Licenza di uccidere in Belgio anche per i minori

eutanasia

(di Tommaso Scandroglio) Primo caso di eutanasia in Belgio praticata su un minorenne. I particolari del caso non sono stati tutti rivelati, forse perché anche i sostenitori della cosiddetta “dolce morte” sono consci che la collettività non è ancora pronta per digerire l’omicidio di Stato di un minore. Secondo Wim Distelmans, direttore del Centro di controllo dell’eutanasia, dovrebbe trattarsi di un 17enne. «Soffriva di dolori fisici insopportabili – ha spiegato Distelmans alla BBC –. I dottori hanno usato dei sedativi per indurre il coma come parte del processo».

E dunque è la prima volta che viene applicata la legge del 2014 che ha esteso anche ai minorenni la possibilità di morire tramite pratiche eutanasiche. Le condizioni per uccidere un bambino o un ragazzo – non si prevedono tra l’altro limiti di età per accedere all’eutanasia – sono le seguenti. I medici, acquisito il consenso informato di entrambi genitori o dei rappresentanti legali del minore, sono legittimati a porre «fine alla vita di un bambino, qualora si trovi in una situazione medica senza uscita, in uno stato di sofferenza fisica costante e insopportabile, e che presenti una domanda di eutanasia». Il piccolo paziente deve comunque versare in uno stadio terminale della malattia. Come indicato nel testo di legge la sofferenza deve essere solo fisica, non psicologica. Ma è un vincolo facilmente superabile dato che tutte le sofferenze fisiche si riverberano sul piano psicologico ed è su questo ultimo piano che il paziente decide se la propria sofferenza è sopportabile o insopportabile.

In merito invece alla richiesta di morire proveniente dal minore, tale richiesta deve essere valutata dal Dipartimento di controllo federale e valutazione dell’eutanasia il quale ha l’obbligo di verificare la «capacità di discernimento» dello stesso con la «garanzia che ciò che esprime sia ciò che comprende». C’è da osservare a questo proposito che anche in Belgio un minore non può acquistare o vendere una casa e nemmeno un’auto, però può chiedere che gli sia tolta la vita.

Il paradosso è evidente: incapacità giuridica nelle compravendite, capacità giuridica nella decisione di morire. Inoltre la garanzia che ci sia un pool di esperti per appurare che il bambino o il ragazzo abbia “capacità di discernimento”, non garantisce proprio nulla. Infatti un minore, ben più che un adulto, è facilmente condizionabile dalla sofferenza che vede dipinta nei volti dei genitori, dal dolore fisico e dal panico che lo assale. E sotto tortura nessun uomo – figurarsi un bambino – è davvero libero di decidere. C’è poi da aggiungere che i medici possono consigliare al minore l’eutanasia: l’effetto suggestivo che indurrebbe il ragazzo a chiedere di morire – ipotesi che prima forse non avrebbe nemmeno preso in considerazione – non si può scartare a priori.

Nel gennaio del 2014, circa un mese e mezzo prima dell’approvazione definitiva della legge presso la Camera del Parlamento belga, 58 parlamentari dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa elaborarono una Dichiarazione scritta, non impegnativa dell’intero Consiglio, in cui si dichiarava che il Senato belga «presume in maniera erronea che i bambini sono capaci di dare un consenso informato all’eutanasia e che possono comprendere il significato grave e le complesse conseguenze associate a una tale decisione». Poi aggiunsero che «questo voto del Senato belga tradisce i bambini più vulnerabili accettando che la loro vita non avrebbe alcun valore intrinseco e, pertanto, devono morire» e «promuove l’idea inaccettabile secondo cui una vita possa essere indegna di essere vissuta rimettendo così in discussione la base stessa di un società civilizzata».

Qualche appiglio normativo di rango europeo esiste per contrastare le spinte mortifere dei parlamenti nazionali – seppur i venti eutanasici nei palazzi del potere soffino sempre più forti – ma si tratta solo di raccomandazioni o di documenti orientativi,  privi di carattere vincolante per gli stati membri. Ad esempio rammentiamo la Raccomandazione n. 1418 del 1999 del Consiglio d’Europa che incoraggia «gli Stati membri del Consiglio d’Europa a rispettare e proteggere in ogni modo la dignità dei malati terminali o delle persone morenti accogliendo il divieto di sopprimere malati terminali o persone che stanno per morire».

In modo analogo la Risoluzione n. 1859 del 2012 dichiara che «l’eutanasia , intesa come uccisione intenzionale per atto positivo o per omissione di un essere umano che dipende da altri e perpetrata a motivo di un suo presunto beneficio, deve essere sempre proibita». Se questo vale per gli adulti, a fortiori deve valere anche per i bambini. Questi ultimi a livello internazionale sono tutelati da diverse normative. Qui ricordiamo solo le Risoluzioni del Parlamento Europeo 372/88, 327/88 e 16/03/89, la Raccomandazione del Parlamento Europeo 1046/86, le Raccomandazioni del Consiglio d’Europa 1100/89 e 874/79.

Infine rammentiamo la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia (1989) e la Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo (1959) approvate dall’ONU. La legge belga sull’eutanasia infantile in definitiva non vuole assegnare al minore un presunto “diritto” a morire – diritto comunque inesistente per chiunque – bensì agli adulti il “diritto” ad uccidere i bambini. (Tommaso Scandroglio)

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