Marcia per la Vita: in marcia assieme a chi obbietta

Medici-braccia-conserte(di Alfredo De Matteo) In Italia, il massiccio incremento del fenomeno dell’obiezione di coscienza da parte del personale medico è chiaro sentore di un certo mutamento culturale nella percezione del tema dell’aborto volontario.

Vuoi per gli innegabili progressi nel campo della tecnologia medica (ad esempio l’ecografia in gravidanza), che hanno reso ancor più evidente la natura criminosa dell’atto abortivo, vuoi per l’instancabile opera di informazione messa in campo dalle numerose associazioni pro life sparse nel territorio, ancor più meritoria in quanto svolta fra mille difficoltà e innumerevoli forme di ostracismo, è divenuto oltremodo complicato per le strutture pubbliche applicare la omicida legge 194 che disciplina la cosiddetta interruzione volontaria di gravidanza, proprio a causa dell’ormai cronica carenza di personale sanitario disposto ad eseguire la condanna a morte dell’innocente.

Finora Milano, rispetto al resto della Lombardia dove gli obiettori sfiorano percentuali del 76%, non sembrava risentire della scarsità di medici non obiettori ma improvvisamente le cose si sono messe “male” anche per il capoluogo lombardo: all’ospedale Niguarda è ormai “emergenza aborto” in quanto i medici non obiettori si sono ridotti a due su sedici. Tant’è che per ovviare a cotanto scempio dei pseudo diritti della donna il direttore generale del Niguarda ha chiesto aiuto ai colleghi del Sacco. Secondo Mario Meroni, primario della ginecologia ostetricia dell’ospedale lombardo, «la convenzione con il Sacco è un’ancora di salvezza» (milano.repubblica.it, 26 aprile 2014).

Viene da chiedersi per chi e in quale modo l’aborto rappresenti un’ancora di salvezza visto che colei che uccide la creatura che porta nel grembo rimane quasi sempre devastata fisicamente, psichicamente e spiritualmente dalle conseguenze del post aborto, visto che neppure la vittima, ossia il bambino torturato e ucciso, sembra ragionevolmente trarre alcun vantaggio dall’odiosa pratica e visto che l’aborto di Stato non apporta alcun beneficio economico alla collettività, anzi … Ma c’è di più nell’esplosione del ricorso all’obiezione di coscienza da parte del personale medico: trattasi di un fenomeno che evidenzia in maniera chiara ed inequivocabile l’impossibilità di “normalizzare” una pratica intrinsecamente disumana e contraria alla ragione, malgrado i reiterati tentativi compiuti in tal senso dalle lobby abortiste spalleggiate dai mass media e gli oltre trent’anni di legge 194. Mai l’aborto di Stato potrà essere completamente assorbito nel tessuto sociale, e tale consapevolezza può e deve costituire il principale propellente morale nella lotta contro l’omicidio legalizzato dell’innocente.

Solo in tal modo è possibile, infatti, comprendere lo straordinario successo di un’iniziativa partita dal basso, la Marcia Nazionale per la Vita, che in pochi anni è riuscita a portare in piazza decine di migliaia di persone e che il prossimo 4 maggio giungerà alla sua quarta edizione, la terza a Roma. È evidente come l’immobilismo cronico di chi avrebbe dovuto portare avanti con coraggio le ragioni della vita non era la cifra che caratterizzava il popolo cattolico pro life, il quale non aspettava altro che un semplice segnale di coerenza e di “chiamata alle armi” per scendere in campo in quella doverosa battaglia mai iniziata.

Già, perché, per chi non l’avesse ancora capito, l’aborto di Stato è una vera e propria guerra che lascia sul terreno milioni di morti, tutti innocenti ed indifesi, e una scia di sangue che grida vendetta al cospetto di Dio. Tutti a Roma, dunque, il prossimo 4 maggio per la quarta edizione della Marcia Nazionale per la Vita: medici obiettori, militanti pro life, credenti e non credenti, uomini e donne qualunque. Perché l’aborto è un delitto abominevole e mai nessuna legge degna di tale appellativo potrà trasformarlo in un diritto. Mai. (Alfredo De Matteo)

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