La “partita” si gioca sul gender. E sono tutti conniventi

palermo_pride_2013(di Danilo Quinto) Il Ministro delle Pari Opportunità, Josefa Idem e la Presidente della Camera, Laura Boldrini, non parteciperanno al Family Day convocato a Palermo il 22 giugno. Non è un problema legato allo sciopero degli aerei. Idem e Boldrini, quindi Governo e Parlamento, a Palermo ci saranno quel giorno, ma parteciperanno al Gay Pride nazionale, fortemente voluto dal Presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta e dal Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, un pò patetico mentre indossava, in conferenza stampa, il boa fuxia, simbolo della manifestazione, alla quale parteciperanno persone LGBT (l’acronimo che indica la comunità di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali).

Queste possono essere rispettate, ma nessun rispetto per coloro che fanno a pezzi i principi del diritto naturale e cavalcano in modo forsennato la loro distruzione. Nessun rispetto nemmeno per coloro che sul versante opposto tacciano, hanno paura, sono tiepidi. Si barcamenano avendo presenti i compromessi, il “male minore”, parlano di antropologie che si confrontano. La cultura del gender la vuole invece distruggere l’antropologia, quella che conosciamo da millenni a questa parte.

Quello in atto è un progetto culturale che vuole imporre un’egemonia. Chi non ci sta, viene tacciato di omofobia, di oscurantismo, di anti-modernismo. Tra un pò, incorrerà in sanzioni (amministrative e no) se dovesse, non diciamo protestare, ma argomentare un pensiero dissidente da quello dominante. Che sia un progetto culturale, non ci sono dubbi. Basta leggere il “lascito” del Ministro Elsa Fornero: il documento «Verso una Strategia nazionale per combattere le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere» a firma del Dipartimento delle pari opportunità e del suo ufficio UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), in linea con le “linee guida” che da lustri propina il Parlamento europeo in materia.

Un documento noioso, ma illuminante, frutto del lavoro minuzioso che negli ultimi anni è stato svolto nell’ombra grazie ad una struttura di cui si sa poco o nulla ‒ RE.A.DY, la Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere – tranne la sua adesione ideologica alla lobby omosessualista. Di questa ideologia, che costringerà dal prossimo anno anche i bambini delle scuole elementari all’indottrinamento, sono conniventi quasi tutti. Istituzioni e partiti, membri di Governo e parlamentari, di tutti gli schieramenti.

Perché quella cultura si è insinuata dappertutto. Fanno ridere coloro che sostengono che non si comprende perché Emma Bonino, rappresentante di un partito che raccoglie 61mila voti nel totale, pari allo 0.19%, sia Ministro degli Esteri e rappresenti quindi l’Italia nel mondo. Anche questo è il risultato dell’affermazione della cultura relativista, che pochi combattono sul serio. C’è persino chi ritiene – come i parlamentari del PDL, Eugenia Roccella e Maurizio Sacconi – che «solo aderendo a una moratoria sui temi etici si potranno evitare lacerazioni e conflitti nel paese e nella maggioranza che sostiene il governo». Sull’altare di questo Governo, che ha la stessa matrice culturale di quello precedente, si propone la «moratoria dei temi etici». Non hanno compreso, costoro, che lo scontro culturale e politico da fare in questo momento storico è proprio sui temi di carattere etico.

Non vogliamo credere che non abbiano letto la Caritas in Veritate di Benedetto XVI, dove si dice chiaramente che se quei temi non vengono affermati e difesi, non si possono “vedere” neanche i bisogni di carattere economico. Di che cosa volete occuparvi, parlamentari cattolici? Della salvezza di Berlusconi, dello spread o di come cresceranno i nostri figli? (Danilo Quinto)

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