Le bugie della comunità LGBTQIA

le-bugie-lgbtqia(di Lupo Glori) Essere vittima di discriminazione, emarginazione, esclusione è una delle accuse principali che viene fatta da parte della potente e aggressiva propaganda della comunità LGBTQIA, acronimo sempre più ricco e complesso, evolutosi, nel corso del tempo, di pari passo con le loro rivendicazioni, che sta per Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali, Queer, Intersex e Asessuali. A motivo di ciò gli attivisti omosessuali pretendono maggiori e speciali diritti volti a tutelare e proteggere la loro particolare condizione da chiunque osi levare la sua voce per metterla in discussione evidenziandone le storture ed anormalità.

Ma è veramente così come dicono? La comunità LGBTQIA è ai margini della nostra odierna società? A ben guardare sembra proprio di no, anzi, tutto il contrario. I veri discriminati, additati con disprezzo come «bigotti omofobi», sono coloro che, con ragione e buon senso, si ostinano, nonostante tutto, a credere al valore e alla bellezza della famiglia naturale, avendo bene a mente i rischi e i danni derivanti da tale diabolica “evoluzione della famiglia moderna”.

Gli attivisti della lobby gay, lungi dall’essere discriminati occupano posizioni di potere a tutti i livelli e, appellandosi a malintesi e ipocriti principi di tolleranza e rispetto della diversità, sembrano dettare i programmi e le leggi della nostra società mettendo a tacere qualsiasi altro punto di vista.

Basta scorrere le notizie degli ultimi giorni sull’argomento per rendersene conto. È di questi giorni la notizia della completa e molto poco onorabile marcia indietro di Guido Barilla che, dopo le promesse fatte alle associazioni LGBTQIA, all’indomani del battage mediatico da cui era stato travolto, è passato ai fatti, completando il suo dietrofront, come si può apprendere dalle parole dell’Amministratore Delegato del Gruppo Claudio Colzani pronunciate lunedì 4 novembre: «diversità, inclusione e uguaglianza sono da tempo parte integrante della cultura, dei valori e del codice etico di Barilla. Questi si riflettono nelle politiche e nei benefit offerti a tutto il personale, indipendentemente da età, disabilità, sesso, razza, religione o orientamento sessuale. Allo stesso tempo, il nostro impegno è volto a promuovere la diversità perché crediamo fermamente che sia la cosa giusta da fare».

Al fine di ciò il “Gruppo Barilla” si è impegnato in una serie di iniziative tra le quali spicca il nuovo Diversity & Inclusion Board, composto, come recita il comunicato presente sul sito web della multinazionale, «da esperti esterni indipendenti che aiuteranno Barilla a stabilire obiettivi e strategie concrete per migliorare lo stato di diversità e uguaglianza tra il personale e nella cultura aziendale in merito a orientamento sessuale, parità tra i sessi, diritti dei disabili e questioni multiculturali e intergenerazionali».

Lo stesso comunicato prosegue specificando i nomi delle persone che, ad oggi, hanno accettato di far parte del Board, tra questi, David Mixner, importante leader mondiale della comunità LGBTQIA e Alex Zanardi, medaglia d’oro alle Paraolimpiadi. Mixner, esprimendo il proprio orgoglio per essere stato coinvolto in tale iniziativa ha dichiarato di essere stato, piacevolmente, colpito «dalla volontà del Presidente e dell’azienda di ascoltare e imparare dai leader della comunità LGBT e di lavorare per migliorare diversità, inclusione e uguaglianza».

Ma non è tutto: il Gruppo Barilla ha predisposto, a breve, anche la nomina del primo Chief Diversity Officer del Gruppo, Talita Erickson, nonché la partecipazione al Corporate Equality Index (CEI) organismo, come si legge sempre nel comunicato «sviluppato dalla US Human Rights Campaign per misurare e valutare le politiche e pratiche delle grandi imprese in merito a dipendenti lesbiche, gay, bisessuali e transgender». Il prossimo anno, infine, la multinazionale italiana della pasta darà vita ad un progetto sulla rete a livello mondiale con l’obiettivo di coinvolgere i consumatori sui temi scottanti della diversità, uguaglianza e inclusione, attraverso brevi filmati e video.

Continuando le letture apprendiamo che, oltre a Barilla, un’altra multinazionale questa volta ancora più importante e famosa, la Nike ha donato ben 200.000 dollari a LGBT Sports Coalition, organizzazione dedita a combattere e sconfiggere l’omofobia nello sport. Dopo aver lanciato, nel giugno scorso, una campagna intitolata #BeTrue attraverso una linea di prodotti tra cui magliette, un paio di scarpe da corsa in edizione speciale ed altro, tale donazione effettuata attraverso l’associazione Nike LGBT & Friends servirà a finanziare i progetti della Coalition volti a favorire l’integrazione degli atleti LGBTQIA nel mondo dello sport. Shane Windmeyer della LGBT Sports Coalition ha dichiarato soddisfatto: «c’è sempre più bisogno di aziende che facciano sentire la loro voce e si alzino contro il bullismo e le discriminazioni ai danni delle persone lgbt nello sport, tutti noi della LGBT Sports Coalition apprezziamo Nike e la sua scelta di essere un’azienda inclusiva per le persone lgbt, oltre che questa cospicua donazione per supportare i nostri sforzi nell’educazione dei giovani nello sport».

Infine, tornando purtroppo in Italia, leggiamo che niente di meno che la Croce Rossa Italiana ha lanciato il suo primo network rivolto alle persone LGBTQIA promosso dal Comitato Provinciale di Roma che sul proprio sito web chiarisce gli obiettivi di tale iniziativa affermando che, «scopo del Network sarà di promuovere la CRI come un luogo dove poter sviluppare se stessi, potenziare il proprio ruolo nella società, senza mascherare la propria diversità per la paura di vivere secondo il proprio orientamento sessuale». In tale prospettiva, Flavio Ronzi, Presidente del Comitato Provinciale CRI di Roma, spiega che «già da qualche mese stavamo lavorando alla costituzione del Network CRI per persone LGBTQIA ma a seguito dell’ennesimo suicidio di un ragazzo poco più che ventenne che è stato privato della liberà di essere se stesso ci siamo sentiti in dovere di mettere in campo una nostra proposta per contenere il disagio delle persone sole di fronte a fenomeni discriminatori che mettono a rischio la vita».

Come si legge nel comunicato presente sul sito www.criroma.org, «il Network, attivo da subito, sarà progressivamente sviluppato secondo due azioni facilitatrici: promuovere la CRI come uno spazio – virtuale e fisico – dove poter sviluppare se stessi, potenziare il proprio ruolo nella comunità soprattutto tra e per i giovani in quanto agenti di cambiamento comportamentale; sensibilizzare le istituzioni per garantire il rispetto dei diritti umani delle persone vittime di discriminazioni sessuali, avvalendosi della diplomazia umanitaria per prevenire e ridurre la vulnerabilità in un mondo globalizzato».

Si potrebbe continuare con tante altre notizie dello stesso allarmante tenore, le quali dimostrano, in maniera chiara ed inequivocabile, il livello di guardia ormai abbondantemente raggiunto e superato dalla martellante ed aggressiva propaganda omossessualista che, negando la realtà, si pone l’obiettivo di trasformare con la forza le menti e le coscienze delle innocenti future generazioni. Il progetto è destinato a fallire perché è falso nelle sue premesse, che postulano la storicità di ogni principio e istituzione e la mutabilità della stessa natura umana. Ma la natura è in sé immodificabile e quanto più sottoposta a violenza, tanto più reagisce con forza. Un proverbio francese dice «chassez le naturel il revient au galop»: cacciate la natura, ritornerà al galoppo. (Lupo Glori)

Donazione Corrispondenza romana