L’Unicef calpesta i diritti dell’infanzia

Unicef(di Lupo Glori) Lo scorso novembre l’UNICEF ha pubblicato un Position Paper intitolata Eliminating discrimination against children and parents based on sexual orientation and/or gender identity, un documento, già nel titolo inquietante ed emblematico, che ribadisce la posizione faziosa di un organismo che dovrebbe avere come unico scopo la tutela dell’infanzia, scevra da visioni e diktat ideologici.

Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, noto con l’acronimo UNICEF (United Nations Children’s Fund), istituito l’11 dicembre 1946, al fine di aiutare i bambini vittime della seconda guerra mondiale, si è infatti, oggi, trasformato in una delle agenzie delle Nazioni Unite più attive ed agguerrite nella promozione e diffusione dell’aborto, della contraccezione, della ideologia del gender e di tutte quelle teorie volte ad imporre un nuovo rivoluzionario paradigma etico.

In tale Paper, l’UNICEF, specificando come il suo mandato consista nel promuovere e proteggere i diritti di tutti i bambini, scrive: «Tutti i bambini, indipendentemente dal loro attuale o percepito orientamento sessuale o identità di genere hanno il diritto ad una infanzia sicura e salutare che sia libera dalla discriminazione. Lo stesso principio si applica a tutti i bambini indipendentemente dall’orientamento sessuale o identità di genere dei propri genitori».

Secondo l’agenzia ONU per l’infanzia il diritto all’orientamento sessuale sarebbe, infatti, un diritto umano universale sancito dalla Convenzione per i Diritti dell’Infanzia e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Per questo ‒ afferma l’UNICEF ‒ è necessario, e quanto mai urgente, denunciare e rimettere in riga tutti quei paesi “omofobi” dove i bambini che sono lesbiche, gay, bisessuali o transgender (LGBT), o che hanno differenti percezioni della propria sessualità o identità di genere, sono spesso oggetto di discriminazione, intimidazione e violenza.

Il documento chiarisce, a scanso di equivoci, i concetti di «orientamento sessuale» e «identità di genere» precisando come il primo si riferisca ad una persona che ha una attrazione fisica, romantica o emozionale verso altre persone; attrazione che può essere, indifferentemente, verso lo stesso sesso, verso l’altro sesso o verso entrambi i sessi. L’«identità di genere» consiste invece in una profonda percezione di sé che può essere maschile o femminile indipendentemente dal sesso biologico e naturale.

Mascolinità e femminilità divengono cosi dei fattori puramente soggettivi legati alla personale e sempre mutevole sensazione di ciascuno. La posizione dell’UNICEF non è isolata ma è appoggiata e promossa dall’intero sistema delle Nazioni Unite e, a dichiararlo è il Paper stesso, dove si legge: «la posizione dell’UNICEF è in linea e supporta la posizione dell’intero sistema delle Nazioni Unite», espressa attraverso le parole del proprio Segretario Generale Ban Ki-Moon pronunciate nel luglio 2013: «lasciatemelo dire forte e chiaro: le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender hanno gli stessi diritti di chiunque altro. Anche loro sono nati liberi ed uguali ed io sto spalla a spalla con loro nella loro lotta per i diritti umani».

L’UNICEF, ente che più di ogni altro dovrebbe tutelare e proteggere l’infanzia, si rende complice e responsabile dello scellerato attacco perpetrato ai danni dei minori dagli ideologi del gender. Coinvolto da questa furia ideologica, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia calpesta gli unici intoccabili diritti di ogni bambino: quelli di vivere la propria sessualità secondo l’ordine naturale e di crescere in una famiglia formata da una mamma ed un papà. (Lupo Glori)

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