MARCIA PER LA VITA: no alla Comunione per i cattolici abortisti

S. Emin. card. Burke(di Mauro Faverzani) Al primo Rome-Life Forum annuale, 52 leaders di 16 nazioni, hanno chiesto, in spirito di amore e misericordia, ai vescovi cattolici di negare la Comunione ai politici cattolici abortisti. Questo primo Forum internazionale a difesa della vita è stato promosso da LifeSiteNews, Human Life International e Family Life International New Zealand, con la collaborazione degli organizzatori della Marcia per la Vita italiana.  

L’incontro internazionale si è tenuto il 3 maggio, alla vigilia della IV Marcia per la Vita, a Roma, nella sala s. Pio X di via della Conciliazione, 5. Alla conferenza stampa di presentazione dell’evento, i rappresentanti delle 36 organizzazioni pro-life presenti hanno lanciato un appello affinché, in base alle norme del diritto canonico, secondo quanto afferma la Sacra Scrittura e  quanto sostenuto dai Papi e dal Magistero, i vescovi neghino la santa Comunione a tutti quei politici che, pur formalmente cattolici, sono a favore di legislazioni abortiste. Questo gesto, secondo gli organizzatori, sarebbe un segno d’amore e di vera misericordia, un richiamo all’autentica vita di fede e un modo per evitare il pubblico scandalo.

L’appello è stato subito fatto proprio con convinzione dal Card. Burke, che nel corso della propria relazione, tenuta di fronte ad un folto pubblico, ha ribadito il proprio “no” ad amministrare la Comunione ad un cattolico impegnato in politica, che sia favorevole all’aborto o all’eutanasia, poiché ciò sarebbe «causa di scandalo per il resto dei fedeli» e non aiuterebbe a comprendere la gravità intrinseca a tali delitti. La partecipazione «al sacrificio eucaristico rappresenta la fonte ultima e massima» per «promuovere la vita», ha detto. Non c’è spazio, quindi, per chi alla vita attenti in qualsiasi modo con l’aborto piuttosto che con la sperimentazione sugli embrioni, con l’eutanasia, col suicidio assistito, con una mentalità contraccettiva o con la pornografia, poiché anche «una concezione errata dell’amore coniugale è una violenza compiuta contro le famiglie», mirante ad «eliminare la natura procreativa con artifici chimici o tecnici». «L’uccisione della vita innocente è sempre immorale», attesta da sempre il Magistero perenne della Chiesa, aspetto sottolineato con forza in particolare da S. Giovanni Paolo II, per il quale «l’aborto diretto come fine o mezzo è sempre un grave peccato morale».

Il Card. Burke si è detto convinto che iniziative quali questo primo convegno internazionale rappresentino l’occasione per dare «forza e testimonianza viva» all’annuncio della «novità perenne del Vangelo della Vita», da «proclamare ogni giorno» e da cui promuovere la «nuova evangelizzazione», dissolvendo le nebbie che offuscano i nostri contemporanei, riportando ordine e chiarezza, a partire dalla «confusione imperante tra ciò che è bene e ciò che è male. La trasformazione dei cuori è il mezzo fondamentale della conversione delle persone». A fronte della «gravità della situazione», oggi «dobbiamo ricostruire il tessuto cristiano della società, occorre una mobilitazione generale delle coscienze, una trasformazione culturale, occorre combattere contro i permissivismi  ̶  ha esortato Sua Eminenza – Gli Stati devono varare politiche di autentico sostegno alla vita ed alla famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna».

È quindi intervenuto George Weigel, noto biografo di Giovanni Paolo II, secondo il quale, certo, «quanto è di Cesare va dato a Cesare, ma ci sono aspetti della vita umana, che non appartengono a Cesare. La politica non è l’elemento primario della nostra vita», a meno di non voler intraprendere un «percorso pericoloso» col rischio di una «tentazione totalitaristica». Così «se lo Stato si arroga il potere di dichiarare alcuni membri della comunità, i nascituri, al di fuori della tutela giuridica, nessuno è più al sicuro».

Il dibattito tuttora in atto sulle leggi relative ad aborto ed eutanasia richiama – benché si sia reticenti ad ammetterlo ̶ il precedente nazionalsocialista, secondo il quale v’erano «vite umane con meno diritti delle altre». Dopo aver guardato con soddisfazione al crescente numero di adesioni che ogni anno raccoglie la Marcia per la Vita di Washington, Weigel ha anche evidenziato i nuovi pericoli e le nuove sfide, tra cui la politica filo-abortista, seguita dall’Amministrazione Obama, a dimostrazione di come «i mezzi umani siano sempre soggetti ai capricci di chi detiene il potere. Molto dev’essere ancora fatto» ha detto, specificando come in merito al tema della vita la Chiesa non possa cambiare le proprie posizioni.

E qui ha citato Papa Francesco, secondo cui «non può esser progressista pensare di risolvere i problemi, eliminando la vita umana». Il primo convegno internazionale ha offerto anche l’opportunità a decine di organizzazioni di presentarsi ai tanti presenti, specificando il proprio ambito d’azione, sostanzialmente riassumibile per tutti in preghiera, formazione, informazione, educazione ed assistenza alle donne ed alle famiglie in difficoltà. All’evento erano presenti decine di sigle giunte dall’America, dal Canada, dal Perù, dalla Gran Bretagna, dalla Nuova Zelanda, dal Belgio, dalla Francia, dal Portogallo, dalla Spagna, dalla Polonia, dalla Slovenia, dalla Croazia, dall’Albania, da Malta e dal Libano. Insomma, un successo senz’altro da replicare il prossimo anno, come già è stato concordato tra i promotori. (Mauro Faverzani)

Donazione Corrispondenza romana