Le Suore della Carità rifiutano le nuove regole di adozione

Missionary sisters of St. Teresa of Calc(di Tommaso Scandroglio) Da qualche mese in India sono in vigore delle nuove linee guida sulle adozioni. Il governo ha infatti deciso che un bambino può essere adottato anche da single e da coppie di divorziate. Le Suore missionarie della Carità fondate da Madre Teresa hanno deciso di bloccare le pratiche adottive presso i quindici orfanotrofi da loro gestiti.

Una delle responsabili, Suor Bressila, così spiega la decisione ad AsiaNews: «Abbiamo fermato le adozioni, ma continueremo a seguire la missione e la visione di Madre Teresa. Noi abbiamo fiducia in Dio, che ci ispirerà su cosa fare. Continueremo ad occuparci dei bambini, ma non accettiamo le nuove regole».

Le fanno eco le parole del cardinale Telesphore Toppo, arcivescovo di Ranchi: «La Chiesa cattolica in India deve occuparsi di questo problema delle linee guida. Io sostengo le sorelle missionarie. I bambini non sono oggetti; ognuno di loro è un dono prezioso di Dio. Le Missionarie della carità sono al servizio dei più vulnerabili e questi minori abbandonati non possono essere dati a qualsiasi genitore. Le Missionarie di Madre Teresa – continua il porporato – hanno una radicata responsabilità materna nei confronti dei bambini. Esse si assicurano che i piccoli crescano in un buon ambiente familiare e abbiano un futuro gioiosocosì come farebbero i genitori biologici. La loro coscienza suggerisce che è sbagliato seguire le regole del governo. Quando noi accogliamo dei bambini, siamo anche responsabili per il loro futuro. I bambini non sono delle merci».

Mons. Toppo così commenta: «Quello della cura dei bambini abbandonati è un aspetto molto importante per la missione della Chiesa in India. Abbiamo deciso di sollevare la questione affinché possano essere esplorate tutte le possibili modifiche di queste linee guida. Il tema deve anche essere discusso al Sinodo sulla famiglia. La Chiesa deve prendere posizione. In India gli animali sono più protetti e hanno più valore rispetto ai nostri bambini vulnerabili».

Le Suore di Madre Teresa in India sono assai stimate e un loro dietrofront, rispetto a questa nuova disciplina sulle adozioni, può provocare effetti negativi anche in seno all’opinione pubblica e quindi anche in ambito politico. Ecco perché Maneka Gandhi, ministro per l’Unione, sta cercando di correre ai ripari e sulla questione così si è espressa: «Il lavoro delle Missionarie è importante, stiamo cercando di convincerle a ripensarci».

Il nodo insuperabile per le Suore missionarie sta in questo: il bambino adottato potrebbe finire in un ambiente privo della figura materna e paterna legati da matrimonio e non divorziati. E così i piccoli potrebbero essere cresciuti da single, anche omosessuali, oppure da coppie omosessuali. Infatti il minore potrebbe essere adottato da un single omosessuale che si guarderebbe bene dal dichiarare che convive con altra persona omosessuale.

Inoltre il bambino potrebbe crescere in una coppia dove uno o entrambi i membri sono divorziati. E una persona divorziata che garanzie può offrire sulla stabilità di coppia – elemento imprescindibile per la sana educazione di un figlio – lui (o lei) che ha già deciso di rompere un precedente matrimonio? Dalle Suore di Madre Teresa quindi viene un prezioso insegnamento per tutti i cattolici: col male non si scende a patti.

Un bel monito per quei sedicenti cattolici che seguono il dogma del compromesso sui principi non negoziabili, che brillano per equilibrismo etico, che mettono sui due piatti della bilancia della giustizia diritti che non possono essere bilanciati (il bene del bambino ed inesistenti diritti alla genitorialità), che usano come merce di scambio beni indisponibili, che amano correre nelle praterie del male minore, che piegano la loro schiena e quella della dottrina del Magistero all’opportunità.

Le Suore non hanno detto: «Non ci piace questa legge, che non è una legge cattolica, ma se noi ci sottraiamo al servizio di adozioni, tale servizio sarà appannaggio solo dei laicisti. Lasceremo il campo di battaglia al nemico. Meglio mediare e non togliersi dal gioco. Insomma per un fine buono si può anche chiudere un occhio». Le Suore missionarie hanno invece scelto di tenere ben aperti tutte e due gli occhi sulla verità. Hanno cioè compreso che dare in adozione i bambini con queste nuove regole avrebbe significato collaborare formalmente al male.

(Tommaso Scandroglio)

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