La méta di Emma Bonino è la Presidenza della Repubblica

La méta di Emma Bonino è la Presidenza della Repubblica(di Danilo Quinto) Tutto passa, anche Emma Bonino, si dirà. La più amata dagli italiani, il miglior Ministro del Governo Letta, viene rottamata da Renzi, per far posto ad una sconosciuta. Lei, prima s’indigna ‒ «Non mi ha chiamata nessuno, l’ho appreso dalla tv. Io non sapevo assolutamente nulla» – poi ci ripensa: «Sono rimasta molto sorpresa da articoli di stampa che mi hanno attribuito l’affermazione di aver saputo del mio avvicendamento dai media. In realtà sono stata informata personalmente dal presidente del Consiglio Renzi», soggiunge.

In un comizio, ricorda la madre ‒ «la buona educazione è rivoluzionaria, mi diceva» – mostra commozione, si rammarica di aver lavorato troppo, chiede di essere lasciata da sola e si lancia nel commiato: «le persone passano, le Istituzioni restano». Diciamo la verità: del suo incarico alla Farnesina, non rimarrà nessuna traccia per i posteri. Tranne una: il suo fallimento nella gestione della vicenda dei due soldati italiani da due anni nelle mani di uno Stato straniero.

Solo negli ultimi giorni, con tutta fretta – forse considerando la brutta piega che stava prendendo la vicenda ‒ dopo 26 rinvii del processo e in mancanza di un capo d’imputazione, aveva chiesto al nostro ambasciatore a New Delhi di rientrare in Italia. Mai che nei 10 mesi in cui è stata al Governo abbia convocato l’ambasciatore indiano a Roma per fargli capire che la sua presenza non era gradita o si sia presentata di persona alla farsa messa in piedi dalla giustizia indiana, per testimoniare direttamente la vicinanza del popolo italiano ai suoi soldati.

La ragazza che da 40 anni si è divisa tra Camera dei Deputati, Senato della Repubblica, Parlamento europeo, Commissaria dell’Unione europea, Ministro al Commercio Estero con Prodi e degli Esteri con Letta, è la stessa ragazza che per spiegare la pratica degli aborti clandestini, al settimanale “Oggi” raccontava, nel 1975: «Io uso un barattolo da un chilo che aveva contenuto della marmellata. È un buon motivo per farsi quattro risate» e che si schiera, dopo 40 anni, contro l’obiezione di coscienza prevista dalla 194 e perfino contro la degna sepoltura dei bambini non nati. Il suo partito raccoglie lo 0,19%, ma lei non ha bisogno di un consenso elettorale per affermarsi e veleggia nell’olimpo degli dei e del potere. Sospinta da un consenso molto più ampio, trasversale.

Tra i massimi esponenti di quella “cultura egemone”, rispetto alla quale la quasi totalità del cosiddetto mondo cattolico oppone il silenzio e, quindi, la complicità. Non una parola, quando fu nominata Ministro degli Esteri. Tante parole di comprensione e di stupore quando è stata defenestrata. Gli elementi di contesto di quanto accaduto, fanno riflettere. La nomina a Ministro degli Esteri fu in qualche modo la “ricompensa” della sua mancata elezione a Presidente della Repubblica al posto di Giorgio Napolitano.

L’attuale Presidente prima o poi si dovrà dimettere. Si apriranno di nuovo i “giochi”, per i quali, tra candidati “trombati” e “improponibili”, grandi chance può avere proprio la leader radicale. Questo spiega il suo aplomb nell’accogliere la notizia della sua mancata conferma agli Esteri e addirittura la sua disponibilità a collaborare con chi le è stata preferita. Né si può ritenere che il giovane Renzi abbia fatto uno “sgarbo” di tal fatta al Presidente della Repubblica, da sempre grande sponsor di Emma Bonino.

Può, invece, essere stato “consigliato” a riservarle un ruolo “super partes”, gradito a tutti, anche al centrodestra berlusconiano. Nel frattempo, Emma – siamo certi – studierà una nuova lingua straniera o affinerà il suo arabo e raccoglierà in giro per il mondo, aiutata dal suo amico George Soros, gli sponsor necessari per questo traguardo. Il “mondo cattolico” può dormire sonni tranquilli: le speranze del “trionfo” non sono perse. (Danilo Quinto)

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