Le grazie del Giubileo in un’epoca di crisi

porta-santa-giubileo

(di Cristina Siccardi) Nella Chiesa cattolica il Giubileo è l’anno della remissione dei peccati, della conversione, della penitenza sacramentale, della riconciliazione con Dio. Senza questi elementi il Giubileo non ha effetti salvifici sulle anime. Dunque anche per il Giubileo, come tutto ciò che costituisce la Chiesa, vale la Tradizione e, secondo la Tradizione, l’anno giubilare è misericordioso se è centrato su Cristo Giudice.

Nel Nuovo Testamento Gesù si presenta come Colui che porta a compimento l’antico Giubileo, poiché, Egli stesso disse, di essere venuto a «predicare l’anno di grazia del Signore», riprendendo le parole di Isaia (Lc 4,19; Is 61,2). Quali sono i motivi per cui il Sommo Pontefice apre un Giubileo?

Il Giubileo cattolico trova le sue radici nell’Antico Testamento. Infatti la Legge mosaica aveva fissato per il popolo ebraico un anno particolare (Lv 25, 10-13). Il termine Giubileo deriva da jubilaeum, che risale all’ebraico jōbēl, ovvero capro, con riferimento al corno di capro che annunciava la solennità ebraica. Presso gli Ebrei, la legge biblica disponeva, infatti, che ogni 50 anni si celebrasse un anno di giubileo con l’astensione dal lavoro agricolo, l’affrancamento degli schiavi, la remissione dei debiti, la ridistribuzione della terra.

Nella Chiesa cattolica, il Giubileo è una grazia straordinaria d’indulgenza per la remissione dei peccati e delle pene dovute per i peccati e le trasgressioni commesse, grazia concessa dal Santo Padre in particolari occasioni a chi visita qualche luogo sacro determinato, in spirito di penitenza, di conversione, di pietà e di carità.

Documenti cronacistici del 24 dicembre 1299 riportano come masse di pellegrini richiedessero una «Indulgenza Plenaria» per la fine del secolo e pertanto si mossero verso Roma per ottenere la remissione completa di tutte le colpe. Memorie del Cardinale Jacopo Caetani degli Stefaneschi nel documento De centesimo sive Jubileo anno liber parlano di un vecchio di 108 anni che, interrogato da Bonifacio, asserì che 100 anni prima, il 1º gennaio 1200, all’età di 7 anni, insieme a suo padre si era recato da papa Innocenzo III per ricevere l’«Indulgenza dei Cent’Anni».

Un altro evento che precorse il Giubileo, non si sa se ispirato a sua volta all’Indulgenza dei Cent’anni, fu la Perdonanza istituita da Celestino V: il 29 settembre 1294 con la Bolla del Perdono egli stabilì che recandosi nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio nella città dell’Aquila, tra il 28 ed il 29 agosto, veniva concessa l’indulgenza plenaria a tutti i confessati e pentiti. La “Perdonanza Celestiniana”, che si ripete tuttora ogni anno, ha in comune con il Giubileo l’indulgenza in cambio del pellegrinaggio. Queste le parole di benedizione che vengono pronunciate all’apertura della Porta Santa di Santa Maria di Collemaggio: «Apritemi le porte della giustizia: voglio entrarvi e rendere grazie al Signore. È questa la porta del Signore, per essa entrano i giusti».

Celestino V promulgò l’Indulgenza plenaria anche per la città di Atri e possiede le stesse caratteristiche della Perdonanza aquilana. Pochi anni dopo il successore di Celestino, papa Bonifacio VIII, istituì il primo Giubileo della Chiesa con la Bolla Antiquorum habet fida relatio, emanata il 22 febbraio 1300. Con questa bolla si concedeva l’Indulgenza plenaria a tutti coloro che avessero fatto visita trenta volte, se erano romani, e quindici se erano stranieri, alle Basiliche di San Pietro e San Paolo fuori le mura, per tutta la durata dell’anno 1300; questo Anno Santo si sarebbe dovuto ripetere in futuro ogni cento anni.

Fra i pellegrini troviamo Dante, Cimabue, Giotto, Carlo di Valois, fratello del re di Francia, con la consorte Caterina. Proprio Dante scrive nella Divina Commedia che l’afflusso dei pellegrini a Roma fu tale che divenne necessario regolamentare il senso di marcia dei pedoni sul ponte di fronte a Castel Sant’Angelo: «come i Roman per l’essercito molto,/ l’anno del giubileo, su per lo ponte / hanno a passar la gente modo colto, / che da l’un lato tutti hanno la fronte / verso ‘l castello e vanno a Santo Pietro, / da l’altra sponda vanno verso ‘l monte.» (Inferno XVIII, 28-33).

Nel 1350 Clemente VI, per parificare l’intervallo di tempo a quello del Giubileo ebraico, accorciò la cadenza a 50 anni. In seguito la pausa fu abbassata a 33 anni da Urbano VI, per fare memoria della vita terrena di Gesù, e poi venne ulteriormente ridotta a 25 anni durante i pontificati di Niccolò V e di Paolo II. Alcuni Pontefici hanno anche proclamato degli Anni Santi straordinari, al di fuori di queste cadenze. Per esempio, Pio XI l’8 aprile del 1933 concesse il 24º Giubileo in occasione della ricorrenza centenaria della Redenzione.

Giovanni Paolo II indisse un Anno Santo straordinario nel 1983, in occasione del 1950º anniversario della Morte e Risurrezione di Cristo. Benedetto XVI ha invece proclamato uno speciale anno giubilare dal 28 giugno 2008 al 29 giugno 2009, dedicato a San Paolo, in occasione del bimillenario della sua nascita (collocata fra il 5 e il 10 d.C. La data dell’8, ipotizzata dal bimillenario della nascita dell’Apostolo di Tarso indetto dalla Chiesa cattolica nel 2008, è simbolica). L’ultimo Anno Santo ordinario è stato il Giubileo del 2000, mentre il prossimo cadrà nel 2025.

Papa Francesco ha indetto un Giubileo straordinario, che si è aperto l’8 dicembre. Recita la bolla di indizione Misericordiae Vultus (11 aprile 2015) del Giubileo della Misericordia: «Ho scelto la data dell’8 dicembre perché è carica di significato per la storia recente della Chiesa. Aprirò infatti la Porta Santa nel cinquantesimo anniversario della conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II. La Chiesa sente il bisogno di mantenere vivo quell’evento. Per lei iniziava un nuovo percorso della sua storia. I Padri radunati nel Concilio avevano percepito forte, come un vero soffio dello Spirito, l’esigenza di parlare di Dio agli uomini del loro tempo in un modo più comprensibile. Abbattute le muraglie che per troppo tempo avevano rinchiuso la Chiesa in una cittadella privilegiata, era giunto il tempo di annunciare il Vangelo in modo nuovo. Una nuova tappa dell’evangelizzazione di sempre. Un nuovo impegno per tutti i cristiani per testimoniare con più entusiasmo e convinzione la loro fede».

Ma nessun entusiasmo, al di là di coloro che credevano nella rivoluzione della Chiesa, è venuto dal Concilio Vaticano II perché il nuovo modo di concepire la Chiesa – non più aprire i propri tesori al mondo, ma essa stessa aprirsi al mondo, che l’ha portata a prendere a tutta velocità la corsia di marcia in senso inverso – non appaga e non nutre più la Fede delle anime. Il cristiano vero non cerca l’ecumenismo, dunque il sincretismo, ma cerca le ragioni del proprio Credo. Il cattolico ha bisogno di una liturgia cattolica e non protestantizzante. Il cattolico ha necessità di recuperare un’etica del dovere e della sobrietà dei costumi. I

l cattolico ha bisogno di una chiarezza di intendimenti, di avere un Papa e dei pastori che indichino con limpidezza e senza ambiguità cosa è bene e cosa è male, avendo così la possibilità di riconoscere nel peccato il vero nemico dell’uomo, usufruendo degli strumenti per combatterlo. Le macerie sono ovunque: chiese sempre più vuote, seminari che chiudono, sempre meno sacerdoti e vocazioni religiose, parrocchie accorpate, famiglie sfasciate, sempre meno sacramenti e sacramenti sempre più scadenti nei riti.

Ciò non toglie, ha recentemente dichiarato monsignor Bernard Fellay (http://www.dici.org/actualites/lettre-aux-amis-et-bienfaiteurs-n85/ ), Superiore della FSSPX, che le grazie dell’anno giubilare saranno preziose come sempre per coloro che profitteranno del Giubileo in spirito di penitenza e di riparazione per tutti i sacrilegi che vengono commessi quotidianamente e per la corruzione all’interno della Chiesa, non solo morale, ma dottrinale e, quindi, dei principi sui quali si fonda la Fede Rivelata e Universale, che ha per essenza ragione di esistere e di essere praticata. (Cristina Siccardi)

Donazione Corrispondenza romana