Nel Nuovo Mondo dove l’Utopia ha preso il posto della Realtà

utopia(di Dina Nerozzi) Parte male il governo Letta. L’allontanamento del sottosegretario Micaela Biancofiore dal ministero delle Pari Opportunità, perché rea di omofobia, è il segnale chiaro di quale indirizzo intenda prendere il governo di emergenza da poco insediato. A parte l’incomprensibile dizione: omofobia, che non si capisce bene cosa sia, il convincimento della Biancofiore, diffusamente condiviso, che non si possano abrogare le leggi di natura, la biologia, la genetica e tutto quanto ruota attorno alla fisicità dell’essere umano, l’ha resa, ipso facto, impresentabile in quel Ministero delle Pari Opportunità che si incomincia a capire dove voglia andare a parare.

Poco dopo arriva l’annuncio del ministro delle Pari Opportunità Josefa Idem secondo la quale: «Il femminicidio è un fenomeno inaccettabile. Perciò intendiamo costituire un osservatorio nazionale che studi la violenza di genere per capire meglio che fenomeno dobbiamo combattere». La questione “femminicidio” sembra rappresentare l’occasione di mettere in piedi un ulteriore carrozzone inutile al fine della causa, ma utile a quanti ne entreranno a far parte. Un nuovo carrozzone statale che ha il solo scopo di garantire uno stipendio agli “amici” che intraprenderanno la loro missione priva di senso ma che rappresenterà un ulteriore aggravio per le spese dello Stato che in questo modo continua a dilatarsi a dismisura ed è, conseguentemente, costretto ad accrescere la pressione fiscale sui suoi cittadini ormai esausti.

Chi è in grado di prevenire il femminicidio? Chi può sapere se una donna è stata uccisa per il solo fatto di essere donna, oppure per altre mille ragioni impossibili da analizzare? È diverso, e più grave, uccidere una donna rispetto a qualsiasi altro essere umano? Il Quinto Comandamento recita così: non uccidere. Punto e basta. Non è lecito uccidere nessuno: uomo, donna, piccolo, grande, infante, neonato, anziano, disabile. Nessuno. L’unica risposta sensata dovrebbe essere quella di riuscire a identificare nella società quelle persone con disturbi mentali gravi capaci di nuocere a sé o agli altri.

Questa via è però impercorribile dato che nel Mondo Nuovo, dove l’utopia ha preso il posto della realtà, la malattia mentale non è prevista, essendo stata abolita per legge. Il senatore Marino si è molto battuto per la chiusura degli ultimi manicomi criminali, dove erano richiuse persone che rappresentano un pericolo reale per la società, ma nel Nuovo Mondo i manicomi non devono esistere e dunque i malati di mente, ancorché criminali, devono essere “liberati”. Anche il neoministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge, è intervenuta nel discorso sulla violenza nei confronti delle donne affermando come sia «necessario promuovere una legge contro la violenza sulle donne e le politiche di genere. Serve un cambio culturale».

L’aver affidato il Ministero dell’Integrazione a una persona di colore sembrava avesse il compito di aiutare la nostra società ad accogliere le persone straniere, soprattutto se di colore. Sembra invece che il neoministro dall’aria angelica abbia un compito più complicato: non solo l’integrazione delle persone straniere con la pelle scura (dato di fatto difficilmente modificabile con tutta la buona volontà) ma l’integrazione tout cour di tutti i “diversi” in accordo con la legislazione europea sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.

Nell’utopia Nuovo Mondo tutti devono essere liberi di esprimere il loro orientamento sessuale e tutti devono essere liberi di esprimere la loro identità di genere: oggi mi percepisco donna, ma domani chissà potrei percepirmi un’altra cosa e lo stato mi deve garantire la libertà di poterlo fare, con il costo a carico del SSN che deve armonizzare il corpo con i desideri del suo proprietario. In questo panorama sconfortante della politica nostrana, preda della follia modernista di matrice UE, giunge come una ventata di aria fresca la notizia della vittoria elettorale di Nigel Farage in Inghilterra che è riuscito a convincere il 23% degli elettori con il suo “Common Sense Tour”, l’invito a lasciar perdere l’utopia e tornare al comune buon senso. (Dina Nerozzi)

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