Muslim ban: le bugie contro Donald Trump

Muslim ban: le bugie contro Donald TrumpMuslim ban: le bugie contro Donald Trump

(di Lupo Glori) A meno di due settimane dal suo insediamento ufficiale come 44esimo presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump sta mantenendo le promesse firmando, uno dietro l’altro, gli ordini esecutivi annunciati in campagna elettorale. Per comprendere il senso e l’effetto di questi decreti è utile spiegare come con il termine “ordine esecutivo”, nell’ordinamento statunitense, s’intendano i provvedimenti firmati di proprio pugno dal presidente al fine di dettare, in maniera diretta e perentoria, le politiche esecutive alle agenzie del Governo.

Nei soli primi sette giorni della sua amministrazione, Trump si è largamente avvalso di tale efficace strumento presidenziale apponendo la sua firma su ben 17 decreti esecutivi riguardanti aspetti di politica interna ed estera: dalla sanità all’immigrazione, dal petrolio all’aborto, fino al commercio ed altro ancora. Tra questi, quello che ha suscitato e continua a suscitare le maggiori polemiche è stato l’ordine esecutivo sul tema dell’immigrazione, scorrettamente subito “bollato” dai detrattori del neo presidente come il “muslim ban”. Tale provvedimento ha infatti scatenato una vera e propria campagna intimidatoria contro il “razzista” Trump, abilmente alimentata dal mainstream mediatico internazionale, fortemente ostile al nuovo inquilino, “politicamente scorretto”, della Casa Bianca, considerato nemico numero uno dell’establishment globale.

Tra gli stizziti più illustri vi è stato lo stesso Barack Obama che ha affidato le sue prime parole ufficiali da ex presidente al proprio portavoce Kevin Lewis facendo sapere che «i valori americani sono a rischio» e di essere «in fondamentale disaccordo con il concetto di discriminare gli individui a causa della loro fede o religione».

Ma cosa prevede, in concreto, l’ordine esecutivo Protecting The Nation From Foreign Terrorist Entry Into The United States, (Proteggere la Nazione dall’ingresso del terrorismo straniero negli Stati Uniti) firmato da Trump lo scorso 27 gennaio?

  • L’ordine sospende per 120 giorni l’intero sistema di ammissione dei rifugiati nel paese, lo S. Refugee Admissions Program (Usrap).
  • L’ordine “congela” per 90 giorni l’ingresso di cittadini provenienti dai paesi classificati come “a rischio terrorismo”: Iran, Iraq, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen
  • L’ordine infine sospende il programma di accoglienza dei profughi siriani a tempo indeterminato. Il divieto si applica a tutti gli immigrati, tranne ai possessori di green card.

Per placare il fiume di proteste scatenatosi negli Stati Uniti e nel mondo all’indomani della firma dell’executive order, Trump ha fatto diramare un comunicato per sottolineare come l’ordine “incriminato” non abbia affatto di mira le persone musulmane in quanto tali, quanto piuttosto i paesi ad oggi “schedati” come potenzialmente a rischio terrorismo, ricordando come gli Usa rilasceranno nuovamente i visti dopo aver riesaminato e rafforzato il sistema di controlli:

«Ci sono altri 40 Paesi nel mondo a maggioranza islamica che non sono interessati dal provvedimento. Per essere chiari, questo non è un bando nei confronti dei musulmani, come i media hanno falsamente riportato. Non ha a che fare con la religione, ma con il terrore e il mantenimento della sicurezza del nostro Paese. Rilasceremo nuovamente i visti a tutti i Paesi una volta che avremo rivisto e completato le politiche più sicure nei prossimi 90 giorni. L’America è una nazione orgogliosa dei suoi immigrati e continuerà a mostrare compassione nei confronti delle vittime dell’oppressione. Ma lo farà proteggendo al momento stesso i propri cittadini ed i propri confini».

Che sia deciso a proseguire spedito sulla strada tracciata, Donald Trump lo ha fatto capire licenziando in tronco il ministro della Giustizia ad interim, Sally Yates, rea di essersi opposta all’ordine esecutivo, rimpiazzandola temporaneamente con l’attorney general Dana Boente, nominato da Obama nel 2015, in attesa della ratifica da parte del Senato della nomina di Jeff Sessions a procuratore generale.

Sull’ordine esecutivo Protecting The Nation From Foreign Terrorist Entry Into The United States, come detto, è stata montata una vera e propria campagna di disinformazione. Di seguito elenchiamo alcuni dei principali luoghi comuni circolati a riguardo sulla stampa internazionale.

1) Non è un divieto anti musulmano ma contro il terrorismo islamico

Il termine “musulmani”, come si legge sul sito Breitbart News riconducibile a Steve Bannon, chief strategist e consigliere di punta di Trump, non appare nell’ordine esecutivo. La parola è stata abilmente adoperata dai principali media per accusare il neo presidente statunitense di discriminazione religiosa.

L’ordine esecutivo si applica infatti a tutti i cittadini di Iraq, Iran, Siria, Libia, Somalia, Sudan e Yemen, senza specificare la loro appartenenza religiosa. Allo stesso modo, l’attesa a tempo indeterminato nei confronti dei rifugiati siriani riguarderà sia i cristiani che i musulmani. Ad ulteriore conferma che esso non sia un decreto contro i musulmani in generale, come riportato da Tim Carney del Washington Examiner, vi è il fatto che i più grandi paesi a maggioranza musulmana nel mondo, come Turchia e Pakistan, non sono citati nell’ordine esecutivo.

Il provvedimento approvato, si legge sempre su Breitbart News, non si applicherà inoltre «ai cittadini stranieri che viaggiano con visti diplomatici, visti della North Atlantic Treaty Organization, visti C-2 per i viaggi alle Nazioni Unite, e gli speciali visti G-1, G-2, G-3, e G-4». Inoltre i Dipartimenti di Stato e la Homeland Security avranno la libertà di concedere deroghe «caso per caso», e «quando reputeranno esserci i requisiti per l’interesse nazionale, per rilascio di visti o altri benefici in materia di immigrazione per i cittadini di paesi per i quali i visti ed i benefici sono altrimenti bloccati».

2) I paesi sono stati scelti da una “lista nera” stilata da Obama

Come dichiarato dal consigliere della Casa Bianca Kellyanne Conway al programma televisivo Fox News Sunday, le sette nazioni indicate nell’ordine esecutivo di Trump non sono state scelte in quanto paesi musulmani, ma perché incluse nel Terrorist Prevention Act emanato da Barack Obama nel 2015. Al Visa Waiver Program Improvement and Terrorist Travel Prevention Act del 2015 che aveva messo all’indice Iraq, Iran, Sudan e Siria, ha poi fatto seguito nel 2016 un aggiornamento che ha aggiunto alla lista nera la Libia, la Somalia e lo Yemen. La Conway ha spiegato dunque come i paesi in questione abbiano un pedigree inequivocabile in materia di terrorismo islamico: «Si tratta di paesi che hanno una storia di formazione, ospitalità ed esportazione di terroristi. Non possiamo continuare a far finta di nulla e guardare dall’altra parte».

3) La moratoria è temporanea

Un terzo punto da sottolineare è cha la moratoria è del tutto temporanea. I cittadini dei sette paesi a rischio sicurezza hanno il divieto di entrare negli Stati Uniti unicamente per i prossimi 90 giorni, che diventano 120 per i rifugiati siriani.

4) I predecessori di Trump hanno adottato provvedimenti analoghi

Breitbart News riporta inoltre come l’ordine di Trump non si differenzi in nulla da quelli messi precedentemente in atto da Obama nei confronti dell’immigrazione proveniente dall’Iraq e, anni prima, da Jimmy Carter nei confronti dell’Iran. Nel 1980 Jimmy Carter vietò infatti l’immigrazione iraniana a meno che i candidati fossero in grado di dimostrare che erano nemici della teocrazia imposta dall’Ayatollah Khomeini. In questo senso, così come Carter agì contro i cittadini iraniani sostenitori di Khomeini e non contro l’Islam, allo stesso modo, l’ordine esecutivo di Trump non è da considerare contro l’intera comunità musulmana ma contro i paesi che, ad oggi, sono identificati come “sotto osservazione” terroristica.

5) L’ordine esecutivo è pienamente legale

Un’altra delle accuse principali mosse contro il decreto immigrazione di Trump è la sua presunta incostituzionalità. Tuttavia, nota sempre Breitbart News, il presidente ha la piena autorità legale di intraprendere tali azioni, così come hanno fatto i suoi predecessori senza polemica alcuna. La maggior parte delle argomentazioni legali contro l’ordine di Trump sono del tutto pretestuose e montate ad arte per colpire ed abbattere con ogni mezzo il proprio nemico politico.

L’ultimo punto messo in evidenza è che tale ordine esecutivo è una misura di sicurezza e non è un’espressione arbitraria di presunta xenofobia. A questo proposito il network di news statunitense cita un passaggio di un articolo sul tema dell’avvocato e scrittore David French dove si legge: «Quando sappiamo che il nostro nemico sta cercando di colpire l’America e i suoi alleati attraverso la popolazione di rifugiati, quando sappiamo che ci sono riusciti in Europa, e quando l’amministrazione ha dubbi sulla nostra capacità di controllare adeguatamente i profughi che ammettiamo in questa nazione, fare una pausa è non solo prudente, ma forse necessaria».

Parole equilibrate e di buon senso, che riflettano il pensiero della maggioranza silenziosa della popolazione americana che ha votato per Donald Trump, oggi minacciosamente sovrastate dalla asfissiante campagna mediatica internazionale. (Lupo Glori)

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