Lotta pro e contro la vita all’interno del Parlamento polacco

aborto-polonia-manifestazione

(Tommaso Scandroglio) 267 a 154. Tanti sono stati i voti a favore della proposta di legge volta a qualificare l’aborto come reato espressi dai deputati nella Camera bassa del Parlamento polacco. Dal 1993 è in vigore una legge che legittima l’aborto in quattro casi: problemi gravi ed irreversibili di salute del nascituro, violenza sessuale subita dalla donna, gravidanza frutto di incesto ed infine pericolo per la vita della madre derivato da gravidanza o parto. Anna Kiljan della Fondazione Diritto alla Vita ha spiegato che il 90% degli aborti compiuti in Polonia trovano la loro causa in qualche patologia o malformazione fetale. Nella maggior parte dei casi si sospetta – e i falsi positivi però sarebbero all’ordine del giorno – la presenza della sindrome di Down o della sindrome di Turner. Tutti aborti poi tardivi, compiuti dopo la 20° settimana.

La proposta “Stop aborto”, che ha avuto il placet della Camera bassa, mira a sanzionare penalmente l’aborto prevedendo la reclusione fino a cinque anni per chi compie questa pratica, lasciando invece alla discrezionalità dei giudici le relative sanzioni a carico della donna. In merito a quest’ultimo aspetto Jerzy Kwasniewski, dell’istituto Ordo Juris, uno dei soggetti principali che ha introdotto il testo in Parlamento, ha spiegato che la perseguibilità penale della donna – seppur eventualmente mitigata dall’intervento equitativo del magistrato in sede processuale – è necessaria perché, citando per paradosso il procuratore stalinista Helena Wolińska, la cancellazione della pena detentiva per le donne è «uguale alla eliminazione della tutela legale per il feto». Non si prevede invece la reclusione in caso di aborto al fine di salvare la vita della madre.

Ora la palla passerà alla Commissione Giustizia e diritto dell’uomo per un ulteriore esame. L’ampio margine con cui è stato votato il disegno di legge fa presumere che tale disegno potrà diventare legge grazie soprattutto all’appoggio del partito di maggioranza Diritto e Giustizia. Invece la proposta di legge di segno opposto denominata “Salva le donne” che mirava ad ampliare i casi in cui si potesse abortire, è stata bocciata con 230 voti contro e 173 a favore. «L’aborto è un massacro di bambini innocenti, l’inferno per le donne e una vergogna morale per gli uomini», ha dichiarato Joanna Banasiuk, avvocato dall’istituto Ordo Juris. Un coro di critiche contro questa proposta invece si è levato da diversi ambienti della cultura polacca ed internazionale tacciando il disegno di legge di essere contro la salute della donna, retrogrado e di impronta confessionale.

In merito a quest’ultima censura c’è da ricordare che la proposta è nata dalla base e non dalla Conferenza episcopale, la quale comunque ha appoggiato l’iniziativa. «Quando si tratta di difendere la vita del nascituro non si può restare fermi al compromesso raggiunto con la legge del 1993», si leggeva in una lettera pastorale emanata dai vescovi polacchi nella prima domenica di aprile.

L’ordinamento giuridico polacco prevede infatti la possibilità di proposte di legge ad iniziativa popolare, raccogliendo un minimo di 100mila firme. Questo disegno di legge ne ha raccolte ben 450mila. Difficile quindi sostenere che si tratta di una manovra di pochi e imposta dall’alto dalle gerarchie cattoliche. Tanto più che, secondo un sondaggio CBOS del marzo 2016, il 66% dei polacchi ha risposto “sì” alla seguente domanda: «Pensi che la vita umana debba essere protetta sempre e in ogni circostanza dal momento del concepimento fino alla morte naturale?». Il traguardo per il varo di questa legge si fa sempre più vicino, ma molti ostacoli ci sono ancora da superare, in primis le forti pressioni delle potenti lobby pro-aborto presenti nell’Unione europea che faranno di tutto per impedire che tale normativa a tutela del nascituro venga alla luce. (Tommaso Scandroglio)

Donazione Corrispondenza romana