Mancinismo e omosessualità una falsa e scorretta analogia

Bambini-mancini-cosa-fare(di Lupo Glori) Uno dei luoghi comuni di vecchia data, che ogni tanto ritorna, volto a dimostrare la presunta normalità del comportamento omosessuale, è il falso e scorretto parallelismo tra mancinismo ed omosessualità. I primi a effettuare tale ardito e fazioso paragone furono gli attivisti gay Marshall Kirk e Hunter Madsen, autori del celebre best-seller, After the ball. How America will conquer its fear & hatred of Gays in the 90’s.

Il libro, pubblicato nel 1989 (New York, Doubleday) con l’obiettivo dichiarato di dare nuova linfa alla battaglia, fino a quel momento fallimentare, dei movimenti omosessualisti, si proponeva di delineare le linee guida di una innovativa e vincente strategia di lotta.

Nel capitolo introduttivo di quello che, in poco tempo, divenne un vero e proprio manuale di tattica omosessualista, Kirk e Madsen, volendo sottolineare l’assurdità della disapprovazione generale nei confronti dello stile di vita gay, dedicano un intero paragrafo a quella che loro presentano come una «appropriata analogia». Nel loro libro, gli autori effettuano, infatti, un dettagliato e beffardo racconto allegorico, ambientato in una società immaginaria, che ha come protagonisti i mancini in sostituzione degli omosessuali, e che, fin dalle prime righe, chiarisce le loro intenzioni: «immagina cosa sarebbe successo se una società avesse perseguitato i mancini alla maniera con cui si comporta con i gay».

Non stupisce dunque che tale inopportuno confronto sia ancora oggi ripreso ed utilizzato da coloro che tentano astutamente di illustrare la normalità e naturalità del comportamento omosessuale. Il 24 marzo 2015, Laura Eduati cerca, così, di ingannare il lettore sull’“Huffington Post”, riportando la “toccante” storia del suo ottantenne zio che un giorno le raccontò di come, «era costretto a frequentare la scuola con la mano sinistra legata dietro la schiena, perché era nato mancino e per la maestra la sinistra era la mano del diavolo». «La maestra – prosegue nella sua pietosa narrazione la Eduati – glielo diceva, davanti a tutti. Per questo motivo lo obbligava a scrivere con la destra, procurandogli dolore e disagio. Mio zio doveva scrivere lentamente perché non gli veniva naturale usare la mano destra, ma non osava ribellarsi perché si sentiva profondamente sbagliato e colpito dalla malvagità di Satana: chissà quali colpe aveva commesso per essere mancino».

Oggi, sottolinea la giornalista dell’“Huffington Post”, nessuna maestra «direbbe ai suoi alunni che essere mancini è sbagliato. E d’altronde nessuno penserebbe che i mancini scelgono di esserlo». Allo stesso modo, conclude, perentoriamente, la Eduati , «nemmeno gli omosessuali o le lesbiche scelgono la propria inclinazione sessuale, così come le persone transgender non si sono svegliate una mattina pensando di diventarlo. (…) Il fatto di essere omosessuale, (…), non è materia di discussione: lo si è, come lo sono i mancini».

Quanto scritto dalla Eduati impone alcune considerazioni. Non c’è dubbio che nel passato, il mancinismo, per via di credenze popolari, tipiche del particolare contesto storico, sia stato considerato in maniera negativa. Come scrive, a tale proposito, il ricercatore francese Pierre-Michel Bertand, nella sua Storia dei mancini: «La preminenza della mano destra è un pregiudizio che ha segnato con un’impronta indelebile la nostra struttura mentale. Verso qualunque ambito del pensiero – religioso o profano, dotto o popolare – ci rivolgiamo, la questione ritorna con insistenza: alla mano destra tutti gli onori, tutti i privilegi, tutte le nobiltà; alla sinistra tutti i biasimi, tutti i compiti subalterni, tutte le viltà».

I termini “mancino” e “sinistro” hanno così assunto una accezione negativa e frasi come un «tiro mancino», «aspetto sinistro», «sinistro autostradale» sono divenute espressioni di uso comune, volte ad indicare notoriamente un comportamento o una situazione sospetta e sfavorevole. Il vocabolario conferma tale significato negativo, sottolineando come etimologicamente il termine mancino deriva dal latino “mancus” ed è sinonimo di mutilato e storpio. Il mancinismo così come il rutilismo, ossia la caratteristica di nascere con i capelli rossi, in quanto diverso dalla norma, è stato dunque sempre visto in maniera sospetta e superstiziosa. Anche Rosso Malpelo, il famoso protagonista della novella di Giovanni Verga, viene maltrattato dai compagni di cava e dalla gente del paese, a causa del colore dei suoi capelli che secondo le superstizioni del popolo erano simbolo di malizia e cattiveria.

Tuttavia, al di là della particolare interpretazione storica del termine “mancino”, è evidente ad ogni persona di buon senso, come il paragone tra mancinismo e omosessualità sia fortemente capzioso e scorretto. Se il mancinismo, ossia la disposizione naturale ad usare la mano sinistra per compiere movimenti e gesti è una caratteristica innata, che ha precise e note origini genetiche, dall’altro lato, la scienza, ad oggi, non è stata ancora in grado di individuare alcun gene gay che spieghi l’origine naturale del comportamento omosessuale. Il mancinismo si determina nella prima infanzia, quando nel processo di specializzazione funzionale dei due emisferi del cervello umano, contrariamente alla norma, predomina l’emisfero destro.

Le cause di tale processo, detto di lateralizzazione, che inizia con lo sviluppo del linguaggio dopo i 36 mesi e si conclude verso i 3-4 anni, non sono ancora state chiarite. Tuttavia è accertato come l’ereditarietà, sebbene non dominante, sia un fattore determinante nella predisposizione al mancinismo. Dunque, la differenza di fondo tra mancinismo e omosessualità è che il primo è una caratteristica connaturale, indipendente dalla volontà dell’individuo, come il rutilismo o avere gli occhi azzurri, la seconda è invece un comportamento, privo di alcuna origine biologica e contro natura, dipendente dalla volontà dell’individuo. Vi è, inoltre, un altro aspetto importante da sottolineare.

Il mancinismo è una caratteristica moralmente neutra in quanto, come abbiamo visto, utilizzare la mano sinistra al posto della destra, non solo non implica alcuna scelta da parte dell’individuo, ma è del tutto indifferente dal punto di vista morale. La questione è puramente pratica, in quanto i mancini avranno certamente delle difficoltà maggiori a vivere in un mondo dove ogni genere di pulsante o attrezzo è predisposto “per destri”.

Al contrario, l’omosessualità non è una faccenda pratica, ma rappresenta un evidente disordine morale, dal momento che gli atti tra persone dello stesso sesso sono comportamenti che presuppongono una precisa scelta etica da parte degli individui coinvolti contro la loro natura umana e l’ordine naturale. Naturale, infatti, non è ciò che semplicemente esiste o che “sentiamo” istintivamente con i nostri sensi, ma ciò che, secondo ragione, corrisponde al nostro particolare progetto e che guida il suo modo di essere, la sua crescita e il suo sviluppo.

L’uomo, come tutte le creature, ha infatti, un suo progetto specifico, secondo la sua propria natura. Tale progetto, iscritto nella natura di ogni uomo fin dalla sua nascita, prevede che il bambino nato maschio cresca e si senta attratto dalle donne. Tuttavia non è detto che tale processo fisiologico si compia interamente. Se qualcosa va storto durante il processo naturale, se il tutto non avviene in maniera armonica, secondo natura, il bambino può non sviluppare appieno la propria identità e si avranno patologie, disordini o disturbi della sessualità umana.

Continuare a mettere sullo stesso piano, ipocritamente, mancinismo e omosessualità significa distorcere la realtà ai propri fini ideologici e ingannare e abbandonare al loro destino tanti giovani con tendenze omosessuali. Il gender diktat odierno, che alla tolleranza dell’omosessualità ha sostituito la sua forzata promozione come una normale variante sessuale, impone programmi educativi criminali. Questi programmi, applicati su individui fragili e confusi gli spronano ad intraprendere un pericoloso stile di vita che, paradossalmente, potrebbe portarli anche alla morte come attestano le tantissime cronache di casi di Aids, suicidio, alcolismo e tossicodipendenza legati al mondo omosessuale.

Se un tempo si faceva una corretta prevenzione dell’omosessualità oggi al contrario si assiste ad una sua sconsiderata ed ideologica promozione. Per questo il dibattito pubblico sull’omosessualità non ammette che si nomini la terapia ricostitutiva o riparatrice, dove il termine riparatrice, in realtà, non si riferisce alla persona, ma alla natura stessa dell’impulso erotico omosessuale che è, esso stesso, il tentativo di riparare e porre rimedio ad una mancanza.

In questo senso, la pratica omosessuale costituisce un tentativo di risolvere in maniera autodistruttiva e non appagante una carenza di affetto maschile e quindi di mascolinità. Come scrive il noto psichiatra e psicoterapeuta Joseph Nicolosi, che da anni si occupa di terapia riparativa: «molti pazienti sono rincuorati dall’idea che i loro impulsi omosessuali siano una forma di “riparazione” a una mancanza. Per la prima volta non si sentono “strani” o “pervertiti”: sono solo individui alla ricerca della loro identità naturale, che hanno imboccato una strada sbagliata» (J. e L.A. Nicolosi, Omosessualità, una guida per i tori, Sugarco Edizioni, Milano 2003, pp.142).

Per questo ci auguriamo che attorno al delicato tema dell’omosessualità si possa avviare un dibattito serio ed onesto che, mettendo da parte, una volta per tutte, le menzogne e mistificazioni ideologiche di lungo corso, tenga conto della realtà e delle incontrovertibili evidenze scientifiche che confermano la perenne e incancellabile legge naturale. (Lupo Glori)

 

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