NATALE: presepi nel mirino….

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(di Tommaso Scandroglio) Presepe sì e presepe no. Simbolo religioso da rispettare, elemento divisivo tra le religioni da nascondere. La querelle come è noto è di piena attualità sui media. Però poco si parla – fa eccezione un articolo apparso sul Venerdì di Repubblica – del fenomeno della distruzione dei presepi in Italia.

Il termine “fenomeno” non è una iperbole, perché secondo l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) nel solo 2014 si sono registrati nelle chiese cristiane italiane 153 casi di attacchi ai simboli religiosi e in massima parte proprio al presepe. Tali atti di vandalismo cristianofobo sono stati rubricati sotto la voce «crimini d’odio». Molto probabilmente il numero è erroneo per difetto perché al fine di entrare nelle statistiche dell’OSCE il fatto deve venire denunciato alle forze di pubblica sicurezza e non è detto che tutti i parroci che hanno subito simili atti di violenza si siano attivati in tal senso.

L’odio verso la Natività non conosce confini geografici. Si registrano atti di devastazione a Ravenna, Urbino, Foligno, Foggia e in molte altre città dello stivale, isole comprese. I primi attacchi sono avvenuti nel 2000 e poi c’è stata una accelerazione tra il 2011 ed oggi. Ad Ello, paesino del lecchese, le statuine sono state decapitate a sassate, quasi fossero figurine da abbattere come al tiro a segno al luna park.

A Vasto il presepe è stato preso a badilate, poi bruciato ed infine irrorato con urina. Stesso trattamento a Villaggio Badia in provincia di Brescia. Ad Ancona extracomunitari hanno devastato la sacra natività proprio nella notte di Natale, ma non completamente. Sono tornati nei giorni seguenti per finire il lavoro nonostante si fossero erette delle protezioni a difesa dal presepe siciliano. Alla fine hanno distrutto tutte le preziose statue, alte circa 70 cm, fino ad arrivare a togliere le grondaie della chiesa.

Nel 2015 a Chiusura, frazione di Imola, il presepe venne bruciato e scritte oscene imbrattarono la statua della vergine Maria e le mura della Chiesa. Nello stesso anno presso la chiesa di Santa Maria Assunta di Cles in Trentino un musulmano ha preso a picconate il presepe. La sua furia iconoclasta ha coinvolto anche due statue della Madonna, un altare di marmo, il fonte battesimale, il cero pasquale, le croci dei confessionali, alcuni quadri.

Lo scempio era stato pressoché annunciato. Infatti il musulmano nel mese precedente si era presentato durante una funzione domenicale strattonando il lettore e urlando versetti del Corano. Qualcuno minimizza dicendo che si tratta in fondo di reati minori e di atti di mero vandalismo. C’è chi spacca e rompe vetrine durante le manifestazioni no global e chi se le prende non con i simboli dell’occidente opulento ma con quelli della religione cattolica.

Che si prenda atto che gli imbecilli ci sono sempre stati e sempre ci saranno, ma non scandalizziamoci più di tanto. In realtà queste violenze, già di per se stesse gravi, sono la spia di un fenomeno di carattere culturale ben più ampio e più pericoloso. Sono cioè i sintomi di una guerra di religione e di civiltà. Spesso infatti gli attacchi provenivano da musulmani.

Il loro numero così elevato fa poi pensare che non possono più venir considerati come casi sporadici, ma costituiscono ormai una costante dell’aggressione culturale che il laicismo e una parte dell’islam stanno perpetrando a danno del cattolicesimo. La tipicità poi degli atti di vandalismo non può essere riferita ad uno stupido ed insano spirito goliardico, ma trova la sua radice proprio nell’odio religioso.

La storia e la sociologia infine insegnano che l’attacco ai simboli, alle cose, prelude sempre l’attacco alle persone. Correttamente infatti si è interpretata l’uccisione di molte persone a Parigi – ed a maggior ragione nel caso delle Torri gemelle a New York – anche in senso simbolico: i terroristi hanno voluto attaccare alcuni simboli del vivere occidentale. Questa equivalenza – uccisione uguale simbolo – vale, come per ogni equivalenza, anche in senso contrario: simbolo uguale uccisione. Quindi la distruzione dei simboli cristiani quali il presepe potrebbe essere molto probabilmente l’anticipazione di una futura aggressione ai fedeli in Italia. Cosa che in altre parti del mondo è già realtà da parecchio tempo. (Tommaso Scandroglio)

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