La strategia “anti-umana” dei fautori della “buona morte”

eutanasia(di Alfredo De Matteo)Può accadere che navigando su internet appaiano dei banner dove è scritto che il nostro computer è infettato da un virus e come sia possibile effettuare una scansione con un antivirus free. Si tratta di un falso avviso che può indurre l’utente ad installare un programma simulato di rimozione malware che in realtà installa altri malware oppure semplicemente simula un’infezione in atto ed offre un pacchetto di riparazione, ovviamente a pagamento.

La strategia antiumana dei fautori della “buona morte” funziona più o meno allo stesso modo: si fa leva sul naturale timore dell’uomo di invecchiare, di diventare non autosufficiente per indurlo, attraverso messaggi ingannevoli, ad “acquistare” il falso rimedio che gli possa consentire di prevenire gli effetti indesiderati dell’invecchiamento. L’Associazione Svizzera Pro Senectute ha elaborato un documento che precisa la sua posizione nei confronti del suicidio delle persone anziane. In esso, la Fondazione riconosce alle persone il diritto di suicidarsi anche ricorrendo all’aiuto di terzi.

L’organizzazione, che si dichiara attenta ai diritti degli anziani, auspica che la cultura rinunci ad un potere assoluto sulla vita e sulla morte e chiede che le autorità garantiscano un degno accompagnamento a chi sta per morire. È proprio in questo ordine di idee che rientrano le cosiddette condizioni-quadro elaborate dall’associazione e ritenute indispensabili per “morire bene”. Pro Senectute si impegna anche nella prevenzione del suicidio nell’anzianità e per la realizzazione di misure atte a mitigare la sofferenza del morente, ad esempio riconoscendo in tempo utile la depressione nella persona anziana e favorendo le cure palliative (“Affaritaliani.it”, 14 maggio 2013). L’uomo di oggi è particolarmente sensibile a certi richiami a causa di una mentalità priva di riferimenti al trascendente: se quello terreno è il solo orizzonte entro cui l’uomo è confinato il significato stesso dell’esistenza si riduce al “godere la vita” ed evitare la sofferenza. In quest’ottica, il decadimento fisico e psichico conseguente all’invecchiamento o ad una malattia invalidante sono vissuti come insopportabili handicap che rendono inutile se non addirittura dannoso per la comunità il proseguimento della vita.

Da qui una certa tendenza a ritardare la vecchiaia (chirurgia estetica, attenzione maniacale alla cura del corpo e alla salute, ecc.) o addirittura a negarla (comportamenti regressivi, pillole per sentirsi ancora giovani e “prestanti”, ecc.). Non sorprende dunque come gli spacciatori di morte riescano a ritagliarsi una consistente fetta di mercato coprendosi dietro slogan accattivanti ma privi di senso autentico («morire con dignità» oppure «morire bene») e una falsa attenzione ai diritti dell’anziano o del morente.

Sono sempre più numerosi i paesi che tendono a normalizzare l’eutanasia o il cosiddetto suicidio assistito secondo una logica che dapprima pone dei rassicuranti “paletti” ma poi tende inevitabilmente a scivolare nell’omicidio di massa. Come in Belgio, dove a seguito della legalizzazione dell’eutanasia avvenuta nel 2002 i casi registrati aumentano costantemente ogni anno e stanno spingendo il parlamento belga ad ampliare la legislazione vigente, in modo tale da consentire il ricorso all’eutanasia anche alle persone incapaci di intendere e di volere (dunque ai loro tutori) ed ai minori di 15 anni.

In Svizzera, secondo le vigenti disposizioni del Codice penale l’assistenza al suicidio è permessa fintanto che non è determinata da motivi egoistici. L’articolo 115 del Codice penale svizzero dispone che «Chiunque per motivi egoistici istiga alcuno al suicidio o gli presta aiuto è punito, se il suicidio è stato consumato o tentato, con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria». (Alfredo De Matteo)

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