Mons. Fellay: ho sperato in un ultimo gesto del Papa verso di noi

Mons. Fellay(su Messainlatino) E’ apparsa oggi l’intervista che segue a mons. Fellay, superiore della Fraternità San Pio X. Come noto, da tempo il nuovo prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Mueller, noto antipatizzante dei tradizionalisti, ha inviato (a quanto pare forzando un po’ la mano a mons. Di Noia in carica alla Commissione Ecclesia Dei) una sorta di ultimatum che scadrà il prossimo 22 febbraio, festa della Cattedra di S. Pietro, in cui si intima di accettare il Preambolo dottrinale con le ultime aggiunte invise alla FSSPX, altrimenti Roma procederà a contattare i singoli preti lefebvriani per proporre individualmente la sottomissione e la regolarizzazione.

Di fronte ad un’intimazione di tal genere la risposta non potrà che essere negativa; e dall’intervista che segue (che sposta nel tempo futuro una riconciliazione) si capisce che quella è l’intenzione di mons. Fellay. Tuttavia, il gesto imprevisto del Papa ha sparigliato le carte e la mia personale lettura di questa intervista è che il Superiore dei lefebvriani provi a lanciare un messaggio che, se recepito dal Papa ‘uscente’, potrebbe portare ad un gesto unilaterale di benevolenza e magnanimità, che eviti le secche della difficile approvazione di preamboli e documenti vari; ad esempio, una revoca delle sanzioni canoniche e il riconoscimento del ministero della FSSPX, sia pure senza sancire ancora una soluzione giuridica precisa. Qualcosa del genere già avvenne con la revoca delle scomuniche, che seguì ad una semplice lettera in cui i quattro vescovi professavano la loro fedeltà al Papa.

Non potrebbe avvenire adesso qualcosa di analogo, quale coronamento in extremis del noto desiderio di Benedetto XVI di risolvere una divisione per lui molto dolorosa? Così, se la risposta della FSSPX entro il 22, pur senza accettare il preambolo, fosse sufficientemente ‘romana’ da costituire un assist per il Papa… Il quale, dopo tutto, ora non ha più da temere gli strilli dei progressisti; e l’avvenuta espulsione di Williamson dalla Fraternità eviterebbe comunque buona parte della cagnara dell’altra volta.

Enrico

Monsignore, apprezzerebbe il fatto che l’ultimo atto importante di Papa Benedetto XVI fosse la reintegrazione della FSSPX?
Per un momento, ho pensato che annunciando le sue dimissioni, Benedetto XVI avrebbe forse compiuto un gesto verso di noi come papa. Tuttavia, vedo difficilmente come questo possa essere possibile. Probabilmente si dovrà attendere il prossimo papa. Le dico anche, a rischio di sorprenderla, che ci sono problemi più importanti per la Chiesa che la Fraternità San Pio X, ed è, in un certo senso, risolvendo quelli, che il problema della Fraternità sarà risolto.

Alcuni dicono che voi vorreste che Roma dichiari illecito il rito ordinario: ci può illuminare su questo punto?
Sappiamo bene che è molto difficile chiedere alle autorità una condanna della Messa nuova. In realtà, se quel che deve essere corretto lo fosse, sarebbe già un grande passo.

In che senso?
Si potrebbe fare con una istruzione della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Non è così complicato, dopo tutto. Penso che ci siano cambiamenti significativi da fare a causa delle gravi e pericolose carenze che rendono questo rito condannabile. La Chiesa potrebbe benissimo fare queste correzioni importanti senza perdere la faccia o autorità. Ma ora noto l’opposizione di alcuni vescovi alle legittime richieste del Papa di correggere, nel canone della Messa, la traduzione di “pro multis” con “per molti” e non “per tutti”, traduzione falsa che si trova in diverse lingue.

Desidera rivedere il Concilio Vaticano II?
Per quanto riguarda il Vaticano II, come per la Messa, riteniamo che sia necessario chiarire e correggere una serie di punti che sono o errati o portano all’errore. Tuttavia, non ci aspettiamo che Roma condanni il Vaticano II prima di un bel pezzo. Roma può ribadire la Verità, discretamente correggere gli errori conservando la sua autorità [E’ esattamente quello che ha fatto ieri Benedetto XVI, con la sua condanna del ‘Concilio’ virtuale]. Tuttavia, noi riteniamo che la Fraternità porti la sua pietra all’edificio del Signore segnalando alcuni punti controversi.

– Concretamente, Lei sa che le vostre richieste non saranno soddisfatte dalla sera alla mattina.
Certo, ma progressivamente, lo saranno, credo. E arriverà un momento in cui la situazione diventerà accettabile e noi potremo essere d’accordo, anche se oggi non sembra essere il caso.

Lei ha incontrato Benedetto XVI fin dai primi mesi del suo pontificato, ci può dire qual era il suo sentimento verso di Lei in quel momento?
Posso dire che ho incontrato un Papa che ha avuto un sincero desiderio di raggiungere l’unità della Chiesa, anche se non siamo stati in grado di accordarci. Ma, mi creda, io prego per lui ogni giorno.

Qual è stato, secondo Lei, l’atto più importante del suo pontificato?
Credo che senza ombra di dubbio, l’atto più importante sia stata la pubblicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum, che dà ai sacerdoti di tutto il mondo la libertà di celebrare la Messa tradizionale. Lo ha fatto, va detto, con coraggio perché c’erano opposizioni. Penso anche che questo atto darà i suoi frutti molto positivi nel lungo periodo.

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