La situazione economica può destabilizzare la realtà italiana

rilevazione dell’ISTAT(di Danilo Quinto) Le continue rassicurazioni del Governo sulla situazione economica, sono state smentite dalla rilevazione dell’ISTAT diffusa lo scorso primo dicembre, dalla quale risulta che nel terzo trimestre del 2014 il Prodotto Interno Lordo (PIL) dell’Italia è sceso dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% rispetto al terzo trimestre del 2013.

L’Italia rimane quindi tecnicamente in recessione: infatti, una diminuzione percentuale del PIL per due trimestri consecutivi, significa proprio questo. A parere dell’ISTAT, nell’ultimo trimestre si registrano andamenti congiunturali negativi per il valore aggiunto dell’agricoltura (-0,1%), dell’industria in senso stretto (-0,6%) e delle costruzioni (-1,1%), mentre il valore aggiunto dei servizi è rimasto stazionario. In termini tendenziali, il valore aggiunto è diminuito in tutti i principali comparti: -3,5% nel settore delle costruzioni, -1,1% nell’industria in senso stretto, -1,3% nell’agricoltura e -0,1% nei servizi.

La recessione è l’opposto della crescita economica, dello sviluppo, determinato dall’aumento della ricchezza e della produzione di beni e servizi e si verifica quando la capacità produttiva di un paese è inferiore a quella che lo stesso potrebbe avere usando tutti i propri fattori produttivi. È dal settembre del 2011 che il PIL dell’Italia non aumenta. Da quando si sono succeduti tre Governi “tecnicamente” estranei alla volontà popolare, perché “nominati” e non frutto di un’indicazione degli elettori.

Da questo dato non si può prescindere per dare una lettura corretta della situazione economica, perché dimostra che senza la “politica” – senza, cioè, il consenso dei cittadini che deriva dall’espressione del voto – non vi può essere nessuna scelta di governo che incida in maniera efficace sulle riforme che servono al Paese. Tutto resta un proclama, come dimostra l’azione del Governo attuale, impegnato con il suo Presidente del Consiglio ad occupare le televisioni da mane a sera e a disinteressarsi dei problemi reali.

Un esempio? La rilevazione del “Sole 24 Ore” di questi giorni sulla «Qualità della vita 2014», dov’è certificata una separazione che sembra irrimediabile tra Nord e Sud del Paese, in termini di occupazione, PIL e servizi. Tutte le province del Sud occupano gli ultimi posti in classifica, a testimonianza del fatto che in tre anni non si è fatto nulla per rimediare ad un gap ormai strutturale che ha portato alla deriva metà del Paese.

In questo contesto, hanno rilievo politico – e le ultime elezioni regionali l’hanno ampiamente dimostrato – le posizioni di coloro, in particolare la Lega di Matteo Salvini – che mettono in discussione sia il rapporto dell’Italia con quest’Europa, incapace di tener conto degli interessi (non solo economici) delle singole nazioni, sia l’ancoraggio ad una moneta comune che dalla sua entrata in vigore ha concorso in maniera determinante all’espandersi della crisi economica, producendo disastri. Sono due questioni che prese nella loro “obiettività” incideranno sempre più fortemente, di qui in avanti, nel dibattito politico.

D’altra parte, è lo stesso Presidente del Consiglio a reiterare, nei suoi interventi, la necessità che l’Europa cambi la sua politica economica e si mostri attenta ai bisogni di tutti i suoi membri. Di certo – ed è quel che più conta sottolineare – una crisi economica così lunga e una situazione così compromessa, è di per sé fortemente destabilizzante e potrebbe provocare, prima o poi, proteste di carattere sociale di grande rilievo, legate alla crescente diffusione della povertà e alla mancata occupazione, accompagnate dall’incertezza per il futuro e dal sempre più evidente arricchimento di pochi contro una maggioranza che soffre. La speranza è che si prenda coscienza di questa drammatica realtà. (Danilo Quinto)

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