L’“ipocrisia religiosa” è il male della Chiesa

udienza generale dello scorso 13 febbraio in Sala Nervi(di Mauro Faverzani) C’è chi, prendendo spunto dalle parole dell’udienza generale dello scorso 13 febbraio in Sala Nervi, ha voluto particolarmente evidenziare come le dimissioni del Santo Padre siano dipese dalla secolarizzazione esterna alla Barca di Pietro, tanto potente da non bastar più le sue energie per arginarla. In effetti, lo stesso Benedetto XVI, dopo aver dichiarato di «non essere più in grado di svolgere il ministero Petrino con quella forza che esso richiede», ha fatto riferimento alle «prove cui la società attuale sottopone il cristiano», dalla fedeltà al matrimonio cattolico ed alla preghiera fino all’aborto, dall’eutanasia alla selezione degli embrioni.

C’è chi invece ha preferito evidenziare le ragioni “intestine” come le pur citate «divisioni nel corpo ecclesiale», come se i problemi della Chiesa dipendessero tutti e solo da «individualismi e rivalità», quasi si trattasse di banali bisticci tra comari. Un po’ poco per giustificare una rinuncia, della cui «gravità»lo stesso Pontefice si è detto viceversa «consapevole».

Forse più e meglio andrebbe rivalutato allora un altro passaggio, laddove il Santo Padre ha denunciato «l’ipocrisia religiosa» di «coloro che cercano l’applauso e l’approvazione del pubblico invece della semplicità del Signore». Tale categoria è più sottile e comporta un livello di analisi più profondo, quasi “bioscopico” dell’odierno tessuto ecclesiale. Il cui stato di salute non pare proprio eccellente, visto che già il predecessore di Benedetto XVI, Giovanni Paolo II, dieci anni fa nell’esortazione apostolica Ecclesia in Europa, parlò espressamente di un’ «apostasia silenziosa» serpeggiante. Ciò, ad evidenziare come i problemi siano tutt’altro che nuovi, siano anzi già stati diagnosticati, pur in assenza ad oggi di una vera cura o, per lo meno, di una cura adeguata.

Gli esempi, tutti purtroppo concreti, si sprecano, dal macro al micro livello… Anche solo limitandosi alla situazione italiana, che un don Gallo con lo spinello in mano invochi la legalizzazione delle droghe leggere, partecipi al Gay Pride, riceva il titolo di «Personaggio gay dell’anno» , presenti il primo calendario trans italiano, canti Bella ciao in chiesa e nell’ultimo suo libro definisca il Papa un «sepolcro imbiancato»e la Chiesa «una cappellania di potenti»senza che nessuno abbia alcunché da ridire, è trasgressione senz’altro in grado di strappare gli applausi e «l’approvazione» del «mondo». Ma del tutto priva della «semplicità del Signore».

Nondimeno, che in alcune chiese si elimini il piattino al momento della Santa Comunione, è un abuso espressamente contestato anche dall’istruzione Redemptionis Sacramentum (n. 93) di Giovanni Paolo II. Che spariscano gli inginocchiatoi è una vera e propria violenza perpetrata a danno dei fedeli. Che sulla stampa cattolica venga propagandato e proposto quale modello chi viceversa è «cavallo di Troia nella città di Dio»‒ per riprendere l’espressione utilizzata da mons. Antonio Livi a proposito di Enzo Bianchi ‒ è devastante. Che i nuovi “percorsi di iniziazione cristiana” di fatto allontanino dai Sacramenti o ne rinviino l’amministrazione, è senza dubbio pericolosissimo. Che un Vescovo partecipi ad incontri propagandati dalla massoneria, come accaduto a Città di Castello, certo è gesto in grado di riscuoter consensi, ma non atto a render più lieve il giogo della Croce di Cristo. Che l’Università Cattolica costringa studenti e docenti a firmare un “codice etico” privo di qualsiasi riferimento ai testi della Chiesa ma con ampie concessioni al concetto di «orientamento sessuale» o «genere» e al Trattato di Lisbona, è sicuramente fonte di disorientamento e confusione. E via scrivendo: molte altre situazioni meriterebbero di essere evidenziate, peraltro note o patite dai nostri stessi lettori.

Un elenco inquietante, cui tuttavia ora davvero occorre por mano, per rimetter ordine. Il richiamo è alle parole pronunciate dall’allora Card. Joseph Ratzinger, poco prima di diventare Papa Benedetto XVI, allorché, alla Via Crucis del Venerdì Santo del 2005, al Colosseo, giunto alla nona stazione, disse: «Quanta sporcizia c’è nella Chiesa e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui!». Il concetto ricalca quello espresso in Sala Nervi pochi giorni fa, la diagnosi è rimasta la stessa. Ed è allora da qui che chi salirà al Soglio Pontificio potrebbe santamente decidere di ripartire. Sentendo attorno il sostegno, l’aiuto e la preghiera di tutti i fedeli di buona volontà. «Estote parati» (Mt. 24, 44). (Mauro Faverzani)

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