NATALE:…ma la gente, esasperata, ora reagisce.

presepe

(di Mauro Faverzani) Non c’è dialogo interreligioso che tenga. Così, persino la Cei, tramite il suo Segretario generale, mons. Nunzio Galantino, ha bollato come «pretestuosa e tristemente ideologica», la scelta compiuta dal prof. Marco Parma, preside dell’istituto comprensivo “Garofani” di Rozzano, di azzerare qualsiasi festeggiamento legato al S. Natale con la solita scusa di voler rispettare le altre religioni.

Già in passato, era stato al centro delle polemiche per aver negato l’esposizione del crocifisso nelle aule; ed ora è accusato d’aver cancellato in un sol colpo il tradizionale Concerto di Natale, il presepe e qualsiasi canto religioso. Situazione simile a Pietrasanta, dove uno dei cinque asili municipali aveva deciso quest’anno di non allestire il presepe.

Una mamma non si è data però per vinta ed ha informato della cosa il Sindaco, Massimo Mallegni, di Forza Italia, che ha immediatamente inviato una disposizione alla cooperativa, che gestisce per conto del Comune le sue cinque scuole materne, ordinandole di fare regolarmente il presepe e, già che c’è, anche l’abete, «per salvaguardare i simboli della nostra tradizione e della nostra nazione», invitando anche gli altri istituti a far la stessa cosa, trattandosi di segni, che rappresentano – ha dichiarato – «la famiglia» ed identificano «i valori della nostra cultura europea, che ha i suoi fondamenti nei principi giudaico-cristiani».

Il triste elenco potrebbe continuare: con la scuola materna Peter Pan di Fonte Nuova, dove si è deciso di fare il presepe senza Gesù Bambino e coi re Magi travestiti da migranti; con la scuola media “Montegrappa” di Romano d’Ezzelino, dove ai tradizionali canti natalizi si è preferito un concerto “multietnico” con prevalenza di musiche arabe ed africane; con l’istituto comprensivo statale di Casazza, nel Bergamasco, dove il dirigente scolastico ha chiesto alla banda parrocchiale di non far cantare l’Adeste fideles ai bambini, durante il concerto natalizio, perché «troppo legato alla religione cristiana». Ed altri ancora.

Non meglio le cose fuori dai confini patrii: negli Stati Uniti, un’organizzazione laicista, la Freedom from Religious Foundation del Wisconsin, mossasi come un panzer, è inizialmente riuscita a far annullare il tradizionale presepe allestito dal Comune nel parco Burlington Northern di Wadena, cittadina del Minnesota, minacciando anche di citare in giudizio l’amministrazione locale, accusata d’aver violato il primo emendamento della Costituzione americana, che prevede la separazione tra Stato e Chiesa. Furibonda, la gente del posto ha replicato, sistemando oltre mille presepi in altrettanti giardini di altrettante case private. Una risposta sonora, chiara ed esplicita.

Specularmente, sempre più presepi allestiti in cortili, giardini, sagrati e piazze vengono variamente devastati: i casi più recenti sono quelli accaduti a Siena, dove sono state mandate in frantumi alcune statuine nella Cappella di Piazza, ed a S. Marinella, presso il parco Maiorca, dove i volontari non riescono neppure ad allestire la scenografia, sistematicamente abbattuta nottetempo; lo stesso a Trieste, in piazza Unità d’Italia; a Cittiglio, dove sono state rubate ben 260 statuine, strappati i cavi, rotti i recinti e distrutte le casette; a Magomadas, nella piazzetta di Santa Croce, dove il presepe preparato dalla locale Confraternita è stato minato da un incendio doloso; a Viterbo, dove la culla del Bambinello, sistemata in piazza del Comune, è stata presa a calci e distrutta; a Salò, in piazza Vittorio Emanuele II, dove viene boicottato con furti e danni il presepe allestito dai Vigili del Fuoco; e poi ancora a Eboli, a San Rocco ad Arsoli, a Civate; ed anche qui l’elenco potrebbe tristemente continuare, specie qualora vi si volessero includere anche gli episodi oltre confine.

È evidente come il presepe e le immagini sacre in genere disturbino. Nessun altro simbolo o allestimento può lamentare una pari frequenza di attentati. Sono segni, richiami, che urtano il laicismo, innanzi tutto, il quale dimostra, con tanta foga cristianofobica, di non esser per niente indifferente al dato religioso, di non esser semplicemente preoccupato di tutelare la “neutralità” delle istituzioni, bensì di voler porre in atto sistematicamente pervicaci tentativi di epurazione delle tradizioni cristiane.

Il clima imperante a livello internazionale, poi, pone tra i sospetti anche l’islam (ma non solo), specialmente quando si guardi nel mondo alle zone più “calde” – di conflitto, in procinto di esserlo oppure in equilibrio precario –, benché non si possa a priori escluderne l’azione anche in Italia: semplicemente qui i presepi devastati, “derubricati” sempre come “atti vandalici” (pur trattandosi, in realtà, di autentici sacrilegi), restano per lo più a carico di ignoti, i colpevoli restano sconosciuti nella quasi totalità dei casi e non è quindi possibile procedere ad attribuzioni, che certo, con l’aria che tira, sarebbero “scomode”. Il che, tuttavia, neppure le esclude a priori.

Vi sono poi due aspetti, su cui è altrettanto opportuno riflettere: innanzi tutto, il dolore sincero e vibrato della popolazione, quando venga calpestato ed offeso ciò in cui crede. Dolore, che si traduce sempre in azioni riparatrici, religiose (funzioni e momenti di preghiera) o civili (ricostruendo quanto distrutto oppure diffondendo, sui social o con volantini, i propri sentimenti di sdegno). Da qui, l’altro punto, inedito: la crescente insofferenza della popolazione verso gesti di questo tipo, chiunque ne sia l’autore. La gente, la brava gente, la gente comune, legata alle proprie tradizioni, è sempre meno disposta a subire ed a tacere e sempre più pronta, viceversa, ad agire, per tutelare i suoi valori e la sua identità.

Il fatto che qualcuno, come l’assessore regionale all’istruzione della Lombardia Aprea, abbia cominciato a parlare di provvedimenti per iperlaicisti ed esagitati è, in tal senso, assolutamente sintomatico. Lo stesso ha fatto Elena Donazzan, assessore all’Istruzione della Regione Veneto, inviando immediati controlli tra i banchi. Tanto da spingere il dirigente di Rozzano, Marco Parma, peraltro ex-candidato Sindaco del Movimento 5 Stelle, a rimettere il mandato di reggente, sia pure limitatamente alla sola scuola primaria dell’istituto comprensivo da lui guidato. Ciò rappresenta una prima, importante vittoria, non adeguatamente evidenziata (com’è ovvio e prevedibile) dai media. Però c’è ed è concreta.

Se a Pietrasanta quella mamma non avesse preso l’iniziativa d’informare il Sindaco, probabilmente quella scuola materna il presepe non l’avrebbe fatto nel silenzio generale e con buona pace di tutti. Se nel Minnesota, la popolazione non avesse adottato il sistema una casa-un presepe, i laicisti l’avrebbero spuntata, lasciando la città senza il benché minimo richiamo alla Natività di Nostro Signore.

La morale è una: farsi sentire. Far valere i propri diritti. Pretendere il rispetto dei nostri valori, delle nostre tradizioni, della nostra fede. Con la stessa cocciuta ed ottusa testardaggine posta in essere dalla controparte. Senza fare sconti. Poiché, laddove li si faccia, si è già perso in partenza. E senza combattere. A Casazza la banda parrocchiale nulla ha eccepito al dirigente scolastico e l’Adeste fideles non è stato cantato. È grave. Poiché va ricordato come, oltre a pensieri, parole ed opere, siano peccati anche le omissioni… (Mauro Faverzani)

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