La silenziosa infiltrazione dell’Islam in Europa

di proprietà dello sceicco Ali bin Thamer al-Thani(di Mauro Faverzani) Oggi parlare d’islam fa pensare immediatamente alla condanna a morte di Asia Bibi od agli jihadisti canadesi. Ed è giusto, poiché ciascuna di queste vicende mostra effettivamente il volto efferato, feroce, disumano assunto in modo sempre più esplicito e sfrontato dall’islam militante. Tuttavia, da solo, uno sguardo di questo tipo non basta. Poiché, tralasciando indebitamente fatti di cronaca solo in apparenza minore, fa perdere di vista le esatte coordinate, necessarie per comprendere la reale posta in gioco.

Ad esempio, in campo economico. È dei giorni scorsi la notizia della cessione del rinomato albergo di lusso St.Regis di Roma da parte del gruppo alberghiero americano Starwood Hotels & Resorts alla Constellation Hotels Holding di proprietà dello sceicco Ali bin Thamer al-Thani, emiro del Qatar. Stiamo parlando di un’operazione da 110 milioni di euro, più quelli – tanti – che ora la nuova proprietà ha già deciso d’investire, una volta ricevute le autorizzazioni, per ristrutturare ben 161 camere e tutte le aree comuni, comprese le sale meeting ed il business centre.

Che non si tratti di un’acquisizione di mercato lo rivela il fatto che, col contratto a lungo termine sottoscritto, la gestione sia stata lasciata ancora ai vecchi padroni ovvero alla stessa Starwood, che quindi manterrà le proprie insegne. L’affare, in realtà, è stato prima di tutto strategico e fa il paio con le strutture di fascia alta già rilevate in Italia nei mesi scorsi come il Gallia di Milano, l’InterContinental di Roma, il Four Seasons di Firenze, oltre agli immobili di lusso della Costa Smeralda, rilevati in aprile per 600 milioni di euro.

Va ricordato come, oltre a ciò, sempre lo sceicco al-Thani abbia rilevato negli ultimi mesi Valentino e l’Ospedale di Olbia, mentre l’ong Qatar Charity Foundation abbia investito in Sicilia nel 2013 circa 6 milioni di euro a beneficio dei centri islamici operanti nell’isola. Non solo: tra un paio di settimane, dal 10 al 12 novembre, Doha ospiterà la grande esposizione di prodotti italiani, denominata Brand Italy.

Chi pensasse che tutto questo avvenga per caso, sarebbe un ingenuo: gli obiettivi sono fin troppo terreni, materiali, concreti. E seguono un copione già scritto: in Francia, seguendo la stessa, identica politica d’espansionismo finanziario, il Qatar è giunto ad influenzare significativamente la politica estera, nonché la vita economica e culturale d’Oltralpe. Ed ora si sta riproponendo la stessa cosa in Italia. Con in più un occhio di favore puntato sulla Sicilia, che per l’estremismo islamico è considerata importante quasi quanto l’Andalusia.

Ma ci sono anche altri fatti che dovrebbero far suonare più di un campanello d’allarme: silenziosamente ma inesorabilmente, si creano sempre più estese falle nel sistema giudiziario europeo, subito occupate da vere e proprie enclave islamiche, ove vige la sharia. Si è cominciato con l’Inghilterra. Ma ora si replica con la Grecia: ben presto le concessioni fatte dalla legge ellenica agli abitanti della Tracia occidentale, ove vivono circa 100 mila musulmani, hanno reso possibile che le beghe personali o familiari non venissero più risolte da un giudice, bensì da un mufti, chiudendo più di un occhio sulla poligamia e sulle nozze tra minorenni.

L’assenza dello Stato ha permesso che tali abusi giurisprudenziali, di per sé non ammessi in un Paese membro dell’Unione Europea come la Grecia, da territorialmente circoscritti siano stati ben presto estesi come competenza anche ai casi, in cui la controparte fosse costituita da cittadini né ellenici, né musulmani e nemmeno residenti nella Tracia occidentale, tanto entro i confini nazionali quanto fuori da essi.

Ancora: dovrebbe preoccupare il fatto che, dopo l’accordo firmato dall’Unione Europea col presidente Erdogan, i cittadini turchi possano circolare liberamente per il nostro Continente senza visto. Dovrebbe preoccupare, perché la metà dei miliziani islamici del Fronte al-Nosra in Siria sono turchi e turca è la maggior parte dei quadri degli altri gruppi armati jihadisti – dall’Isis al Fronte islamico –. Ma anche perché questo Paese è stato espressamente accusato di riciclare il petrolio prodotto e controllato dai miliziani islamici, proponendolo in Europa come proprio.

Le smentite del governo di Ankara non hanno convinto e non hanno smorzato voci e sospetti. Tutt’altro: tramite il grande polo petrolifero del porto di Ceyhan, l’oro nero arriverebbe in Europa, dove «vi sono senza dubbio Stati membri dell’Unione che lo acquistano dalla Turchia, senza porsi troppe domanda sulla sua esatta provenienza», secondo quanto dichiarato dall’ambasciatrice dell’Ue in Iraq, Jana Hybaskova, lo scorso settembre di fronte ai deputati della Commissione per gli Affari Esteri dell’Europarlamento.

Un affare calcolato ogni giorno in un range compreso tra 1,2 e 3 milioni di dollari. Ecco, è questo corollario, composito, complicato e silenzioso, che allora andrebbe tenuto d’occhio: poiché i fatti eclatanti certo colpiscono per la loro terrificante crudeltà. Ma rischiamo di non accorgerci che il nostro vicino potrebbe essere uno di loro… (Mauro Faverzani)

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