La morte di Lucio Lami, autore di successo e cattolico tradizionale

Lucio Lami(di Gianandrea de Antonellis) È improvvisamente scomparso, domenica 31 marzo 2013, il giornalista e scrittore Lucio Lami. Aveva 76 anni (era nato a Varedo, in Brianza, il 15 dicembre 1936) quasi tutti dedicati al giornalismo di inchiesta e di ricerca. Tutto ciò che riguarda l’attività di Lami come giornalista e scrittore di successo, inviato speciale de “Il Giornale” e presidente del PEN Club Italia è noto al grande pubblico.

Meno conosciuto è il suo impegno in difesa dei valori tradizionali del cattolicesimo: tra gli altri meriti ricordiamo la battaglia che egli dovette sostenere perché il premio letterario legato al PEN Club (e definito “antipremio” perché lontano dalla logica spartitoria di “premiopoli”) nel 2011 vedesse entrare nella cinquina il saggio di Roberto de Mattei Il Concilio Vaticano II (Lindau, Torino 2011). Si trattava di un libro controcorrente e, per certi versi, “scandaloso”. Ecco perché l’inserimento tra i finalisti avvenne dopo una dura serie di discussioni e fu solo per l’irriducibile presa di posizione di Lami che il saggio fu accettato.

Potrà sembrare strano che un giornalista apparentemente “laico” si sia tanto battuto per una questione di carattere prevalentemente religioso. Apparirà meno strano se si dirà che quel fittizio Jacopo da Nonantola, autore del piacevole ed amaro romanzo Montefumo (Cantagalli, Siena 2012), in cui si guarda con obiettivo occhio da cronista una immaginaria – ma non troppo – comunità di sacerdoti dei nostri giorni, era proprio Lucio Lami, che aveva voluto utilizzare la penna e la sua capacità di scrittura per descrivere a cinquant’anni dal Concilio la vita quotidiana di una diocesi toscana (ma la si potrebbe ritrovare in quasi tutto il mondo). Insomma, un romanzo realistico che si pone quasi come appendice ad un rigoroso saggio storico: ecco perché, mentre lo scriveva, Lami volle difendere lo studio che ne era, in parte, l’ispirazione.

Adesso che l’autore è scomparso – in una domenica di Pasqua – il suo pseudonimo può essere rivelato senza che ne abbia alcun nocumento. (Gianandrea de Antonellis)

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