La Francia cattolica di san Luigi IX

san-Luigi-IX(di Cristina Siccardi) Nel novembre 2014 al-Baghdadi chiese ai jihadisti di «far esplodere i vulcani sotto i regimi apostati e corrotti» chiedendo di far nascere cellule autonome in più Stati, come è avvenuto; ora parla di «tempesta» perché l’ultimo attacco di Parigi è una svolta delle operazioni militari.

Il primo obiettivo è proprio la Francia perché essa ha dato allo Jihad minore almeno mille Foreign Fighters e perché Parigi è considerata dai jihadisti «la capitale della prostituzione e del vizio», simbolo di degrado morale e quindi di debolezza.

Scriveva san Giovanni Bosco nel 1870: «Le leggi di Francia non riconoscono più il Creatore (…) Parigi… Parigi!! … invece di armarti del nome del Signore, ti circondi di case d’immoralità. Esse saranno da te stessa distrutte (…) Ma guai a te se non riconoscerai la mano che ti percuote! Voglio punire l’immoralità, l’abbandono, il disprezzo della mia legge, dice il Signore» (Profezia in G.B. Lemoyne, Memorie biografiche di Don Giovanni Bosco, vol. IX, Ed. 1917, Capo LXI, ¶ 779-783).

Registra ancora san Giovanni Bosco: «si potrebbe dire che prima delle crociate l’Europa non esisteva. Esse sono il primo atto della sua esistenza, da esse commossa intieramente l’Europa si rialzò tutto in un momento cristiana. I popoli cristiani non avevano visto mai uno spettacolo così animato e così glorioso. Ma non basta ancora: mentre le crociate divenivano così un avvenimento europeo, esse erano eziandio, per ciascuna nazione, un avvenimento veramente nazionale» (I Papi da San Pietro a Pio IX. Fatti storici, Tip. dell’Oratorio di San Francesco di Sales, Torino 1868).

Alla Bibliothèque nationale di Parigi è conservato le Livre des faiz de monseigneur Saint Loys del XV secolo, composto su richiesta del Cardinale Bourbon. Al suo interno è presente un dipinto nel quale (Ms. fr. 2829, fol. 39 v.), in primo piano, si vede sbarcare san Luigi IX (1214-1270) a Damietta.

Sulla nave sventolano gli stendardi con i gigli di Francia e, ben visibile, anche la presenza della Crocifissione. L’iconografia moderna, oltre al suo essere crociato e uomo di grande carità, ha poi esaltato anche il suo esercizio nella giustizia. Infatti la preoccupazione della giustizia (rendere a ciascuno il suo) ritorna costantemente nelle parole di san Luigi IX. In lui la giustizia cristiana si esplica sia attraverso uno sforzo di moralizzazione della società, sia con una resistenza nei confronti dei certi abusi del potere temporale della Chiesa.

Luigi IX appare sicuramente come un Re giusto quando permette a qualunque persona di sporgere querela contro l’amministrazione reale, quando conforma le procedure d’appello alla giustizia reale, quando allenta la morsa feudale a duplice vantaggio dell’individuo e dello Stato. È così che questo sovrano concretizza l’affermazione dello Stato attraverso il suo desiderio di giustizia cristiana. Le due crociate (VII e VIII) del Re di Francia hanno giocato un ruolo capitale nella formazione della sua personalità e nella gestione del regno.

La durata dell’assenza del Re – sei anni – in occasione della settima crociata contribuì alla sua santificazione. Attraverso san Luigi IX è possibile risalire all’importanza dello spirito di crociata nel Medioevo: si tratta contemporaneamente di un servizio dovuto a Dio e di un’opera di penitenza e di riscatto. Dalla predicazione di Urbano II nel 1095, i Pontefici non hanno cessato di promuovere e di istituzionalizzare la volontà cristiana di liberare la Terra Santa dalle mani degli islamici.

San Luigi non fu il primo Re francese a farsi crociato; infatti Luigi VII partecipò alla seconda crociata (1147-1149); Filippo Augusto alla terza (1189-1192); ma soltanto Luigi IX prese l’iniziativa e la responsabilità esclusiva di nuove spedizioni, senza rispondere ad un appello del Papa e senza partecipare a gare di emulazione fra sovrani. Le prime tre crociate avevano creato una rete territoriale cristiana in Oriente (regno di Gerusalemme, principato di Antiochia, contea di Tripoli e di Edessa), continuamente minacciate e riconquistate dai Turchi e dagli Arabi. In seguito alla conquista di Gerusalemme, da parte del Saladino (1187), e alla deviazione della quarta crociata (1202-1204), che portò alla creazione dell’Impero latino di Costantinopoli, gli attacchi cristiani tesero a svilupparsi ai margini della Terra Santa.

Nel corso della quinta crociata l’azione di Giovanni di Brienne a Damietta (1219-1221) prefigura quella di san Luigi. Anche la situazione in Oriente verso il 1245 induce ad allargare il campo di battaglia: nel 1241 i Mongoli, che si spingono fino alle porte dell’Europa, minacciano la Terra Santa. Dopo l’incerta crociata nel 1239-1241, Gerusalemme cade nelle mani del Sultano d’Egitto.

Le scelte di san Luigi, nel 1248 come nel 1270, derivano da una strategia più missionaria che politica: convertire i grandi principi islamici o pagani piuttosto che conquistare i territori, e la sua preoccupazione di conversione statale spiega le scelte non opportune. Il Re interpretò la sconfitta in Egitto come una punizione divina che sanzionava i suoi peccati e quelli dei crociati. In quell’occasione san Luigi ha vissuto fra cavalieri avventati e indisciplinati. Violenta fu la sua indignazione per la presenza di prostitute vicino agli accampamenti dell’esercito; per la pratica del gioco e della blasfemia.

Di quell’esperienza il Re fece tesoro, infatti da qui derivò l’iniziativa di moralizzazione del Regno dopo il 1254. Egli osservò anche come la casta dei baroni e dei cavalieri si lasciasse facilmente irretire dalla vanagloria e dagli interessi personali, perciò la sua volontà di privare i signori dell’esercizio della giustizia e dell’amministrazione ne fu rafforzata. Così, per proteggere i fittavoli di terreni minacciati dalle fluttuazioni delle monete locali, interruppe il monopolio dei signori che battevano moneta ed estese l’autorità statale.

Il suo amore per la pace ne ha fatto l’arbitro d’Europa; i numerosi trattati che ha elaborato, spesso in nome di preoccupazioni di bonifica morale della sua gente, si sono dimostrati diplomaticamente vantaggiosi.

Fino alla settima crociata la pratica devozionale di Luigi IX non si differenzia molto da quella dei sovrani del XIII secolo: generose elemosine, fondazioni religiose, acquisizione di reliquie, lotta all’eresia. Con l’ottava crociata il Re si eleva spiritualmente. I francescani Salimbene di Parma e Guglielmo di Saint-Pathus (confessore della moglie del Re di Francia, Regina Margherita di Provenza, 1221-1295) hanno lasciato testimonianza della scrupolosa pratica del Re nel seguire gli uffici liturgici: recitava tutte le ore canoniche con il suo cappellano (anche a cavallo); la notte recitava i mattutini del giorno e della Vergine.

All’alba partecipava ad una Messa per i defunti senza canto, poi ad una seconda, cantata. In periodo di Quaresima assisteva a tre Messe al giorno. Ogni sera recitava 50 Ave Maria. Sacramenti, orazione e penitenza (portava sulla pelle una cintura di crine come cilicio e dormiva su un letto di legno). Secondo il suo confessore domenicano, Padre Goffredo di Beaulieu, ogni sabato Luigi lavava i piedi a tre poveri e serviva loro un pasto, nutrendosi poi dei loro avanzi. A Royaumont, abbazia cistercense di sua fondazione, si comportava come un monaco, assumendosi anche il compito di dare da magiare ad un frate lebbroso.

La tentazione dell’abdicazione è certamente esistita (in particolare in Terra Santa, fra il 1252 e il 1254), ma si è risolta con un’affermazione della responsabilizzazione e della sovrapposizione fra pubblico e privato, la cui migliore immagine è data dal suo paio di calzature normali, ma senza suola; uso che gli permetteva di praticare, segretamente, la mortificazione. Egli è nel cuore monaco, ma ricopre il mantello laico e politico della sua funzione, dalla quale non fugge. Le sue parole pie non oltrepassano la cerchia familiare.

L’atteggiamento di San Luigi è emblematico: rispetta oltremodo la madre, è fedelissimo alla moglie, usa estrema attenzione nei confronti dei figli e dei fratelli. Proprio in lui si ritrova una delle prime eccelse figure di autentico padre di famiglia cattolico, premuroso e severo. Questo eccelso modello di pater familias giungerà fino agli inizi del XX secolo. Ecco che san Luigi IX non è soltanto esempio di affermazione cristiana dello Stato, ma pure emblema di sposo e di padre cattolico.

Luigi IX spirò il 25 agosto 1270, durante il tragico epilogo dell’Ottava crociata, condotta contro l’emirato di Tunisi. Margherita, rimasta vedova, secondo il Chronicon Guillelmi de Nangiaco, si ritirò in un monastero vicino a Parigi. Morirà venticinque anni dopo il marito e sarà sepolta nella Basilica di Saint-Denis. Il suo sepolcro, sotto l’altare, non venne mai contrassegnato esplicitamente, ecco perché fu l’unica tomba reale a non essere violata durante la Rivoluzione francese. La salma di Luigi IX venne divisa: le viscere riposano nella Sicilia di Carlo d’Angiò, nel Duomo di Monreale, mentre le sue ossa, che compirono miracoli al loro passaggio fino all’arrivo a Parigi, trovarono dimora nella tomba di Saint-Denis (1271). Tuttavia la chiesa che meglio ricorda questo santo sovrano e padre è la Sainte-Chapelle che egli – canonizzato da Bonifacio VIII nel 1297 – fece erigere al fine di custodire la Corona di Spine di Cristo Re, un frammento della vera Croce e diverse altre reliquie della Passione, che aveva acquisito a partire dal 1239.

Spogliata delle sue eccezionali Sante Reliquie durante la Rivoluzione francese, la Sainte-Chapelle, concepita come un vasto reliquiario, elegante e ardito quasi interamente vetrato, rappresenta, in maniera mirabile, la fede e la carità di San Luigi IX, che contribuì in modo determinante ad unire lo spirito europeo sotto la Corona di Spine, quella Corona che sarà profanata e distrutta da una Repubblica fondata su criteri luciferini (come dimostra il motto ipocrita liberté, égalité, fraternité) e, proprio perché tali, ferocemente anticristiani.
(Cristina Siccardi)

 

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