un divorzio, commette un adulterio» – e che finché quella persona non intende porre fine a tale situazione – essa «non può ricevere l’assoluzione in Confessione né l’Eucarestia (la Santa Comunione)». Ogni altra via è «destinata a fallire» a causa della sua intrinseca mancanza di Verità. E prosegue: «Ciò vale anche per quanto riguarda il tentativo di integrare nella Chiesa coloro che vivono un “secondo matrimonio” non valido ammettendoli alle funzioni liturgiche, catechetiche ed altre. Un cammino che secondo lui condurrebbe a “conflitti” ed “imbarazzi”, compromettendo il sacro dettato della Chiesa».

Eppure, quanti di noi cattolici ci allontaniamo da questa Verità Crocifissa, fingendo persino che non esista? Quanti di noi cattolici – sia laici che del clero – avremo il coraggio di resistere a questa tentazione, così ben nota a san Pietro ed agli Apostoli (tranne che a san Giovanni, forse) e poi sopportare la sofferenza che viene di sicuro se si è leali a Cristo? È possibile solo immaginare come sia stato stare davanti alla Croce, con la folla intorno che esultava e bestemmiava, con solo i pochi fedeli discepoli rimasti, guardare Cristo venir crocifisso, sanguinare e morire? Almeno Maria era lì, con quei pochi discepoli ancora rimasti. E lei è sempre con noi, cercando la nostra difesa di Suo Figlio, ed una lealtà che perduri. Sappiamo che la Sua piena Verità nella Sua Chiesa risorgerà di nuovo. La Sua Verità ed il Suo insegnamento saranno ristabiliti, nel Suo tempo, nel Suo momento più opportuno.

Papa Francesco non avrebbe potuto fare niente di quest’opera che pregiudica e indebolisce la Sua Verità, se non fosse stata alla fine consentita da Lui. Gesù aveva detto: «Tu non avresti su di me alcun potere, se non ti fosse stato dato dall’alto». Come mi ha detto di recente un prelato d’Europa: «Dio trarrà un bene più grande da questa situazione».

Tuttavia siamo tutti chiamati alla fedeltà, in modo cooperativo. L’atteggiamento passivo non ha posto qui, e ancor meno l’indifferentismo o l’accidia. Siamo chiamati a resistere, ciascuno a modo nostro, al nostro posto, con la nostra propria vocazione. Non dobbiamo ignorare questa specifica vocazione sacrificale, altrimenti lo rimpiangeremo poi amaramente, come san Pietro. Sono tedesca.

La storia della Germania del ventesimo secolo è un racconto di crudeli perfidie e rivoluzioni, e non una sola. La mia famiglia, da parte di entrambi i genitori, ha patito per restare con Cristo e contro Hitler. Uno dei miei parenti ne ha dato testimonianza ed è morto. Quanto sono grata alla mia famiglia per aver fatto la giusta scelta. Sono rimasti leali a Cristo, a costo della possibile perdita della sicurezza, dei mezzi di sussistenza, ed anche della vita! La nostra famiglia non ha sfuggito per vergogna alla domanda: «Perché hai dovuto sottoporti ad un così vile compromesso allora? Perché invece non hai resistito?» Non fu una cosa facile.

Dobbiamo ricordarci, nel giudicare i tedeschi di quell’epoca, che rischiavano l’arresto, e peggio, se avessero alzato la voce. Ma oggi? Saremmo forse arrestati se parlassimo in modo educato ma deciso contro Papa Francesco ed il suo ambiguo insegnamento di una Misericordia più conciliante contro la Verità? Siamo di fronte ad una colpevolezza potenziale molto maggiore che presto potrà incombere su di noi, perché non abbiamo neanche da temere per la nostra sicurezza o la vita. Avevo anche dei parenti nella Germania orientale comunista. Studiando quell’epoca terribile di 40 anni di terrore comunista, ho capito che la realizzazione della rivoluzione comunista nella Germania orientale è avvenuta grazie alla molle acquiescenza ed al silenzio di tanti socialdemocratici e cristiani conservatori in buona fede.

Molti di loro credettero che ciò che era rudimentale non si sarebbe rivelato dopo tutto così cattivo. Tanti credettero alla propaganda e non resistettero in tempo alle manipolazioni e distorsioni. Aspettarono troppo a lungo, pensando di poter ancora fare qualcosa di buono nel nuovo sistema. E poi si svegliarono, ma troppo tardi il più delle volte. Quanti prelati adesso pensano nello stesso modo, e si dicono: «Posso far meglio se resto nella mia posizione d’influenza, senza che mi venga chiesto di andarmene, o andando via da me per protesta». Ma così facendo aiutano il consolidamento della rivoluzione progressiva, perché non la considerano in modo adeguato e non le resistono.

Per il fatto di non parlare forte, sottoscrivono ed sostengono implicitamente la rivoluzione. Anche loro potrebbero svegliarsi e guardare il cielo con occhi trafitti e addolorati dicendo: «Dio mio, perdonami perché ti ho dimenticato! ». Potrebbero svegliarsi rimossi, isolati, ignorati, malgrado i tentativi di restare leali al Papa. È giunto il momento di alzarsi e resistere. La Rivoluzione di Francesco è ormai andata avanti per tre anni. Una goccia dopo l’altra, questo Papa ha di fatto negato o silenziosamente emarginato degli elementi della Verità: no, non bisogna più fare proseliti; sì, anche gli atei vanno in cielo; i Protestanti possono fare la Comunione se la coscienza glielo dice; potete usare i contraccettivi a certe condizioni; e così via. Un altro chiodo è stato confitto nella Verità di Cristo sulla Croce.

Il punto critico della nostra tolleranza è stato raggiunto. O la rana salta fuori dalla pentola sempre più bollente, oppure morirà presto. La rivoluzione dell’occupazione è ufficiale, è compiuta. Ciononostante continuo a dire i miei Ave Maria ed il Rosario – specialmente per i preti veramente cattolici – affinché noi, nel Corpo Mistico di Cristo in tutti i suoi umani elementi, possiamo mostrarci degni dei tanti doni e grazie che abbiamo con misericordia e cumulativamente ricevuti. «Questo è ciò che ho fatto per te. Cosa fai tu per Me?», «Das tat ich für Dich. Was tust Du für mich?» (Maike Hickson)

 

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