La miracolosa reliquia delle Sacre Spine di Cristo

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(di Cristina Siccardi) Nella Basilica di San Nicola, nel cuore della città antica di Bari, e nella Cattedrale di Andria, sempre in Puglia, sono conservate due Sacre Spine della Corona di Cristo ed entrambe sono legate ad un evento miracoloso, che anche quest’anno, il 25 marzo u.s. si è puntualmente verificato, ma con fenomeni singolari, rispetto alle volte precedenti, per entrambi i casi.

Si tratta di un prodigio divino straordinario: ogni volta che il 25 marzo, giorno in cui ricorre la memoria liturgica dell’Annunciazione, cade nel giorno del Venerdì Santo, le Spine rosseggiano nella tonalità del rubino. Ad Andria il miracolo fu osservato per la prima volta nel 1633: le macchie violacee, presenti nella Spina, si ravvivarono, fino a farsi «fresco sangue». La scorsa volta il fatto celeste era avvenuto il Venerdì Santo del 2005, mentre le due date coincideranno nuovamente nel 2157.

Nella Legenda aurea (raccolta medievale di biografie agiografiche) di Jacopo da Varagine, frate domenicano e Vescovo di Genova, si narra che la Croce sulla quale morì Gesù Cristo, come pure la Corona di spine e altri strumenti della Passione, furono raccolti e nascosti da alcuni discepoli. Intorno al 320 la madre dell’Imperatore Costantino, Elena, fece sgomberare, a Gerusalemme, le macerie che si erano accumulate intorno al Golgota e fu proprio allora che tornarono alla luce le reliquie della Passione di Nostro Signore.

Sempre secondo Jacopo da Varagine, Elena avrebbe portato a Roma una parte della Croce, un chiodo, una spina della Corona e un frammento dell’iscrizione che Pilato aveva fatto affiggere alla Croce. A Gerusalemme restarono altre reliquie, fra le quali l’intera Corona di spine. Intorno al 1063 essa fu portata a Costantinopoli, dove rimase fino al 1237, quando l’Imperatore latino Baldovino II la consegnò ad alcuni mercanti veneziani, ottenendo un considerevole prestito (13.134 monete d’oro). Alla scadenza del prestito, San Luigi IX, Re di Francia, sollecitato da Baldovino II, acquistò la Corona e la custodì a Parigi, ospitandola nel proprio Palazzo fino a quando fu terminata la Sainte-Chapelle, inaugurata nel 1248.

Il tesoro della Sainte-Chapelle fu in gran parte distrutto durante la Rivoluzione Francese e con esso anche la Corona, privata di quasi tutte le sue Spine. Tuttavia, durante il viaggio verso Parigi, ne erano state tolte molte per essere donate a chiese e santuari per ragioni meritorie particolari; altre spine furono donate dai successivi sovrani francesi a principi ed ecclesiastici come segno d’amicizia. Per tali ragioni, in Francia e soprattutto in Italia, si trovano sparse in diverse chiese.

Leggiamo, nel verbale redatto dal notaio Francesco Saverio Perchinunno che, insieme ad una Commissione scientifica ha osservato i fatti di Bari del 25 marzo: «Si è rilevata fra le ore venti e minuti quaranta (h 20,40) e le ore ventuno e minuti quaranta (h 21,40) una lieve modificazione cromatica tendente al rosso in corrispondenza della base della scheggiatura apicale della Spina. Tale cromatismo soggettivamente rilevato da ciascun membro della Commissione trova supporto in documentazione oggettiva fotografica digitale. Inoltre, rivisitando i fotogrammi a forte ingrandimento, si è rilevata nella porzione centrale del fusto della Spina la presenza di macchie cromatiche che complessivamente lasciano intravedere un’immagine assimilabile ad un volto umano maschile. In precedenza non si è rilevata alcuna significativa variazione cromatica. Il presente verbale viene chiuso essendo le ore ventitré e minuti trenta (h 23,30)».

Ad Andria, invece, il notaio Paolo Porziotta ha redatto un verbale nel quale si dichiara: «Verso le ore 16.10, si è rilevata la presenza di un lieve rigonfiamento di colore bianco a forma sferica, a mo’ di gemma, posto a 3mm. circa dall’apice, lato destro della Spina, più precisamente sul bordo della scheggiatura apicale. Successivamente, verso le ore 17.10, si sono rilevate a occhio nudo, una seconda gemma, posta all’apice della Spina, e una terza gemma, posta 4/5 mm. sotto la prima; ancora più verso la base della Spina, il residuo del precedente prodigio dell’anno 2005 è sembrato rifiorire. Tanto è stato constatato direttamente, oltre che dalla Speciale Commissione, anche da mons. Raffaele Calabro, il quale alle 17.40, durante l’omelia dell’azione liturgica del Venerdì Santo ha annunciato ai fedeli: In questa circostanza ho il piacere di annunciare a voi tutti in maniera solenne che il miracolo ha avuto inizio».

Il mondo soprannaturale comunica con il mondo naturale, spesso e volentieri, attraverso i segni, miliardi di segni, personali e pubblici. Un universo di tracce e indicazioni che raggiungono la collettività oppure le singole persone; alcune le accolgono come bene prezioso e le fanno proprie: questi “doni” celesti confortano, offrono sostegno, coraggio, fiducia e speranza nei combattimenti quotidiani; altri individui, che resistono ai cenni e ai segnali paterni di Dio, dimostrandosi indifferenti, scettici e a volte amaramente ostili, o non se ne avvedono o li disprezzano, e così facendo non solo non possono usufruire della consolazione celeste, ma rigettano anche il buon “seme” che può derivare da essi. Come raccontano le migliaia di pagine scritte nel corso dei secoli, ai Santi e, in particolare, ai mistici, è dato il privilegio di colloquiare direttamente, senza intercapedini, con Gesù, la Madonna, gli Angeli o altri Santi.

Gli esempi agiografici sono innumerevoli: sperimentano visioni, apparizioni, sogni, rivelazioni, voci esterne o interne a sé. I segni, invece, sono comunicazioni indirette: il Cielo si fa presente ai peccatori, più distanti da Dio rispetto ai Santi, con segnali più o meno palesi, più o meno velati. A Bari e Andria il Signore ha nuovamente comunicato, ha manifestato la sua presenza attraverso segni sensibili, che contengono più significati, ma la cui decodificazione resta arcana: nella Basilica di San Nicola le macchie cromatiche rossastre hanno creato addirittura un’immagine dal volto umano; mentre nella Cattedrale della seconda città la Sacra Spina ha gemmato di bianco… Che cosa vorrà dire tutto ciò? Autorità religiose, notai, illustri professori, medici, esperti, tecnici alla guida di una tecnologia d’ultima generazione sono convenuti per monitorare prodigi che restano misteriosi, ma che avvengono e che la scienza può soltanto diligentemente osservare.

IMG_0064-1A Bari, per esempio, il colore della Sacra Spina è stata documentata, minuto per minuto, mediante una telecamera iperspettrale colorimetrica, mentre l’illuminazione è stata fornita da una sorgente a led a luce fredda. Tutto è ora perfettamente registrato e per chi ha Fede, ancora una volta, viene confermata la presenza d’amore costante del Redentore in mezzo a noi, attraverso fatti eccezionali, e in noi, quando quotidianamente si fa Carne e Sangue. (Cristina Siccardi)

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