L’implacabile realtà demografica dell’Europa

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(di Lupo Glori) Le recenti violenze della notte di Capodanno di Colonia sembrano aver improvvisamente fatto aprire gli occhi ai tanti esperti del politically correct, riguardo i rischi e le incognite insite in decenni di incessante e incontrollata immigrazione.

Domenica 17 gennaio, giorno nel quale si celebrava la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, il Corriere della Sera ha dedicato un’intera pagina al tema, con un’inchiesta di Sara Gandolfi dal titolo, Uomini soli verso l’Europa. Studio sui migranti, in Italia 9 su 10 sono di sesso maschile.
L’articolo sottolinea come il crescente clima di allarme sul tema dell’immigrazione abbia spinto diversi ricercatori ad esaminare con più attenzione i propri dati statistici, constatando risultati alquanto preoccupanti relativamente al profondo squilibrio esistente tra immigrati di sesso maschile e femminile:

«l’Europa del futuro rischia di essere troppo “maschile” e di soffrire così, inevitabilmente, un brusco aumento del tasso di criminalità. Un pericolo non necessariamente dovuto alla fede dei profughi ma allo squilibrio di genere: il 73% degli 1,2 milioni di richiedenti asilo in Europa, secondo gli ultimi dati disponibili, pubblicati dall’Economist, sono maschi contro il 66 % del 2012. E l’Italia guida la lista, con il 90% di richiedenti asilo uomini».

Una realtà che rischia di essere fonte di gravi problemi dal momento che, statisticamente, l’80-90% dei crimini, con lievi differenze da Paese a Paese, è commesso da giovani uomini adulti. Una tesi confermata da Andrea Den Boer, docente di politica e relazioni internazionali all’Università di York, il quale intervistato dal Corriere della Sera, afferma:

«Finora non è stata compiuto alcuno studio specifico nelle popolazioni migranti, ma le mie ricerche in India e in Cina (dove la politica del figlio unico ha provocato un netto calo nella nascita di femmine, ndr) confermano che gli squilibri di genere nelle popolazioni più giovani conducono a una maggiore instabilità sociale, tra cui un aumento della criminalità e della violenza, in particolare contro le donne».

La ricerca di Den Boer ha rilevato come, sul lungo periodo, le società caratterizzate dalla presenza di un alto numero di uomini, non pienamente integrati nella società, siano maggiormente instabili e più facilmente vittime di crimini come abuso di droga e gang fuorilegge. Pericoli intrinseci tra i profughi e gli immigrati che, sbarcando da soli sul suolo italiano, sono, per natura, più predisposti a comportamenti antisociali:

«I celibi sono più propensi a commettere atti criminali rispetto agli uomini sposati o impegnati sentimentalmente, i giovani uomini soli tendono ad unirsi in gruppo e, inevitabilmente, il comportamento di un gruppo è più antisociale di quello di un individuo solo».

Tra i paesi che hanno accolto il maggior numero di immigrati vi è la Svezia che, tra settembre 2014 e 2015, ha dato ospitalità a tre richiedenti asilo ogni 1000 abitanti dei quali, il 17% sono giovanissimi tra i 14 e i 17 anni. Per quanto riguarda l’Italia, conclude Den Boer, in base alle cifre pubblicate da Eurostat, il nostro paese occupa lo spiacevole primo posto della classifica con la più alta percentuale di richieste «maschili», rispetto agli altri Stati europei: «Ad ottobre 2015, il 90% delle 82 mila richieste erano di uomini, per la maggior parte giovani tra i 18 e i 34 anni».

Diversi attenti osservatori europei denunciano inoltre come tale fenomeno d’immigrazione di massa in Europa (soprattutto dell’Ovest) sotto la bandiera dell’islam possa in futuro comportare gravi tensioni sociali che rischiano di sfociare in una vera e propria guerra civile etnica sul suolo europeo, dovuta all’incapacità dell’Europa di arginare il flusso migratorio proveniente dal Maghreb e dall’Africa continentale.

L’inchiesta del Corriere della Sera getta dunque una nuova inquietante luce sui pericoli e le ricadute concrete, derivanti da un progetto di costruzione dell’Europa, fondato sugli illusori e fallimentari strumenti di integrazione del multiculturalismo e del multilateralismo. Uno studiato processo di integrazione euro-araba, situato in un ben preciso quadro strategico e coordinato dettoDialogo Euro-Arabo (DEA), basato sull’avvicinamento tra le due sponde del mediterraneo, lucidamente espresso dalla scrittrice Bat Ye’or nel suo noto libro Eurabia. Come l’Europa è diventata anticristiana, antioccidentale, antiamericana, antisemita (Lindau, Torino 2007, pp.407, €26,00), che oggi mostra drammaticamente tutte le sue gravi e preoccupanti conseguenze.

Una preoccupazione confermata dalle recenti clamorose decisioni di diversi Stati membri di sbarrare le proprie frontiere. L’ultimo paese, in ordine di tempo, a chiudere i propri confini è stata l’Austria che in questi giorni, attraverso il suo cancelliere, Werner Faymann, ha fatto sapere di aver sospeso, «temporaneamente gli accordi di Schengen». Da questo momento ai valichi di confine con la Repubblica d’Austria sarà quindi richiesto un documento d’identità valido e chi non sarà in regola sarà respinto. Oltre l’Austria, i paesi che hanno reintrodotto i confini alla frontiera al momento sono sei: Germania, Francia, Malta, Norvegia, Svezia e Danimarca. Un numero destinato certamente a salire e a far riflettere gli instancabili ed ostinati promotori del progetto multiculturale europeo. (Lupo Glori)

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