L’ accordo Berlusconi-Renzi è intollerabile

berlusconi-renzi(di Danilo Quinto) I sondaggi spesso diventano il motivo principale delle strategie politiche. Quelli più attendibili – come L’Atlante Politico, realizzato da Demos & Pi di Ilvo Diamanti per “La Repubblica”, di questa settimana – danno questa situazione: da una parte, il Partito Democratico, stimato al 34,2%; dall’altra, Forza Italia, al 21,9%. Nessuno dei due partiti raggiungerebbe la percentuale del 35%, quella che consentirebbe – in base all’accordo siglato tra Renzi e Berlusconi – di ricevere il “premio” del 15% e di vincere le elezioni. 

Né si può pensare che le percentuali di cui sono stimati gli altri – da una parte Sel, quotata al 3,5%, dall’altra il Nuovo Centro Destra (6,2%), Lega Nord (3,2%) e Fratelli d’Italia (2%) – possano giovare al raggiungimento dell’obiettivo, perché per i piccoli partiti è prevista una soglia di sbarramento al 5%, se fanno parte della coalizione (diventa l’8%, se concorrono da soli). Da questo scenario, rimarrebbero fuori il Movimento 5 Stelle (stimato al 21,2%), oltre a Scelta Civica (2,3%) e Udc (2%), sempre che ultime due formazioni – per sopravvivere – non si alleino.

Al di là della giustificazione che è stata data – impedire le “larghe intese” – è solo una ragione di “bottega” quella che ha indotto Renzi a proporre il doppio turno (un secondo voto, dopo due settimane), che scatterebbe nel caso in cui nessuna delle due coalizioni raggiungesse il 35% e consentirebbe l’attribuzione del premio alla Camera per la coalizione vittoriosa. Renzi ha due necessità: rappresentare la parte dell’uomo che vuole le riforme – non importa se siano delle “bufale”, come quella del finanziamento pubblico o delle province o quelle che ha preannunciato sul Senato o sul Titolo V della Costituzione – e, dall’altra, tenere unito un partito che ha un Presidente del Consiglio e, insieme, un segretario che gli vuole “fare le scarpe”.

Se queste sono le ragioni di Renzi, non si comprendono quelle di Berlusconi. Primo, perché da sempre il doppio turno è il sistema privilegiato dalla nomenclatura comunista, che sa di avere un elettorato altamente politicizzato e disciplinato, a differenza dell’elettorato di centrodestra, molto meno politicizzato e poco propenso alla “disciplina” di partito. Secondo, perché neanche nella parte finale – per ragioni anagrafiche – della sua parabola pubblica, Berlusconi riesce a comprendere che la politica può avere una sua “visione” alta e nobile.

Il primo “terreno” su cui questa “visione” potrebbe essere giocata, è proprio quello della legge elettorale. Non per andare a cercare accordi che consentano la sopravvivenza o la governabilità, ma per realizzare una riforma che questo paese attende da quando è stato costituito: la creazione di due partiti – destra e sinistra – che si contendano la vittoria alle elezioni. È il sistema corrotto attuale – che sarebbe perpetuato dal doppio turno ‒ che ha consentito a parlamentari eletti in una coalizione di fondare un nuovo partito e di “consegnarsi” a Enrico Letta.

Non si capisce altrimenti come mai il leader del Nuovo Centro Destra Angiolino Alfano plauda felice all’attuale intesa Renzi-Berlusconi e dichiara che si batterà sempre contro i “nominati”. Lui, che insieme a tutti i suoi colleghi del NCD, è stato nominato a tutto proprio da Berlusconi. Con un sistema elettorale maggioritario uninominale, si respirerebbe “aria nuova”, quella che la democrazia bloccata italiana attende da sessant’anni. Dispiace prendere atto che Silvio Berlusconi – che troppo spesso si fa condizionare dai suoi “consiglieri” – non riesca a comprendere che sta perdendo un’occasione. Forse storica. Sicuramente irripetibile. (Danilo Quinto)

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