La penosa storia di mons. Ghirelli e dei suoi ierotopi cristiani

IEROTOPI CRISTIANI(di Francesco Colafemmina su Fides et Forma del 15-01-2013) Dovrebbe costituire una interessante novità, in realtà si tratta di una storia penosa. Sto parlando del nuovo corposo volume di Mons. Tiziano Ghirelli, pubblicato dalla LEV a un prezzo economico e conveniente che ne garantirà l’estrema diffusione nelle curie diocesane d’Italia: 110 euro! Come tutti i volumi accessibili anche questo ha un titolo niente affatto enigmatico o elitario, no: “Ierotopi cristiani. Le chiese secondo il magistero”. Ma quale magistero? Facile: quello del Ghirelli, mica quello del Papa! 

Mons. Tiziano Ghirelli

Sfugge naturalmente ai cristiani infanti il concetto di “ierotopo”, ben noto invece a quelli adulti. Un termine mutuato forse dal cristianesimo orientale che anziché elevare le forme del sacro ad un livello ideale, le abbassa al locale, al topos inteso quale luogo terreno, e già questo dovrebbe bastare a squalificare questa “poderosa” opera.

Ma chi è Monsignor Tiziano Ghirelli? E’ il direttore dell’ufficio per i Beni Culturali della diocesi di Reggio Emilia – Guastalla, in altri termini è il fautore dell’obbrobrioso adeguamento liturgico della Cattedrale di Reggio di cui ci eravamo già occupati un anno fa. Ghirelli però fra un Vescovo e l’altro ha dovuto subire la rimozione dell’orrida sede episcopale di Yannis Kounellis voluta da Mons. Camisasca. Un duro colpo inferto al suo progetto di innovazione o meglio di giustapposizione fra “polarità” estetiche.

La famigerata cattedra di Kounellis, rimossa da Mons. Camisasca

Ghirelli tuttavia non si è lasciato spaventare da questa ferma volontà del nuovo Vescovo di Reggio, un retrogrado – ca va sans dire -, d’altro canto il suo progetto personale era programmato ormai da qualche anno. Infatti già nel bilancio 2011 della Fondazione Cassa di Risparmio di Reggio Emilia “Pietro Manodori” era presente questa voce:

20.000 euro – una cifra proletaria – per il volume di Ghirelli che sarebbe stato pubblicato però solo a Novembre 2012. Questo lavoro, poi, non è altro che la tesi di dottorato in Sacra Teologia dello stesso Ghirelli, tesi discussa il 2 dicembre 2012 presso la Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna, moderatore il professor Enrico Mazza (il solito prete accademico in giacca e cravatta).

Chiesa di San Floriano in Gavassa – Il locale bianco è una nuova chiesa apprezzata dal Ghirelli!
Questa chiesa sarebbe realizzata secondo il magistero? Il magistero di chi?
Tabernacolo dove sei?
Inginocchiatoi dove siete finiti?
Un prete circondato dal vuoto: metafora dell’architettura sacra contemporanea?

Ebbene, 2 considerazioni. Sorvolo sulle trame che hanno visto Ghirelli recarsi a Roma più volte per perorare la causa dell’abominio artistico di Reggio, scongiurando ogni possibile recensione critica da parte dell’Osservatore Romano, mi preme piuttosto identificare un vero e proprio dramma relativo all’arte e all’architettura sacra. Mi riferisco all’elitarismo che questa pubblicazione vuol rinfocolare in opposizione agli sforzi di tanti, anche del sottoscritto, per assicurare al tema una discussione orizzontale e aperta. Ghirelli pubblicando un volumaccio da 110 euro che già si autodefinisce un “imponente lavoro ricco di immagini a colori di alta qualità per gli studiosi del settore.” punta a solleticare tutti quei monsignorini delle curie diocesane italiane che ambiscono a cancellare ogni retaggio del passato, assieme ai loro architetti di fiducia, cooptati il più delle volte in virtù di non chiari legami di interesse e potere. A loro si rivolge questo volume, e nel prezzo è indicata una filosofia teorica e pratica: il magistero della Chiesa interpretato dal Ghirelli è quello autoreferenziale delle Conferenze Episcopali, è quello delle archistar o di meno noti progetti provinciali (come quello della chiesa di San Floriano in Gavassa esaltato oggi da Ghirelli su Avvenire), è insomma quel magistero elitario che coincide col mondo radical chic degli ideologi o dei manipolatori culturali. Non certo il magistero del Papa, evidentemente ignorato o quantomeno considerato di serie B. Quel magistero che invita a porre al centro di una chiesa il Tabernacolo, che invita a riconsiderare l’adorazione, che sollecita la riscoperta dell’orientamento, che intesse un rapporto fondamentale fra liturgia e architettura e che rinnova l’idea di “partecipazione attiva” con la pratica della preghiera.

La seconda considerazione concerne il senso di quest’opera che nasce già ricoperta da copiosi strati di muffa. Sprecare 800 pagine con immagini e ardite interpretazioni parateologiche delle noiose menate di questa o quella Conferenza Episcopale, prendendo peraltro ispirazione da un volume di don Virginio Sanson dedicato al medesimo argomento, non fa che confermare la decadenza, il vuoto di senso di una moda architettonica rivoluzionaria le cui istanze di sovvertimento della tradizione della Chiesa sono ormai decadute. Fin troppa comunità, fin troppa partecipazione attiva, fin troppa interscambiabilità fra sacerdote e fedeli, sacro e profano, piazza e chiesa, hanno ridotto l’architettura sacra all’ombra di se stessa. Perciò la storia di Monsignor Ghirelli e del suo volume a prezzo di costo non è nient’altro che la penosa parabola discendente di un mondo clericale incapace di comprendere che l’unica vera innovazione coincide con la tradizione. Sì, con quella vecchia stantia e retrograda tradizione che a partire dagli inizi del ‘900 è stata messa in discussione e integrata con stili, forme e istanze del tutto estranee al patrimonio millenario della Chiesa.

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