Liberalizzata da marzo la pillola abortista Norlevo

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(di Tommaso Scandroglio) Era già successo poco tempo fa per la pillola dei cinque giorni dopo, ora è capitato anche con la pillola del giorno dopo (Norlevo): l’Aifa, l’Agenzia del farmaco, ha deciso che dal 4 marzo scorso può essere venduta senza ricetta medica alle donne maggiorenni. Entrambi i preparati chimici presentano effetti sia contraccettivi che abortivi.

La pillola del giorno dopo presenta effetti antiovulatori e quindi contraccettivi soprattutto se presa lontano dal giorno di ovulazione, periodo in cui la donna ha comunque meno probabilità di rimanere incinta. Se invece viene assunta a ridosso del giorno dell’ovulazione non si esclude un effetto abortivo, nel senso che il preparato potrebbe non impedire il concepimento e invece rendere inospitale l’endometrio, impedendo così che l’embrione possa impiantarsi nell’utero della madre e decretandone la morte.

Questo meccanismo sia contraccettivo che abortivo è indicato, seppur in modo assai sfumato, nello stesso bugiardino del Norlevo. Le ragazze minorenni quindi dovranno presentarsi dal farmacista munite di ricetta medica? In punta di diritto sì, ma questa prescrizione potrà essere agevolmente aggirata. Basterà che un’amica maggiorenne e compiacente entri in una farmacia e compri il Norlevo a posto della minorenne e il gioco sarà fatto.

La decisione di liberalizzare la vendita non prevedendo più l’obbligo di ricetta per una preparato che potrebbe decretare la morte di centinaia di migliaia di bambini acquista più di un significato di carattere morale e sociale. In primo luogo l’aborto da fenomeno che si voleva socializzare legalizzandolo al fine di toglierlo dalla clandestinità ritorna in questa stessa clandestinità così vituperata dagli abortisti. In secondo luogo sia Ellaone che Norlevo sono preparati contra legem. Infatti la 194 prevede che tutto l’iter abortivo avvenga all’interno degli ospedali ed invece con queste pillole la pratica abortiva inizia in farmacia e termina non si sa bene dove (a casa, in tram, al cinema…).

In terzo luogo Ellaone e Norlevo hanno ancor più banalizzato il fenomeno aborto. Perlomeno l’iter ospedaliero previsto per l’aborto chirurgico può sortire un seppur assai blando effetto di deterrenza sulla psiche delle donne e comunque, successivamente, è uno di quegli elementi che può concorrere a far prendere coscienza alle donne che hanno abortito della gravità dell’atto compiuto. Con l’aborto chimico invece uccidere il proprio figlio è diventato facile come bere un bicchiere d’acqua. Le ragazze prendono il Norlevo come se fosse un contraccettivo orale: hanno un rapporto sessuale e poi per sicurezza ingoiano questa pillola.

Inoltre l’aborto per pillola è strumento davvero diabolico. È noto che nei plotoni di esecuzione c’era l’usanza di caricare a salve uno dei fucili dei soldati che avrebbero sparato contro il condannato a morte. Ma nessun membro del plotone poteva sapere quale era il fucile caricato a salve. In tal modo eventuali rimorsi di coscienza di qualche soldato avrebbero potuto trovare una scialuppa di salvataggio pensando che forse il fucile caricato a salve era proprio quello da lui imbracciato. Così è con il Norlevo e in misura molto minore per Ellaone. In genere le ragazze pensano che entrambi i preparati abbiano solo effetti contraccettivi. Ma anche una volta che siano venute a conoscenza dei possibili effetti abortivi, potranno sempre rifugiarsi in questo pensiero consolatorio: “Non è certo che abbia ucciso mio figlio”.

Una quarta conseguenza, quella più drammatica, è l’espansione del fenomeno aborto. Se l’aborto chirurgico vede una flessione questo è determinato dal fatto, oltre a motivi di sterilità della coppia, che i criptoaborti di queste pillole sottraggono al medico abortista moltissimi interventi. Sostanzialmente in questi ultimi anni assistiamo ad una migrazione abortiva: dalle sale operatorie alle farmacie. In realtà poi gli aborti sono in aumento anche se la stima, con l’introduzione di questi nuovi preparati, è assai difficile da fare proprio perché le variabili per determinare l’effetto abortivo sono molte. Una stima attendibile potrebbe essere tra 60 e 100mila aborti annui.

Infine c’è la questione dell’obiezione di coscienza. E qui entriamo in un paradosso. Fino alla decisione del 4 marzo che ha previsto la vendita del Norlevo senza ricetta, il farmacista era tenuto a fornire il preparato chimico e, secondo alcune pronunce del Tar del Lazio, non poteva avvalersi dell’obiezione di coscienza. Ma ora il farmacista di fronte alla richiesta della donna di avere il Norlevo può e deve decidere secondo scienza e coscienza, così come farebbe in qualsiasi altra circostanza laddove il cliente richiedesse un farmaco non adatto alla sua patologia, e deve rifiutarsi di fornire il preparato. Quindi da una parte registriamo la possibilità di svincolare il farmacista dal divieto di appellarsi all’obiezione di coscienza, dall’altra però ci poniamo una domanda: ma quanti farmacisti si rifiuteranno di vendere il Norlevo? (Tommaso Scandroglio)

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