Libertà di espressione per chi difende la famiglia

conferenza-stampa-gender(di Federico Catani) Libertà di espressione per chi difende la famiglia. Questo il tema della conferenza stampa che si è tenuta il 2 dicembre presso la Sala Capitolare del Chiostro di Santa Maria sopra Minerva, al Senato, e indetta dall’Associazione Famiglia Domani, dal Movimento Europeo per la Difesa della Vita (Mevd), dall’Associazione Famiglie Numerose Cattoliche e dai Giuristi per la Vita. L’incontro, che ha visto come relatori l’avv. Claudio Vitelli (Famiglia Domani), il cons. Alberto Zelger (Mevd), il dott. Vittorio Lodolo D’Oria (Famiglie Numerose Cattoliche) e l’avv. Gianfranco Amato (Giuristi per la Vita), è stato fortemente voluto per denunciare l’intolleranza ideologica che negli ultimi mesi grava nei confronti di chi vuole mettere in discussione, seppur in maniera civile e scientifica, la cultura del gender. Casi del genere si sono registrati in molte parti d’Italia, dove convegni critici dell’omosessualismo e a sostegno della famiglia sono stati interrotti bruscamente da alcuni membri di associazioni gay, fino ad arrivare al diktat del sindaco di Roma Ignazio Marino che ha impedito lo svolgimento di una conferenza in Campidoglio. Nel suo intervento, Claudio Vitelli, dell’Associazione Famiglia Domani, ha contestato decisamente «l’introduzione di qualsiasi tutela specifica rafforzata per una categoria di soggetti in ragione della scelta morale da essi compiuta in relazione alla propria sessualità». «A fronte di una società in cui ormai l’omosessualità è normalmente accettata e riconosciuta, tanto che da più parti si è sostenuta persino l’esistenza di una vera e propria lobby omosessuale» – ha ricordato l’avvocato – se il legislatore ammettesse i “diritti” degli omosessuali «non solo riconoscerebbe come legittima tale scelta sessuale, ma, di fatto, la definirebbe come status e arriverebbe a promuoverla con una legislazione di favore alimentata da una ratio che non potrà che condurre alla piena equiparazione giuridica della famiglia composta da uomo e donna a quella omosessuale». In pratica, si tratterebbe di un vulnus gravissimo «non solo per quei valori immutabili del diritto naturale e cristiano che hanno costituito e costituiscono le radici della nostra civiltà giuridica, ma per le basi stesse del nostro ordinamento. In conclusione, non esiste, né può esistere una legge “buona” sull’omosessualità, perché è intrinsecamente “cattivo” il concetto stesso di una legge che si limiti anche solo a definire tale categoria». Dopo Vitelli, ha preso la parola Alberto Zelger, presidente del Mevd e consigliere comunale a Verona. Zelger ha ricordato i numerosi episodi di intimidazione e di aggressione fisica e verbale che le associazioni LGBT hanno messo in atto contro chiunque sostenga la priorità della famiglia naturale sulle unioni gay. Lo stesso consigliere comunale è stato oggetto di pesanti attacchi nello scorso mese di luglio. Peccato che chi definisce gli eterosessuali addirittura dei “seminatori d’odio” non tenga in considerazione il fatto che «l’Italia è tra i paesi più tolleranti nei confronti dell’omosessualità, come dimostrano i dati del rapporto del Pew Research Center. Al contrario, i veri discriminati sono sempre più spesso coloro che la pensano diversamente dalle associazioni LGBT. La proposta di legge contro l’omofobia vorrebbe addirittura metterli in galera, togliendo loro ogni spazio di espressione in ambito pubblico». Zelger ha poi enumerato tutta una serie di episodi in cui l’intolleranza ideologica delle lobby omosessualiste si è manifestata in tutta la sua violenza: sit-in contro mons. Crepaldi, vescovo di Trieste, linciaggio mediatico nei confronti di insegnanti di religione, che ormai sono costretti anche ad autocensurarsi, contestazioni a varie conferenze sul gender, censura verso chi, tra gli psicologi cattolici, sostiene che si possa uscire dall’omosessualità e così via. Vittorio Lodolo D’Oria, presidente dell’Associazione Famiglie Numerose Cattoliche, ha invece voluto commentare la Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, documento approvato lo scorso mese di aprile dal Dipartimento delle Pari Opportunità. Tale testo è di una gravità inaudita, perché «il principio secondo cui l’educazione sessuale dei figli compete ai genitori è stato del tutto disatteso: nessuna associazione familiare è infatti stata invitata a far parte del gruppo di lavoro per la stesura dello stesso». Inoltre «non sono state interpellate nemmeno le associazioni professionali dei docenti», perché hanno contribuito ad elaborare il documento solo ben 29 gruppi LGBT, «che rappresentano una sparuta minoranza della società: è il classico esempio di dittatura della minoranza che impone un indottrinamento acritico e generale a tutti, senza che nessuno possa esprimersi al riguardo». In tempi di crisi economica, quest’operazione di indottrinamento verso studenti e docenti è stata finanziata con ben 10 milioni di euro. Lodolo D’Oria ha chiesto pertanto il ritiro del documento e ha sollecitato il mondo politico a organizzare manifestazioni pubbliche a sostegno della vera famiglia. Infine ha preso la parola l’avv. Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita, che ha attaccato la decisione del sindaco di Roma di annullare, improvvisamente, la conferenza sull’ideologia del gender prevista al Campidoglio e regolarmente chiesta con oltre un mese di anticipo. «L’arroganza intollerante del Sindaco della Capitale – ha dichiarato Amato – ha davvero travalicato il livello di guardia delle garanzie liberali nel nostro Paese, arrivando a determinare  una vera e propria emergenza democratica. Se oggi si pretende di censurare le libere opinioni in materia di gender attraverso un odioso abuso di potere, domani il bavaglio giungerà con la privazione della stessa libertà personale, attraverso la reclusione minacciata con l’assurda legge anti-omofobia che si pretende di approvare in Parlamento». Amato ha anche ricordato che oggi chi si oppone all’ideologia omosessualista è considerato alla stregua dei negazionisti della Shoah o a chi, razzista, sosteneva l’apartheid. Tutto ciò è inammissibile e per questo occorre reagire con prontezza, senza cedere a compromessi. A sostegno del presidente dei Giuristi per la Vita è intervenuta anche Lavina Mennuni, consigliere comunale a Roma, che era presente alla conferenza stampa. Il cons. Mennuni ha invitato tutte le associazioni cattoliche che difendono la vita e la famiglia a far sentire la loro voce presso le istituzioni e a raccordarsi per creare una vera strategia contro chi vuole imporre per legge l’ideologia del gender. Ha partecipato all’incontro anche l’on. Eugenia Roccella, che ha voluto ricordare il business della maternità surrogata, vale a dire la pratica dell’utero in affitto, della quale si sta facendo un vero e proprio commercio che non può non imbarazzare. Numerosi sono stati gli interventi e le domande dei presenti in sala, che hanno partecipato con viva attenzione e grande convinzione, segno che la battaglia per la famiglia e per la ragione non è ancora persa. In tutto questo il giorno successivo, martedì 3 dicembre, si è aperta ufficialmente la discussione al Senato sul disegno di legge Scalfarotto. Con l’approvazione della legge sull’omofobia, il nostro Paese potrebbe dunque ricevere dal governo un bel regalo di Natale: un bavaglio che non permetterebbe più a nessuno di esprimersi liberamente su questioni di diritto naturale. (Federico Catani)

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