La “stabilità” non c’entra con il bene comune

stabilità(di Danilo Quinto) I “venti della crisi” di Governo sono stati anticipati, qualche giorno fa, dal Presidente dei Vescovi italiani. Il Cardinale Bagnasco ha messo in guardia: «Ogni atto irresponsabile, da qualunque parte provenga, passerà al giudizio della storia».

Scomodare il giudizio della storia in  rispetto ad atti che fanno parte della povera cronaca politica di questi anni. In nome di che cosa? Della “stabilità”, come ha chiarito monsignor Crociata, il Segretario dei Vescovi. Si “alza la voce” per difendere una questione astratta, che nulla ha a che fare con la realtà. Nulla ha fatto il Governo delle “larghe intese” sul piano delle riforme e su quello della ripresa. Tutti gli indicatori economici sono peggiorati, in perfetta continuità con il Governo precedente, quello presieduto da Mario Monti, anch’egli sostenuto dalla Cei. A noi non pare che questa posizione significhi tenere presente il bene comune.

C’è anche da tener presente che difendere in modo così accanito la “stabilità” rappresentata da questo Governo, significa stare dalla parte di chi non ha espresso alcuna posizione contro la legge più aberrante espressa dal Parlamento negli ultimi decenni. La legge sull’omofobia, approvata dalla Camera, rappresenta un vulnus irrimediabile nei confronti della libertà di espressione e della libertà religiosa e questo Governo si è disinteressato di questa questione. Né la Conferenza Episcopale Italiana ha inteso sottolineare quest’aspetto, che è decisivo per chi da cattolico – come chiede giustamente Papa Francesco – deve occuparsi di politica. Sappiamo che la deriva relativista, fomentata e sostenuta da lobby potenti, come quella omosessuale usa anche i silenzi di chi dovrebbe “gridare dai tetti” per affermarsi. Sappiamo anche che la Provvidenza agisce sempre e se con la caduta di questo Governo, “spazzerà via” anche questo Parlamento e la legge che ha approvato in un suo ramo, non ce ne dorremo.

In Argentina, grazie ad una legge del maggio scorso, un essere umano di sei anni, nato maschio, ha ottenuto che nella sua carta d’identità fosse scritto un nome femminile. Tale si era sentita da sempre, ha raccontato la mamma di Manuel, che ora si chiama Lulù. In base alla legge di genere, i trattamenti medici di cui avrà bisogno, saranno pagati dallo Stato. Ecco, uno Stato che impone questo tipo di leggi, è uno Stato anti-umano. Non è lo spread a minare il bene comune. Sono queste leggi, a seppellirlo. E così avverrebbe in Italia se fossimo ancora guidati da un Governo che non si schiera contro la legge sull’omofobia, contro il matrimonio tra persone dello stesso sesso, contro l’adozione di bambini da parte degli omosessuali, contro l’eutanasia e contro tutte quelle proposte che stravolgono l’antropologia. Possibile che su questo terreno i Vescovi – eccetto alcuni – non abbiano nulla da indicare? (Danilo Quinto)

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