La sfida di Nigel Farage e dell’ UKIP, il partito per l’indipendenza dall’Europa

United Kingdom Independance Party(di Christophe Buffin de Chosal) In un elenco di movimenti populisti che sfidano l’Unione Europea, non può certo mancare l’United Kingdom Independance Party (UKIP) di Nigel Farage. Anche se, probabilmente, questi non sarebbe d’accordo con l’assimilazione al populismo europeo, o almeno per come si configura sul continente.

L’UKIP è, inevitabilmente, molto britannico e comporta quindi tutta una serie di paradossi. Il primo di essi, e non è il più piccolo, è che il partito deve il suo successo nazionale non ad una questione nazionale in particolare, ma all’aver denunciato l’appartenenza della Gran Bretagna all’Unione Europea. Il leader dell’UKIP, Nigel Farage, è un deputato europeo e non un membro del Parlamento Britannico. L’UKIP deve perciò il suo successo in gran parte all’Unione Europea, che gli ha fornito il tema e il cattedra… Nigel Farage, il quale ama dire che anche lui aveva un «lavoro vero» prima di diventare un parlamentare, è un grande oratore. I suoi interventi al Parlamento Europeo sono la gioia degli euroscettici. È brillante, convincente, ben informato e sempre impeccabile.

L’UKIP è stato fondato nel 1993 e conta attualmente 30.000 membri. Dispone di 9 seggi al Parlamento Europeo e 3 alla Camera dei Lord. Durante le elezioni 2013, ha avuto una rimonta importante a livello comunale, posizionandosi come il terzo in Gran Bretagna. L’UKIP è prima di tutto un partito liberale nel senso tradizionale. I suoi contenuti principali sono le questioni economiche, quelle fiscali e quelle finanziarie, tutti temi che rimangono i preferiti di Nigel Farage, nei quali è meglio documentato e più credibile. È anche vero che il partito si collega ad un autentico liberalismo anglosassone, che lo distingue dai movimenti più populisti dell’Europa continentale.

L’UKIP è anche un partito euroscettico che chiede il ritiro della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Farage è molto incisivo su questo argomento e offre di solito una critica decisamente pertinente dei principi dell’Unione Europea. Si è opposto brillantemente a qualsiasi allargamento dell’Unione; ha denunciato la deriva oligarchica e plutocratica; ha messo in luce i numerosi deficit democratici di cui l’Unione Europea è responsabile (soprattutto l’annullamento di referendum); ha messo a tacere Barroso, Van Rompuy, Ashtonet Schulz; ha criticato la moneta unica; ha rigettato sia nel principio sia nella forma una struttura sovranazionale che spoglia gli Stati sovrani della loro indipendenza e libertà.

Questa critica abbondantemente argomentata dell’UE tende, tuttavia, ad essere limitata alla sfera economica. Ma è una critica in linea con i principi fondamentali del partito, il quale tende a sua volta verso una “lettura unicaˮ dei problemi coinvolti. Questo spiega perché l’UKIP ha tardato a definire la propria posizione sull’immigrazione o sui matrimoni omosessuali. I partiti a tema unico o predominante hanno il vantaggio di esporre una soluzione semplice dei problemi sociali, o di poterli sviluppare e difendere in modo convincente.

Ma questo vantaggio è anche una debolezza. Per Nigel Farage, la maggior parte dei mali di cui soffre la Gran Bretagna sono dovuti alla sua adesione all’Unione Europea. Pensa che l’Unione non possa liberamente applicare le soluzioni necessarie perché intrappolata nella propria camicia di forza. Farage ritiene che una democrazia rappresentativa nazionale sia un sistema valido, mentre una democrazia sovranazionale non lo è. Quest’ultima è dunque incapace di risolvere i propri problemi interni così come quelli degli Stati-Nazione che la compongono. Questa visione è semplicistica e Farage dovrebbe sapere che le democrazie nazionali, quanto l’Unione europea, sono altrettanto malate e inadatte a servire il bene comune.

Gli eccessi oligarchici lavorano nello stesso modo in entrambi i contesti, anche se sono più visibili a livello europeo, perché in realtà l’Unione Europea è proprio questo. Questa lettura unica è una debolezza perché gli elettori britannici dell’UKIP possono vedere, come tutti gli altri elettori europei, in che modo vengono traditi dai loro politici nazionali. Non capiscono, dunque, come sbarazzarsi di una crescente eurocrazia possa risolvere tutti i problemi. Farage, del resto, non lo spiega. L’UKIP ha paura dell’eurocrazia? Senza dubbio. Nonostante il disprezzo di solito usato da Barroso e da Van Rompuy, che fingono di non ascoltarne i discorsi e non hanno mai risposto, un successo elettorale dell’UKIP avrebbe implicazioni immediate sul funzionamento politico dell’Unione Europea e sull’atteggiamento che la Gran Bretagna avrebbe verso il partito. (Christophe Buffin de Chosal)

Donazione Corrispondenza romana