“Lasciate in pace i giocattoli” nel Regno Unito

Let Toys Be Toys(di Lupo Glori) I negozi di giocattoli del Regno Unito stanno, via via, abbandonando la tradizionale pubblicità all’interno dei propri spazi commerciali e adottando una strategia di marketing, promossa, secondo la “teoria del gender” dalla campagna Let Toys Be Toys (Lasciate i giocattoli essere giocattoli). Quest’ultima è un iniziativa lanciata nel dicembre 2012 per combattere la tradizionale distinzione tra giochi “maschili” e “femminili”.

Come si legge sul sito dell’associazione che ha promosso la campagna, «i giocattoli sono per divertimento, per imparare, per stimolare l’immaginazione e incoraggiare la creatività. I bambini devono sentirsi liberi di giocare con i giocattoli che stimolano di più il loro interesse. (…) Non è tempo che i negozi si fermino nel limitare la fantasia dei nostri bambini dicendo loro quello con cui dovrebbero giocare?». Nella loro visione, la società negli ultimi anni è progredita e gli stereotipi di genere sono roba vecchia e fuori moda. I bambini dovrebbero decidere in maniera autonoma quello che pensano sia per loro divertente e stimolante senza limiti prefissati da altri.

La campagna, rivolta nei confronti sia dei rivenditori che dei produttori di giocattoli, ha, dunque, come suo obiettivo, quello di abolire la suddivisione dei giochi per genere e introdurre invece una neutrale distinzione per tema, età o attività lasciando che siano i bambini stessi a decidere, senza forzate imposizioni esterne e secondo le loro naturali inclinazioni il gioco che fa per loro. In tale prospettiva, “Let Toys Be Toys” si propone di cambiare la “segnaletica” tradizionale all’interno dei negozi per bambini andando a rimuovere le «etichette di genere» in quanto, come affermano sul loro sito web, «molte persone si sentono a disagio nell’acquistare un giocattolo rosa per un ragazzo o un giocattolo etichettato come “per i ragazzi” ad una femmina».

Secondo i fautori di tale campagna infatti, «i giocattoli di ruolo sembrano a volte essere decenni indietro rispetto il mondo reale, (…) kit medico per i ragazzi, kit infermiere per le ragazze, fai da te per i ragazzi e cucinare e pulire per ragazze., (…) le cose nel XXI secolo sono andate avanti». Quello che chiedono ai rivenditori non è cambiare il tipo di giocattoli che vendono quanto mutare la loro modalità di organizzazione all’interno dei negozi. Via, dunque, da un lato, i reparti separati dedicati ai “ragazzi” e alle “ragazze” e, dall’altro, le etichette rosa e blu che fino ad oggi hanno caratterizzato gli spazi espostivi e le confezioni e lasciare che i giocattoli siano giocattoli e basta. Come si legge sulle loro pagine web, l’iniziativa prevede anche il rilascio del cosiddetto Toymark, uno speciale  marchio riservato a tutti quei negozi che dimostrano di rispettare le linee guida della campagna Let Toys Be Toys. Nell’apposita sezione dedicata ai “Rivenditori” all’interno del loro sito gli organizzatori della campagna monitorano, infatti, i cambiamenti e le ultime novità introdotte dalle diverse catene commerciali, facendo una sorta di pagelle di buoni e cattivi.

Le ultime novità sembrano andare tutte nella direzione da loro sperata: Toys R Us è impegnata a lavorare per una ristrutturazione della segnaletica più inclusiva, Sainsbury, concorda con la direzione della campagna e ha affermato che sono sulla via di abolire i termini “ragazzi” e “ragazze” all’interno dei loro reparti giocattoli. Sulla stessa linea sono anche le altre catene commerciali The Entertainer, Tesco, Boots, Asda e Morrisons. La sconvolgente campagna “Let Toys Be Toys”, attraverso l’introduzione del genere neutro nei negozi di giocattoli per bambini, costituisce un ulteriore allarmante iniziativa del movimento gender e omosessualista.

Iniziativa, tanto più grave in quanto in questo caso le vittime della follia ideologica sono bambini innocenti ai quali vengono negati, nella loro fondamentale fase di crescita, gli importanti e necessari riferimenti alle loro naturali inclinazioni maschili o femminili. Gli “illuminati” fautori di tale campagna, per i quali il bambino dovrebbe crescere e svilupparsi senza imposizioni socio-culturali esterne per scoprire da solo la propria sessualità si fanno carico, paradossalmente, di una responsabilità ben maggiore: quella di imporre a questi bambini indifesi, in maniera ideologica ed egoistica, la loro visione di genere contro natura. (Lupo Glori)

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