L’Arcidiocesi di Pescara pone i protestanti in cattedra

(di Mauro Faverzani) Ci fu un tempo in cui ai buoni Cattolici di qualsiasi età le parrocchie si preoccupavano d’insegnare la retta Dottrina. Ci fu un tempo in cui si apprendevano dal Catechismo almeno i fondamenti della propria fede. Ed il Catechismo, quello detto di san Pio X, era molto chiaro: «Gli eretici sono i battezzati che si ostinano a non credere qualche verità rivelata da Dio e insegnata dalla Chiesa, per esempio, i protestanti» (n. 127) ed ancora: «Superstizione è l’uso di riti sconvenienti, vani o proibiti dalla Chiesa» (n. 172).

Oggi non è più così. Oggi, nella nuova “Chiesa della misericordia”, sulle questioni religiose regna un’ignoranza invincibile, il rispetto umano ha sostituito il timor di Dio, l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso han sostituito l’annuncio, persino i pastori non son più gli stessi – in genere i buoni, vecchi parroci –, bensì quelli protestanti ed ai battezzati si preferisce insegnare Lutero.

A Pescara, ad esempio, è così: qui, per il prossimo 20 gennaio, in piena Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, la locale Arcidiocesi ha promosso un incontro dal titolo Il Protestantesimo a 500 anni dalla Riforma, con tanto di maiuscole sulla locandina; in cattedra, non un prete od un esperto cattolico, bensì il teologo e pastore luterano Hans Michael Uhl. Un’iniziativa subito accolta a braccia aperte dal Comune a guida Pd, che per l’occasione ha messo a disposizione la sala consiliare. E per convincere i titubanti, ecco il marchio della Curia con il direttore dell’Ufficio diocesano per il Dialogo Ecumenico, don Achille Villanucci, a far da moderatore e garantire e rassicurare i dubbiosi.

Nulla di cui stupirsi: a guidare la Chiesa locale è mons. Tommaso Valentinetti, che del dialogo interreligioso ci tiene ad essere un alfiere. In un’intervista rilasciata oltre un anno fa al giornale Il Centro non ha esitato a parlare della necessità di «un cammino di integrazione» con la comunità musulmana, pur criticando «il fondamentalismo» di alcuni settori islamici. Precisando però subito dopo di temere assai di più e di voler anzi prendere nettamente le distanze «dal fondamentalismo cattolico, quello che usa il crocefisso come una clava», inventandosi così un nemico che non c’è. E, se questa è l’apertura verso i musulmani, figuriamoci verso i protestanti.

Mons. Valentinetti ci tiene ad esser all’avanguardia nel “Bergoglio-pensiero”, tanto d’aver dichiarato già un anno fa che, qualora «papa Francesco ci dovesse dare indicazioni di partecipazione all’Eucarestia» per conviventi e divorziati risposati, «noi siamo già pronti per tutto il lavoro fatto». Del resto, «sono persone che possono stare nella comunità parrocchiale, il Papa lo ha detto, non sono scomunicate», rivelando così una certa confusione di piani e cancellando con un colpo di spugna la prudenza pastorale valsa fino a Benedetto XVI compreso.

Presidente nazionale di Pax Christi per due mandati, dal 2002 al 2009, mons. Valentinetti fece discutere lo stesso mondo cattolico per il suo appello che nel 2004 rivolse a tutti i parlamentari, affinché affossassero il rifinanziamento della missione militare in Iraq, sposando in pieno quell’ondata pacifista, che in quegli anni attraversava il Paese. Soltanto due anni dopo, sulle colonne de Il Secolo XIX, riprese a 15 anni di distanza il caso del G8 di Genova per scagliarsi contro le privatizzazioni, mentre respinse al mittente – ovvero all’on. Sandro Bondi – l’opuscolo dal titolo I frutti e l’albero: cinque anni di governo Berlusconi alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa, assecondando così l’andazzo “progressista” dilagante nei salotti buoni.

Che ora nelle Diocesi siano i pastori protestanti a salire in cattedra ed a pretender d’insegnare ai Cattolici non stupisce. Ciò ricorda san Girolamo, quando in Commentum in Matthaeum 7 attribuiva agli eretici quella qualifica di «falsi profeti» che ritroviamo in Mt 7, 15-16: sono coloro che si rivestono con abiti esteriori di vita di pietà e di penitenza, ma il cui cuore non possiede i sentimenti di Cristo, poiché allontanano dal Magistero della Chiesa e ne calpestano la retta Dottrina. Ci pensino bene le Curie e le Diocesi, prima di affidar loro i propri fedeli… (Mauro Faverzani)

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