L’ONU promuove ufficialmente il “gender diktat”

L’ONU promuove ufficialmente il “gender diktat”(di Lupo Glori) Il nuovo rapporto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite sulle donne, intitolato Indagine mondiale sul ruolo delle donne nello sviluppo 2014: uguaglianza di genere e sviluppo sostenibile, delinea e ribadisce chiaramente quelle che sono le linee guida strategiche della politica dell’ONU per il prossimo futuro.

La tecnica utilizzata è sempre la stessa. Il documento adotta un linguaggio volutamente ambiguo e ambivalente per presentare e promuovere in maniera subdola il proprio programma radicale. L’obiettivo è quello di creare consenso attorno a concetti e vocaboli apparentemente innocui e ragionevoli che in realtà sottendono l’adesione ad un progetto di profonda rivoluzione culturale.

La parola che ricorre con maggiore frequenza nel documento è il termine gender. Tale vocabolo rappresenta, infatti, il cuore della strategia di azione delle Nazioni Unite fin dalla Conferenza mondiale delle donne di Pechino del 1995. Come ha scritto, a tale proposito, la studiosa belga Marguerite Peeters, nel suo libro Il gender. Una questione politica e culturale (Edizioni San Paolo, 2014), il gender può essere descritto come un insieme olistico di cerchi concentrici fornito di un nucleo duro radicale.

I cerchi esterni, i più visibili e i più lontani dal centro ideologico nascosto, rappresentano i progetti a più alto consenso e capaci di sedurre la maggioranza. Fanno parte di tale categoria, ad esempio, programmi di lotta contro lo stupro o la mutilazione, la richiesta di maggiori garanzie per le donne riguardo l’educazione, le cure mediche, lo sviluppo socio-economico ecc.

Tuttavia, come scrive la Peeters, una più attenta analisi dimostra che «il gender è un processo rivoluzionario centripeto, il nucleo duro ed ideologico attira verso sé e contamina tutti gli altri cerchi cosicché anche i progetti più esteriori e apparentemente più accettabili finiscono per essere contagiati dall’antropologia laicista, individualista ed edonista del centro».

La rivoluzione del gender avanza dietro una maschera di parole dal sapore altruistico e umanitario come uguaglianza, equità, parità di genere, libertà di scelta, diritti, dignità umana, progresso, autonomia, emancipazione, lotta contro le violenze, non discriminazione, salute riproduttiva, sviluppo sostenibile, ecc….

Il rapporto dell’ONU appena pubblicato rappresenta, in tal senso, un manuale emblematico di tale ipocrita e ambigua strategia d’azione. Per questo è interessante esaminare alcuni dei concetti esposti al suo interno per cercare di svelarne il significato reale e l’inganno linguistico intrinseco.

Una delle definizioni più ricorrenti nel documento è «salute riproduttiva», termine paradossale che nei fatti costituisce la negazione sia della salute che della riproduzione. Con tale definizione si vuole, infatti, stabilire il diritto all’aborto e alla contraccezione ai fini del controllo della propria sessualità. Per questo, a pagina 113 del rapporto, nella sezione «sullo sviluppo sostenibile», leggiamo la raccomandazione di «rispettare, proteggere e promuovere la salute e i diritti sessuali e riproduttivi per tutti, soprattutto per le donne e le ragazze, nel ciclo vitale».

Sempre a pagina 113 viene proposta l’ideologica uguaglianza di genere sottolineando la necessità di «riconoscere, ridurre e redistribuire il lavoro non pagato tra uomini e donne all’interno delle famiglie, e tra famiglie e Stato estendendo i servizi di base e le infrastrutture accessibili a tutti». Un’abolizione forzata della complementarietà fra i sessi in nome della parità di genere che svilisce la donna e perde di vista le naturali inclinazioni di ciascun sesso. A pagina 114 il documento promuove, inoltre, «politiche sulla popolazione sostenibili nella salute e nei diritti sessuali e riproduttivi, inclusa la fornitura accessibile a tutti… di un’educazione alla sessualità comprensiva e dell’aborto sicuro» introducendo il singolare concetto di «aborto sicuro», una contraddizione in termini che soggiace la legalizzazione dell’aborto a tutti i livelli.

Come anticipato la parola più ripetuta all’interno del rapporto delle Nazioni Unite è il termine “gender”. Vocabolo dal significato ideologico che sostituisce la parola sesso e mira a promuovere, all’interno di tutti gli Stati membri, la «prospettiva di genere» volta a rimuovere gli stereotipi di maschi e femmina, considerati superati e inadatti a rappresentare la complessità sociale contemporanea. L’agenda gender va a braccetto con l’agenda LGBTQ omosessualista, dettando la promozione e diffusione di qualsivoglia tendenza sessuale in nome di falsi e malintesi nuovi “diritti umani”. Il sesso di un individuo, l’essere maschio e femmina, lungi dall’essere un dato biologico, fisso e immutabile, diviene un dato socio-culturale e psicologico, da decostruire e ricostruire continuamente a proprio piacimento.

Il rapporto sulle donne dell’Organizzazione delle Nazioni Unite costituisce dunque un compendio significativo del programma di azione sovversivo degli ideologi del gender volto ad imporre attraverso una rivoluzione culturale globale “silenziosa” il nuovo paradigma etico fondato su un nuovo linguaggio, norme e valori. Un attacco infido e sleale il cui bersaglio principale sono il matrimonio e la famiglia naturale capisaldi vitali della nostra società. (Lupo Glori)

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