La teoria del gender: per l’uomo o contro l’uomo?

atti-convegno-gender-verona(di Federico Catani) In tempi come i nostri, in cui l’ideologia omosessualista imperversa, è più che mai necessario avere a disposizione validi strumenti per controbattere. Ecco perché va salutata con gioia la pubblicazione degli Atti del Convegno organizzato a Verona il 21 settembre 2013 dall’Associazione Famiglia Domani e dal Movimento Europeo per la Difesa della Vita (La teoria del gender: per l’uomo o contro l’uomo?, Solfanelli 2014, pp. 160, € 12).

Apre la serie di relazioni il prof. Roberto de Mattei, il quale ricorda il significato metafisico di natura umana, ossia l’essenza dell’uomo, immutabile e razionale. L’uomo, per natura, è sempre sessualmente determinato. Negarlo vuol dire ribellarsi alla natura stessa e a Dio. Per questo motivo «la teoria del gender è una teoria deforme e chi la sostiene erra profondamente» (p. 34).

Ad evidenziare tale errore è anche il compianto prof. Mario Palmaro. Dopo aver dimostrato che non esiste alcuna discriminazione legislativa per gli omosessuali, egli indica ai cattolici alcuni doveri di fronte alle leggi omosessualiste: rifuggire dalla dottrina del male minore, battersi perché simili normative non vengano approvate, riconoscere che sono intrinsecamente ingiuste, opporsi pubblicamente ad esse (cfr. pp. 44-45).

La dott.ssa Chiara Atzori conferma che nelle teorie del gender la sessualità «non è espressione dell’identità anche biologica, ma a prescindere da questa» (p. 71); si tratterebbe insomma di un desiderio fluido, modificabile. In ultima analisi, l’ideologia gay va contro la realtà e viene diffusa con una strategia gramsciana, tant’è che ormai la lobby omosessuale controlla i mezzi di informazione ed ha imposto la propria visione, bollando come “omofobo” chiunque si opponga ad essa.

La teoria del gender, come osserva la prof.ssa Dina Nerozzi, è promossa dagli organismi internazionali, che mirano al Nuovo Ordine Mondiale. Il processo rivoluzionario iniziato nel secondo dopoguerra vuole arrivare all’omologazione del maschile e del femminile, al gender queer, ovvero «un qualcosa che non è né maschio né femmina, il mitico androgino che ricompare periodicamente nella storia dell’umanità, l’utopia dell’essere perfetto in cui tutti i dualismi sono scomparsi. Solo allora sarà possibile ottenere il meraviglioso Nuovo Mondo» (pp. 104-105).

Del resto, che questo sia il piano lo si evince dai principi di Yogyakarta, studiati dal prof. Luca Galantini. Le raccomandazioni in materia redatte nel 2006 in Indonesia da un panel di “esperti” senza alcun mandato e autorità giuridica, hanno influenzato persino le decisioni del Consiglio d’Europa. Ma imporre leggi sul gender in questo modo, è uno sfregio alla sovranità nazionale degli Stati, al principio di uguaglianza, alla libertà religiosa e di espressione e al diritto di famiglia. Infatti, il diritto non esiste «per offrire riconoscimenti a unilaterali aspettative, pretese ed esigenze, bensì per dare risposte pubbliche ad esigenze sociali condivise, che superano la mera dimensione privata per un superiore interesse comune» (p. 121).

Tutto ciò è la prova dell’esistenza di un nuovo totalitarismo, come evidenziato dal prof. Matteo D’Amico. L’ideologia gay propone una non-civiltà, quella dei diritti a tutti i costi, che si oppone alla vera civiltà, fondata sul sacrificio (cfr. p. 131). I presunti diritti dei gay, imposti attraverso il bombardamento mediatico e la pressione psicologica, facendo credere che l’omosessualità sia normale, costituiscono il fondamento di una nuova religione secolare.

La teoria del gender è ancor più dannosa dell’aborto, perché le coppie omosessuali agiscono e si manifestano pubblicamente. Essa costituisce «l’assalto ultimo a Dio» (p. 153), ma anche alla civiltà umana e non solo cristiana. Per capirne la perversità non serve tanto la fede. Bastano la ragione e il semplice buon senso. (Federico Catani)

Donazione Corrispondenza romana